
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 1 al 7 giugno
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

of Montreal – aethermead (Polyvinyl)
A due anni dal precedente Lady On The Cusp Kevin Barnes torna con il ventesimo album in studio del suo progetto. Sulla genesi del disco si è espresso così: “Volevo catturare un momento fugace insieme e prendere decisioni creative spontanee e al volo. (…) È stato molto liberatorio ed esaltante dover iniziare e finire un album nel giro di un mese. (…) Ho iniziato a praticare la meditazione poco dopo il trasferimento per aiutarmi ad autoregolarmi. (…) Ho cominciato a immaginare di inviare tutti i miei pensieri ed energie distruttivi e inutili nell’etere.“

Vince Staples – Cry Baby (Section Eight Arthouse/Loma Vista/Concord)
Dopo la sua rottura con la Def Jam, che fin qui aveva pubblicato tutti i suoi dischi, il rapper di Compton ha deciso di pubblicare il suo settimo album in studio come artista indipendente. Un lavoro fortemente attraversato da tematiche politiche, che fa della critica alla società americana il suo perno, tra razzismo e abuso di potere della polizia. A livello musicale, il disco abbraccia influenze a cavallo tra il rock e il punk, aprendosi a nuove forme di sperimentazione, e mostra come Staples abbia ormai consolidato il suo timbro di voce, oltre che nel rappare anche nel cantare.

Lizzo – BITCH (Nice Life/Atlantic)
Inizialmente il disco doveva chiamarsi Love In Real Life ed essere connotato da una narrazione più introspettiva, frutto delle recenti e tormentate vicende giudiziarie che l’hanno coinvolta, che rispecchiasse il “sentirsi come se il mondo ti avesse girato le spalle e poi l’aver ritrovato la via per tornare nel mondo”. Poi, la cantante americana ha deciso di cambiare tutto per sovvertire le aspettative su sé stessa e fare in modo che le persone riscoprissero chi lei fosse davvero e tornassero ad innamorarsi di lei. Per cui, a quattro anni di distanza da Special ecco il suo quinto album in studio.

Converge – Hum Of Hurt (Epitaph)
Ad appena quattro mesi da Love Is Not Enough la band americana è già pronta per tornare con il suo dodicesimo album in studio. Due dischi nati insieme ma pubblicati separatamente per ragioni in parte oscure, molto diversi tra di loro ma mossi da una stessa urgenza espressiva. Il leader Jacob Bannon ha affermato: “L’idea musicale di fondo era di fare un album noise rock, ma non l’abbiamo mai fatto davvero.” La verità è che ciò che hanno fatto risponde esattamente a ciò che era nelle loro intenzioni.

Death Cab For Cutie – I Built You A Tower (DCFC/Anti)
Sono trascorsi quattro anni dal precedente Asphalt Meadows e, al termine di un periodo difficile segnato soprattutto dal suo divorzio, Ben Gibbard è ora pronto per tornare insieme ai suoi fidi compagni di gruppo per il loro undicesimo album in studio. Sul significato del titolo dell’opera, metafora delle emozioni negative che si possono provare nella vita, il leader si è espresso così: “Vedo la torre che si erge sul tuo orizzonte emotivo. Non devi sempre guardare cosa c’è dentro, ma è un promemoria del fatto che è successo. Sai che è lì. Devi affrontarla.”

Modest Mouse – An Eraser And A Maze (Glacial Pace)
Inizialmente doveva trattarsi di un EP che Isaac Brock avrebbe dovuto pubblicare sotto il suo pseudonimo di Ugly Casanova, ma alla fine il desiderio di tornare a comporre nuova musica con il suo gruppo ha prevalso. Dall’ultimo The Golden Casket tante cose sono cambiate, ma una ha segnato la band più delle altre: la scomparsa del batterista originale Jeremiah Green. Superare ciò non è stato semplice e a livello artistico ha portato a un cambio di formazione che ha visto l’ingresso di Simon O’Connor alla chitarra, Damon Cox alla batteria e Keith Karman alle tastiere.

Widowspeak – Roses (Captured Tracks)
A quattro anni di distanza dal precedente The Journey il duo, ormai una coppia a tutti gli effetti sancita dal recente matrimonio, composto da Molly Hamilton e Robert Earl Thomas torna con il suo settimo album in studio. Registrato nell’ambiente bucolico dell’isola di Hydra in Grecia, il disco si muove a cavallo tra dream pop, power pop e atmosfere eteree e sognanti alla David Lynch, il disco abbraccia una serie di delicate immagini che abbracciano temi quali quotidianità, reminiscenze di vecchi amori e inquietudini generate dalla vita contemporanea

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