
L’anteprima del documentario Going Underground sui Gaznevada verrà proiettata alla 65esima edizione del Festival dei Popoli di Firenze. In anteprima la locandina e un estratto
I Gaznevada sono un qualcosa di unico nel panorama italiano, basta ripercorrere la loro carriera attraverso al discografia con suoni e deviazioni tutt’altro che banali. Il nostro Luca Frazzi ne ha riscritto in modo molto approfondito della band in occasione di Rumore 100 dedicato al post punk e alla new wave italiana (trovate qui il numero da acquistare nello shop). La band appare in questa speciale classifica con due dischi: alla posizione nr. 41 c’è Dressed To Kill (1981) ma alla posizione nr.1 c’è l’indimenticabile Sick Soundtrack (1980).
Ora è in arrivo il documentario Going Underground diretto da Lisa Bosi (già al lavoro per Disco Ruin, 40 anni di club culture italiana, 2020), il film propone una storia universale, un racconto senza filtri di una vita di ventenni che, tra gli anni ‘70 e ‘80 inseguono il loro sogno di vivere con la musica.

Nel progettare il nostro gruppo la mia idea era di fare i miglior gruppo del mondo. Niente di più, niente di meno, e purtroppo questa era l’unica idea in comune che avevamo (Gaznevada)
La prima occasione per vederlo sarà la presentazione in anteprima mondiale alla 65° edizione del Festival dei Popoli di Firenze, in concorso nella sezione Let the Music Play. Il documentario è dedicato all’evoluzione della musica italiana, dal punk all’italo disco, all’house, narrata attraverso l’incredibile storia dei Gaznevada, il più importante gruppo italiano punk e new wave. Nascono le etichette discografiche (una su tutte la Italian Records) che si occupano di musica alternativa. Il suono inglese e americano arriva in Italia. Sullo sfondo un paese che passa dagli scontri di piazza, dall’impegno politico, all’edonismo puro. Arriva l’italo disco. Alcuni muoiono, altri si vendono.
Tra momenti di gioia esaltante, quando pensi di spaccare il mondo, e attimi di tristezza disperata, quando tutto sembra perduto, finiscono per diventare un fumetto di Andrea Pazienza, lì con loro a disegnare nella Traumfabrik, la fabbrica di sogni nata in una casa occupata nel pieno centro di Bologna. La loro generazione è folle, geniale, misera e disperata, scrive lo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Fabbricano sogni, dicono loro.
“Generalmente gli eventi non vengono mai letti con chiarezza nel momento in cui li si sta vivendo. Il lungo percorso di interviste private fatte ai Gaznevada, ci ha permesso di arrivare all’essenza delle questioni, di rivivere, quasi 50 anni dopo, ciò che è successo, nel bene e nel male. La memoria filtra il superfluo, portandoci nel profondo della storia”
(Lisa Bosi, regista)
“Il film si chiude col famoso monologo del Pompeo di Andrea Pazienza. Ho voluto inserirlo per sospendere il giudizio degli spettatori. Vent’anni prima di trainspotting, queste parole ci invitano a riflettere sulla vita che scegliamo e sulle nostre ipocrisie. Sono vite come quelle dei Gaznevada che lasciano un segno profondo nella musica, nella società. Sono, ancora oggi, la nostra colonna sonora malata”
(Lisa Bosi, regista)

“I Gaznevada appartengono ad una società che però non li possiede, parafrasando Tondelli. In un certo qual modo, non hanno scelto nulla di quello che già c’era, ma si sono aperti agli accadimenti. Arrivano i Ramones e ne rimangono folgorati, non possono fare altro che obbedire al richiamo di farsi protagonisti loro stessi del proprio tempo”
(Lisa Bosi, regista)
Il film è un’esperienza immersiva nel flusso dei loro ricordi, un viaggio drogato che obbliga lo spettatore ad allontanarsi dalle categorie consuete di giudizio. Prodotto da Sonne Film e Wanted Cinema, con il sostegno della Film Commission Emilia Romagna, sarà distribuito nelle sale dalla stessa Wanted Cinema.
“La storia dei Gaznevada è interessante perché travalica la musica. Dalla Bologna del movimento studentesco, del DAMS, di Eco, di Celati, di Pazienza, della Italian Records, si passa all’Italia dell’ Italo Disco. Cambia tutto e il futuro sembra luccicante ma feroce per chi non si sente a suo agio nei nuovi abiti.”
(Lisa Bosi, regista)
Qua sotto potete guardare un estratto in anteprima:



