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Estate 2021: il consueto momento del numero speciale, doppio, due mesi in edicola, luglio/agosto. Negli ultimi anni abbiamo parlato di dischi minori, di colonne sonore imperdibili, dei migliori libri legati alla musica, ai live. Ci siamo lungamente soffermati sulla musica italiana più a rischio di oblio o scomparsa e sui giornali che l’hanno raccontata. Ma che ne sarebbe della musica (e del suo racconto) se non ci fossero state e se ancora non ci fossero le case discografiche? Con i loro cataloghi, i loro loghi, la loro vicenda. Le loro storie, anzi: spesso articolate, talvolta delle fiammate, marchi di garanzia che da soli ci assicurano la qualità di un disco immesso sul mercato. Le case discografiche indipendenti stanno da sempre al centro della nostra cronaca e racconto, anche oggi che la centralità dell’oggetto fisico è seriamente compromessa dall’avanzata delle piattaforme digitali. Ma le label indipendenti, nella maggior parte dei casi, resistono stoiche alla tempesta, mandando avanti listini e uscite da anni se non decenni. Abbiamo perciò deciso di omaggiare questi brand magici della storia della musica internazionali attraverso una guida tematica dedicata proprio a loro. Non i grandi machi blasonati, bensì quelli piccoli, che nella maggior parte dei casi diffondono la musica che più amiamo. Dopo un anno di pausa registriamo il ritorno di Diego Ballani (già autore di numerose guide “rumorose in passato). Tutto sta cambiando e questo terremoto vissuto negli ultimi anni ci ha quindi portato a una doverosa operazione di archeologia. 50 + 50 Etichette Indipendenti pesca all’interno della storia della musica internazionale, lontana quindi dai nostri confini. E ci restituisce un approfondimento divise per schede di 100 marchi indipendenti sparsi lungo l’ultimo secolo (o quasi).

Ma veniamo invece alle pagine del giornale. La storia di copertina è dedicata a un musicista sì, ma scelto come simbolo di un movimento artistico e di opinione insieme. Stiamo parlando di Shabaka Hutchings, jazzista britannico. L’aspetto pantagruelico dietro la sua musica è una specialità della casa, visto che – caso più unico che raro nell’attualità musicale – il longilineo sassofonista nonché clarinettista è a capo di ben tre (tre!?) progetti contemporaneamente: peraltro uno più imponente, sontuoso e rilevante dell’altro. Il riferimento va ai suoi Sons Of Kemet (freschi di album che hanno fatto da movente alla nostra intervista “a distanza”), The Comet Is Coming e infine i più “tautologici” Shabaka & The Ancestors. Stella più luminosa del nuovo incendiario jazz britannico, Shabaka spinge e tiene al centro della sua visione anche la visione politica. Quella che tematicamente oggi non può non direzionare lo sguardo verso il movimento Black Lives Matter. Abbiamo così provato a fare il punto della situazione sul cosiddetto conscious jazz, tirando in ballo per l’occasione una figura diversa ma quasi omologa a quella di Shabaka, sebbene dall’altra parte dell’oceano. Stiamo parlando di Damon Locks: uno che se dovesse consegnare un curriculum vitae avrebbe seri problemi a condensarlo in qualche pagina, avendo suonato e fatto qualsiasi cosa nell’ultimo trentennio, dall’hardcore al jazz, passando per il post rock. L’ultima sua creatura si chiama Black Monument Ensemble. Nero più che mai è il colore, insomma: Francesco Vignani e il “solito” – per noi su questi temi così avventurosi – Andrea Pomini firmano in punta di penna la storia di copertina del nostro doppio numero estivo 2021.

Procedendo,il sommo Claudio Sorge ha incontrato la statunitense Kristin Hayter, ragazza meglio nota al pubblico con il nome d’arte di Lingua Ignota. Una delle teste pensanti del nuovo rumorismo mondiale: il suo nuovo album, Sinner Get Ready, certifica questo status. Che emerge anche dalla lunga intervista in cui si parte dalla malattia (subita) per arrivare a parlare di religione e di musica. Lo stesso Sorge riannoda pure il nastro sulla parabola degli australiani Lipstick Killers.

Un’altra ragazza dalla voce chiara e potente è senza dubbio Ellie Rowsell, a capo dei britannici Wolf Alice. Il loro recente Blue Weekend è uno degli album inglesi più convincenti fra quelli che stanno a metà strada tra una sofisticazione rock di fondo e un’ambizione che li porta a guardare presso audience da arena. Letizia Bognanni ha intrattenuto una piacevole conversazione con la voce del quartetto, finalmente giunto al disco della maturità. Occasione buona per noi anche per fare il punto sull’ultimo decennio del cosiddetto Britrock.

Le pagine di “Retropolis” sono poi dedicate a un autentico personaggio di culto. Stiamo parlando di Bobby Gillespie dei Primal Scream, che torna in questi mesi con un nuovo album firmato a quattro mani con Jehnny Beth delle Savages. Letizia Bognanni li ha intervistati entrambi, ma cogliamo l’occasione per affidare a Carlo Bordone un racconto di chi e cosa è stato Bobby dagli inizi a oggi: 40 anni di musica vissuti pericolosamente, soprattutto guardando alla svolta di Screamadelica, l’album della definitiva consacrazione, edito proprio 30 anni fa: era il 1991. Da ragazzino Gillespie cominciò con i fratelli terribili The Jesus And Mary Chain. Per questa ragione Alessandro Baronciani ha realizzato per noi un ritratto gigante della coppia di fratelli scozzesi nascosti dietro occhiali da sole scuri come i loro ciuffi.

Fra le interviste di approfondimento ci sono quelle alla cantatrice danese Erika De Casier: ormai una certezza del suono d’autore, come pure confermato dall’etichetta che diffonde la sua musica, la gloriosa 4AD. Erika è stata stanata telefonicamente per noi da Mauro Fenoglio. E poi:gli italiani Rosso Polare, Qlowski e Popforzombie, l’americana in rampa di lancio Claud e gli statunitensi (inevitabilmente) Paris Texas ed Ethel Cain

Complicità, per non dire collaborazione, è la parola chiave per interpretare i nostri dischi estivi del mese. Da una parte c’è la nostra connazionale Valentina Magaletti (formidabile batterista pugliese già in Tomaga e Vanishing Twin, da anni passata da Bari a Londra) assieme agli scurissimi Raime: per l’occasione il trio si fa chiamare Moin ed è autore di un disco dalla forma impeccabile e dalla sostanza oscura. Dall’altra parte invece troviamo lo sperimentatore della chitarra Paolo Spaccamonti assieme al producer Fano: assieme i due si fanno chiamare Spano.

Fra le altre recensioni sparse segnaliamo quelle dei nuovi album di John Grant, Villagers, Cosmo, Martha Wainwright, Liars, Iceburn, Deafheaven, Jungle, Moby, A Place To Bury Strangers, The Lords Of Altamont, UB40, Chef Ragoo, Moder, Sleater-Kinney, King Gizzard & The Lizard Wizard, Lambchop, Koreless, Helloween, Cousteaux, Esterina, Clark, Bruno Belissimo, Mahmood, Leon Bridges; oltre alle ristampe di Scritti Politti, Alice Coltrane, Seefeel, Black Sabbath, Karate, Parquet Courts, Iggy And The Stooges e tantissimi altri.

“Rumore” 354-355, luglio-agosto 2021, è in edicola: al prezzo, inclusa la guida allegata, di 9 euro. Disponibile anche la versione app da scaricare. Buona lettura!

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