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Alla fine degli anni 70 Iggy Pop trascorse un intenso periodo creativo ed esistenziale in Europa, a Berlino. Quegli anni furono vissuti dall’”iguana” assieme a David Bowie. Anzi, per meglio dire, qualcuno dice al traino, qualcun altro sostiene assieme, cioè alla pari. Poco importa oggi fare delle distinzioni. Tra le mani abbiamo difatti un gigantesco box in sette cd chiamato appunto The Bowie Years. Dentro c’è tutto lo scibile del lavoro di Iggy Pop in quegli anni, anni che furono di ripartenza, per non dire un secondo inizio per l’ex voce degli Stooges. Per celebrare questa uscita e questo sodalizio – artisticamente fra i più rilevanti di tutta la storia del rock, o quanto meno di tutta la storia della musica che più amiamo – abbiamo deciso di affidare a Luca Frazzi una missione impossibile. Il quale, Luca, di fronte alle difficoltà aguzza l’ingegno. Entrato in contatto prima con il biografo ufficiale di Iggy Pop (Paul Trynka, ex direttore del mensile inglese “Mojo” e autore di un libro fondamentale sull’eterno ragazzo del Michigan) e poi con Esther Friedman (fotografa degli anni berlinesi, nonché ex compagna proprio di Iggy), Frazzi ha allestito uno speciale “monstre” sull’uomo dai pettorali scolpiti. Andando da una parte a raccontarci del luogo magico dove tutto è nato (gli Hansa Studios: questo mese ridisegnati appositamente per noi da Alessandro Baronciani), dall’altra ad analizzare la ristampa (l’ennesima, ok, ma stavolta ha davvero un senso) del debutto degli Stooges: quel disco omonimo che oggi riappare nella produzione originale effettuata da John Cale, niente meno. Insomma, tra ex Velvet Undergound, la guida spirituale e artistica di David Bowie che trasformò radicalmente Iggy Pop e il racconto di album leggendari come Lust For Life e The Idiot, possiamo ben dire che di qua passano se non le fondamenta, almeno un paio di architravi di storiografia rock. Da qui parte lo scheletro e tutto il numero di giugno 2020 di Rumore

Dalla musica “totale” pensata da Iggy Pop & David Bowie a quella contemporanea, figlia della new wave (e anche di tanto Bowie, immancabile) di Jehnny Beth. La ragazza che all’anagrafe è registrata come Camille Berthomier è nota ai più come faccia e voce della Savages. La fine della corsa (mai apettamente dichiarata) della band in questione sfocia nel debutto solista di Jehnny, ormai trasferitasi a Parigi. Un disco importante per una voce che mancava a noi e al panorama musicale da troppo: qui si racconta al nostro Francesco Vignani.

Di tutt’altro genere lo speciale “digitale” elaborato da Francesco Farabegoli e Paolo Ferrari. Dentro ci stanno i beats di due maestri nazionali. Il movente di partenza è il ritorno di Lorenzo Senni: produttore elettronico italiano ormai fra i big del genere a livello mondiale. Lo certifica il fatto che è ancora la Warp (l’etichetta discografica di Aphex Twin, per dire) a battezzarne il rientro. L’album, mixato da Max Casacci (Subsonica) ci offre lo spunto proprio per parlare anche con quest’ultimo: del suo lavoro, della sua carriera solista e del recente album strumentale della band torinese.

Da una coppia “separata” di produttori” a una coppia di fatto: gli Sleaford Mods. Gli sboccati britannici che con la loro elettronica economica dal taglio brutalmente punk e quotidiano hanno conquistato più di un ascoltatore. E parecchi lettori: siccome nel loro caso chi tocca si brucia, abbiamo deciso di affidare il compito a una firma di punta. L’incontro di Maurizio Blatto con i due “mods” regala molte soddisfazioni, visto che si parla di tutto, dalla politica agli Smiths!?

A proposito di interviste di rilievo. Ne avevamo in ballo una da mesi, per non dire anni. Con Marco Giallini, musicista, “rumorista”, fanatico di rock e attore talmente famoso da non aver bisogno di presentazioni. Dopo un lungo giro di contatti e verifiche (sulla preparazione in materia del nostro Andrea Valentini: una roccia, per fortuna), Marco ha svelato il suo lato musicofilo in una lunga chiacchierata. E non mancano le sorprese: tipo scoprire che una star del cinema e della tv nazionale rimane sostanzialmente un outsider, per gusti e vocazione.  

Fra i cosiddetti emergenti ci occupiamo del pop sofisticato di Westerman, degli olandesi Supersonic Blues, della band newyorkese Public Practice. E ancora: le napoletane Coma Berenices, la band londinese The Cool Greenhouse, la lionese Flore e i Do Nothing da Nottingham.  

Tra i libri che questo mese ci sono piaciuti di più segnaliamo quello già al centro di molte polemiche di Mark Lanegan. Oltre al debutto letterario di Motta. Recensiamo il film documentario sulla carriera dei Beastie Boys, realizzato assieme al regista Spike Jonze.

Senza scordare la ricchissima sezione recensioni; il disco del mese è il quarto della serie, attesissimo, dei Run The Jewels. La scelta italiana del mese è invece caduta sulla coppia composta da Edda e Gianni “Marok” Maroccolo. Analizziamo inoltre le nuove uscite di Norah Jones, Steve Von Till, ColapesceDimartino, Cristina Donà con Ginevra Di Marco, Sonic Boom, Kadavar, Phoebe Bridgers, Sohn, Liberato, X, Trivium, Bo Ningen, Hayley Williams, Clap! Clap!, Paul Weller, Shandon, Hank Von Hell, Flying Lotus, Wino, En Roco, Other Lives, D.O.A., Rolling Blackouts Coastal Fever, Orlando Weeks, Populous, Drake e tantissimi altri. Tra le ristampe si segnalano quelle di Rory Gallagher, Casino Royale, Nightmares On Wax e Mobb Deep.

“Rumore” 341, giugno 2020, è in edicola di 6 euro. Disponibile anche la versione app da scaricare. Buona lettura!

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SOMMARIO 
L’EDITORIALE
NEWS
PUNTI DI VISTA
MY TUNES
FUTURA

DISCO DEL MESE
RECENSIONI
TREECOLORE
IN ITALIA
RADICI
IN BREVE
SINGOLARE
FLASHBACK
RETROPOLIS

CHE FINE HAI FATTO?
GENTE SOLA
VISIONI
LETTURE
FUMETTI
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BANDA LARGA


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