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Dieci anni fa, alla fine degli anni zero, nel 2009, sembrava ormai che la cosiddetta cultura indie ce l’avesse fatta a imporsi su scala mondiale. Quella diciamo originaria, alternativa, rappresentata da band diverse come Death Cab For Cutie, Vampire Weekend o Animal Collective, giusto per fare qualche esempio. Poi sappiamo bene come sono andate le cose: certe promesse e premesse non sono state mantenute e l’invasione planetaria della musica urban presso le nuove generazioni, dal rap alla trap, ha fatto il resto. Di tutte le band citate sopra e di molte altre, forse solo una ha continuato a pubblicare album convincenti con continuità, ampliando addirittura il suo pubblico. Nel mondo, certo, ma anche se soprattutto in Italia. Stiamo parlando di The National, la band originaria dell’Ohio ricollocatasi da tempo tra le mille luci di New York. Il nuovo album della formazione è un disco corale, ambizioso, uno dei migliori della loro ormai longeva carriera. Abbiamo così deciso di affidare a loro la storia di copertina di “Rumore”, maggio 2019. La nostra Letizia Bognanni – massima esperta “nazionale” dei National, se ce n’è una, ha fatto una lunga chiacchierata con Bryce Dessner: cervello musicale e chitarrista (nonché uno dei due gemelli) della band, fresco anche di album solista di cui diciamo a parte. E, per ricollegarsi con quanto detto all’inizio, abbiamo chiesto alla punta della penna di Francesco Farabegoli un ragionamento sull’ascesa e la caduta della cultura indie angloamericana nell’ultimo decennio.

Nuove avventure nella musica elettronica sperimentale. Quella a contatto con l’intelligenza artificiale e i suoi sviluppi più futuribili. Abbiamo provato a fare il punto della situazione grazie a una propizia concomitanza di uscite. Ci riferiamo ai nuovi album di autrici come la “rossa” Holly Herndon, oppure la “nostra” Caterina Barbieri, emiliana saggiamente ricollocatasi a Berlino. Senza dimenticare il progetto denominato dTHEd, altra funambolica uscita nazionale d’avanguardia griffata Boring Machines. Tutti autori contemporanei che innervano di futuro il loro presente musicale. Mauro Fenoglio e Daniele Ferrierohanno così unito le forze per capire cosa sta accadendo alla periferia della musica più coraggiosa in circolazione. 

A proposito di paralleli; abbiamo messo a confronto due nomi apparentemente distanti, inconciliabili, entrambi però originari della Gran Bretagna: per raccontare l’Inghilterra più nascosta del ruggenti anni 90. Da una parte lo scrittore scozzese John Niven, di cui è da poco stato tradotto in Italia il romanzo Uccidi I Tuoi Amici (Einaudi). Maurizio Blatto l’ha intervistato, facendosi raccontare il mondo della discografia inglese di quel periodo, con tutte le turpitudini, vizi ed eccessi del caso. Dall’altro lato c’è il guru dei DJ inglesi, colui che nell’immaginario comune ha ormai preso il posto un tempo occupato da John Peel. Stiamo parlando di Steve Lamacq, lo speaker radiofonico che ha appena curato un sontuoso box quadruplo chiamato Lost Alternatives. Di che si tratta? Citando il sottotitolo: quattro dischi che celebrano le gemme perdute della scena britannica dei ’90. Nicholas David Altea ha realizzato un ritratto del celebre selezionatore radiofonico.

Gente di Dublino: come i Fontaines D.C. Ruvidi e romantici, chitarristici e malinconici, autori soprattutto di uno degli album più belli ascoltati sino a qui nel 2019. Diego Ballani ha intervistato per noi Grian Chatten, voce della band e personalità extra large. Per scoprire la magia di una città che da decenni ormai sforna con continuità band rock classiche e di culto. 

Le pagine di “Retropolis” potremmo rubricarle alla voce “le interviste impossibili”. Sì, perché Mario Ruggeri si è cimentato con l’epopea dei Venom, una delle band fondanti del concetto di heavy metal, pionieri di un genere che praticano da ormai 40 anni abbondanti. Di loro è appena uscito un box che fotografa la fase inziale della carriera. Tra mille tentativi interrotti e linee cascanti, Mario ha cercato di mettersi in contatto con Cronos, leader della band. Dopo numerosi mordi e fuggi siamo stati costretti a rinunciare (per volere dei Venom stessi, che si sono resi polemicamente irreperibili): così non ci è rimasto che dettagliare quanto accaduto: approfittando per ripercorrere la storia della formazione britannica.

Fra le interviste di approfondimento ci sono quelle a nomi emergenti come The Stroppies, Indianizer, Káryyn, Venom Prison, Pom Poko, Shotgun Sawyer e Charlotte Adigéry. Pubblichiamo poi un report live dal tour di presentazione dell’album di debutto dei Coma_Cose, nostra copertina di marzo 2019: la firma è quella di Giorgio Valletta. Raccontiamo la storia degli eroi della normalità indie, gli statunitensi, ormai purtroppo dimenticati, Silkworm: a cavallo tra post grunge e Neil Young. Parliamo pure del ritorno di Gomorra, la serie TV giunta al quarto capitolo. La rubrica di Alessandro Baronciani chiamata “Poster-I” – ossia una pagina sotto forma di poster ritagliabile che racconta icone dell’immaginario “rumoriano” dell’ultimo quarto di secolo – questa volta tocca a Beth Gibbons, già voce dei Portishead. La rubrica “Che fine hai fatto?” invece questo mese si sofferma sulla formidabile parabola artistica ed esistenziale di Fabrizio Rioda, già nei Ritmo Tribale: il tutto a cura di Barbara Santi.

Tantissime, come sempre soprattutto in primavera, le uscite discografiche che analizziamo: dal formidabile album del collettivo The Comet Is Coming (nostro disco del mese) a Clever Square, The Waterboys, Clinic, Bad Religion, Billie Eilish, Cisco, Gang Of Four, Coez, Filthy Friends, Saint Vitus, Pete Doherty, The Dream Syndicate, Banco Del Mutuo Soccorso, Idlewild, Gong, Kevin Morby, Zig-Zags, Sleeper, Foxygen, Bodus Band, Cate Le Bon, Nibiru, Paul Weller, Morrissey, Mac DeMarco etc. Oltre alle ristampe di Marvin Gaye, Primal Scream, Protomartyr, Joan As Police Woman, Entombed, Kina, Bad Brains, Thom Yorke e molte altre.

“Rumore”328, maggio 2019, è in edicola: al prezzo di 6 euro. Disponibile anche la versione digitaleda scaricare. Buona lettura!

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