
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 4 al 10 maggio
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

The Lemon Twigs – Look For Your Mind! (Captured Tracks)
A due anni di distanza dal precedente A Dream Is All We Know i fratelli D’Addario tornano con il loro sesto album in studio, in cui per la prima volta aprono le porte a nuovi musicisti. Infatti, se le produzioni sono ancora una volta quasi del tutto curate da loro stessi, alcuni brani sono arricchiti dalla presenza di Eva Chambers dei Tchochke (che ha anche realizzato la copertina del disco) e Danny Ayala al basso e ai cori e di Reza Martin alla batteria e ai cori. L’Irish Time l’ha definito come: “Una raccolta di attraenti perle power-pop piene di melodie luminose e testi oscuri che toccano tematiche diverse come il dolore straziante e l’ascesa dello stato di sorveglianza.”

Dimartino – L’Improbabile Piena Dell’Oreto (Numero Uno/Sony)
Conclusa la proficua collaborazione con Colapesce nel 2024, il cantautore siciliano è tornato a dedicarsi alla sua carriera solista con il suo sesto album in studio, che segue Afrodite del 2019. Il vero protagonista del disco è il fiume Oreto, corso d’acqua che corre tra l’entroterra palermitano e il Mar Tirreno: per secoli fondamentale nell’ecosistema locale, è diventato poi vittima della cementificazione della seconda metà del Novecento, configurandosi comunque come simbolo di speranza e di chi resiste. Un ritorno alle origini e a una dimensione musicale antecedente al pop e al successo nel mainstream.

LIBERATO – RADIO LIBERATO (auto prodotto)
Come di consueto torna il 9 maggio e lui torna a farsi sentire. Dopo aver pubblicato il singolo VIENNARÌ l’anno scorso, questa volta tocca a un mixtape. Strutturato come un programma radiofonico, con tanto di interventi parlati di personaggi come Valerio Landini, Serena Rossi, Stash dei The Kolors, Stefano De Martino e persino Alberto Angela, al suo interno le chicche sono molteplici e vanno da featuring con Mahmood e Iosonouncane in brani inediti al remix di ME STAJE APPENNENN’ AMÒ realizzato insieme a Calcutta.

Basement – WIRED (Run For Cover)
Dopo anni di scioglimenti, reunion e tour a supporto di altre band i fratelli Fisher e i loro soci sono tornati anche a realizzare nuova musica in studio con il loro quinto album, che arriva a ben otto anni di distanza dal precedente Beside Myself. Questa prolungata pausa dallo studio di registrazione è stata necessaria affinché il gruppo recuperasse l’entusiasmo e la determinazione che li contraddistinguono fin dalla fondazione nel 2009. Da allora la formazione non è mai cambiata e oggi è pronta per tornare con nuovi brani dirompenti, energici ed emotivi.

Social Distortion – Born To Kill (Crime Don’t Pay/Epitaph)
Fa strano pensare che una band in attività da quasi cinquant’anni sia solo all’ottavo album in studio, ma i Social Distortion sono così e amano fare le cose con calma. Questa volta, tuttavia, oltre all’estremo perfezionismo del leader Mike Ness (per cui l’album è in lavorazione sin dai primi anni 10) ci si è messo anche un cancro alle tonsille che ha colpito proprio quest’ultimo. Per fortuna il brutto male è stato sconfitto e il gruppo, forte della presenza per la prima volta in studio del batterista David Hidalgo Jr. è pronta per tornare con nuova musica a quindici anni di distanza da Hard Times And Nursery Rhymes.

Aldous Harding – Train On The Island (4AD)
A quattro anni di distanza dal precedente Warm Chris la cantautrice neozelandese torna con il suo quinto album in studio. Co-prodotto ancora una volta insieme al fido John Parish (PJ Harvey, Dry Cleaning), giunto alla quarta collaborazione con lei, il disco vanta al suo interno la presenza di una serie di musicisti d’eccezione: il chitarrista Joe Harvey-Whyte alla pedal steel, l’arpista Mali Llywelyn, il tastierista Thomas Poli ai sintetizzatori e il batterista dei Polar Bear Sebastian Rochford.

Broken Social Scene – Remember The Humans (Arts & Crafts/City Slang)
Il collettivo musicale canadese guidato da Brendan Canning e Kevin Drew torna a farsi sentire dopo quasi un decennio, dal momento che l’ultimo Hug Of Thunder risale al 2017, con il suo sesto album in studio. Prodotto da David Newfield, il disco vede i due leader confrontarsi su tematiche quali la perdita delle rispettive madri ed è segnato dalle collaborazioni con Hannah Georgas, Lisa Lobsinger e Feist. In realtà, è difficile identificare un autentico capo della formazione, sono i brani composti che di volta in volta scelgono chi far primeggiare.

Shye Ben Tzur, Jonny Greenwood & The Rajasthan Express – Ranjha (Junun/World Circuit/BMG)
A ben undici anni di distanza da Junun il compositore israeliano torna a collaborare con il chitarrista dei Radiohead e l’ensemble indiana. Tzur l’ha definito come: “Musica che ti entra dentro. Ci sono melodie che ti cambiano l’umore. Poi arrivano le parole e i testi. Chi ha voglia di approfondire, troverà un mondo musicale ricco. Quest’album è una finestra su una tradizione fenomenale.” Mentre Greenwood ha aggiunto: “«C’è la sensazione di snaturare le canzoni di Shye mettendoci accordi occidentali, come se si cercasse di inserire un quadrato in un cerchio, ma allo stesso tempo, molte pezzi sembrano prendere vita non appena si aggiunge qualcosa del genere.”

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