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Dopo più di dieci anni, Umberto Maria Giardini è tornato con un nuovo album a nome Moltheni, Senza Eredità

di Elena Rebecca Odelli

Esce il 10 dicembre Senza Eredità l’album del ritorno (spero) di Moltheni. Per comprenderne il senso di questo nuovo album sotto lo pseudonimo che Umberto Maria Giardini ha abbandonato nel lontano 2010, bisogna ripercorrerne il percorso musicale. È il 1997 quando un giovane Umberto Maria Giardini, tornato in Italia dopo una parentesi scozzese, inizia a registrare del materiale proprio sotto lo psudonimo Moltheni. Cinque tracce demo che segnano per lui la svolta artistica grazie, anche a Francesco Virlinzi della Cyclope Records. Nel 1999 l’esordio con Natura Replay, una perfetta combinazione di alt rock e atmosfere acustiche non senza digressioni psichedeliche. Nel 2000 tenta la carta Sanremo con Nutriente che gli vale un sesto posto nella sezione Giovani. Pubblica Fiducia Nel Nulla Migliore, un disco tirato con chitarre elettriche in primo piano. Nel 2005 pubblica Splendore Terrore che segna la svolta acustica/introspettiva di Moltheni, un complicato viaggio tra amore e solitudine. Due anni dopo pubblica quello che dalla critica è stato definito come il disco della consacrazione di Moltheni tra i cantautori, Toilette Memoria, una scrittura ermetica che si snoda tra arrangiamenti orchestrali e folk. Seguiranno poi Io Sono Come Te, I Segreti Del Corallo (2008) e Ingrediente Novus (2009), una raccolta di diciassette tracce riarrangiate e risuonate a cui si aggiungono due inediti Petalo e Per Carità Di Stato. Proprio quando Moltheni viene considerato uno dei maggiori esponenti della scena indipendente italiana, nel 2010, Moltheni comunica che il proprio sito musicale “è chiuso per sempre”. Umberto lascia Moltheni, il suo pseudonimo ma anche alter ego musicale o Moltheni ha lasciato Umberto, non è dato saperlo. Però solo attraverso la sua storia musicale si può intendere Senza Eredità nella scena musicale odierna e la risposta a una domanda che ero curiosa di porgli Perché Moltheni oggi? Perché no…(?). Senza Eredità segna una rinascita dalle ceneri arse di un percorso a cui Umberto stesso aveva dato fuoco. L’eco a Toilette Memoria e a quei brani che gli sono valsi notorietà e menzione del pubblico, ma anche scelte musicali azzardate e non conformi ai dictact musicali odierni. Il tempo, la verità, sono solo alcune degli snodi decisivi del disco. Ritorna Moltheni, e mai ritorno fu più gradito.

Qual è il lavoro che c’è dietro Senza Eredità e cosa segna questo ritorno proprio sotto quello pseudonimo?

“Innanzitutto non è un ritorno poiché Moltheni è un progetto chiuso nel 2010. Il lavoro che c’è stato dietro questo disco di inediti mai registrati e rimasti fuori da ogni album, è stato enorme. Come prima fase c’è stata una ricerca, coadiuvata dall’aiuto di persone che furono molto vicine a Moltheni in quegli anni. Loro mi hanno dato sia il giusto stimolo, che una grossa mano a recuperare quello che anch’io avevo dimenticato e chiuso in un cassetto nascosto della mia mente. Successivamente ho dovuto fare una cernita dei brani, perché non volevo fare un disco troppo lungo. Dopodiché sono passato alla fase più lunga e difficoltosa che si è sviluppata attorno alla correzione, completamento, riadattamento e produzione dei brani. A tutto questo materiale poi, non contento, ho anche voluto aggiungere un brano totalmente nuovo registrato nel 2018 dal sapore estremamente Moltheniano che fa da apripista all’album, allo scopo di mischiare il nuovo al vecchio. A ciò che ero e a ciò che sono oggi se ancora fossi Moltheni”.

Ci sono delle similitudini con Toilette Memoria in che ottica vanno lette? 

“Non ne ho la più pallida idea; non solo per il fatto che non le colgo (se ci sono vanno sicuramente vanno tradotte in maniera personale) ma anche per il fatto che è tutta farina del sacco della stessa persona, io. Se davvero ci fossero non mi meraviglierei. Toilette Memoria, tecnicamente parlando, è di sicuro il mio peggior disco mai registrato nella mia carriera, sia da un punto di vista delle qualità delle registrazioni (davvero pessime), che da quello stilistico. Mi permetto di dire che in Senza eredità il livello è tutt’altro; volutamente realizzato con tecniche classiche e senza elettronica di nessun genere, abbiamo curato ogni particolare più di sempre e il risultato è straordinariamente perfetto”.

Cosa significa per te la verità?

“La verità è la madre dell’esistenza degli esseri umani. In sua manifestazione è fonte di miglioramento anche quando è chiaramente dolorosa. Oggi più che mai è sempre e inequivocabilmente velata, poiché più la si rivela e più danneggia il guadagno economico. Tutto è fasullo oggi, tutto è un bluff, talmente tanto che quando ci si imbatte con qualcosa di semplice e autentico, ci si meraviglia”.

Che rapporto hai con il tempo e con il passato?

“Ho un rapporto speciale e sereno. Il tempo che scorre inesorabile e severo, in realtà mi rasserena perché mi fa comprendere che tutto passa e finisce. Questa consapevolezza amara per una persona con un’esperienza di vita come la mia, in realtà è fonte di tranquillità. Tutte le cose che un tempo mi disturbavano (anche legate alla musica) non mi toccano più di tanto, poiché so che sono passeggere e presto si estingueranno da sole. Sono nel dimenticatoio i nomi internazionali che hanno fatto la storia del rock, e che hanno segnato a livello globale la società e il costume nel mondo, figuriamoci i rapper italiani dei giorni nostri. Il passato invece, a differenza del presente, gode di un posto privilegiato nella mia vita; esso è parte di me che viene custodita e che ogni giorno è fonte di carburante. Come un serbatoio inesauribile che mi aiuta a migliorare in qualsiasi cosa faccio. Io vivo di passato ma concentrato sul presente. Il futuro per me, come per tutti, non è più prevedibile, esso è il castigo odierno che ci meritiamo”.

Hai fatto delle scelte sonore azzardate che sono in contrasto con i diktat musicali del momento. Come vedi la musica oggi?

“Non ho assolutamente fatto nessuna scelta, poiché ho lavorato in libertà e come sempre senza nessuno sguardo rivolto verso ciò che va di moda ‘al momento’. La musica oggi è esattamente come la rete e come la società, mi meraviglio come la gente ancora non se ne sia accorta. Tutto è scadentissimo, tutto è solo ‘comunicazione per fare soldi’ e tutti puntualmente come dei tontoloni abboccano. Tuttavia, questo programmatico e forse irreversibile cambiamento epocale dell’essere umano, va letto anche come una possibilità da cogliere, come un valore aggiunto da preservare, da sviluppare. Chi ha buon gusto, chi ha reali capacità nel proprio lavoro, chi crede in sé esso/a e non ai meccanismi deviati a cui giornalmente siamo costretti ad abbassarci, sarà ancor più riconoscibile, se non altro da coloro che vivono veramente, e non come la maggior parte della gente, schiava e zerbino umano della realtà virtuale, che viene dettata dalla tv spazzatura e da tutte quelle cazzate macina soldi. Bisogna svegliarsi e riprendere in mano la nostra vita, quella vera, così come la musica”.


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