Il perfetto viaggio psichedelico di Julia Holter

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Julia Holter Live

La perfezione del live di Julia Holter all’Earth Theatre di Londra nel racconto di Stefania Ianne

di Stefania Ianne

Quanto è magico un concerto di Julia Holter da 1 a 10? Di più. Direi 100, se dovessi dare un voto. Il locale è perfetto, non troppo grande, non troppo piccolo, fatto di tante scalinate da dove godersi la musica in pace senza avere un gomito in un rene, o la birra degli altri negli stivali, o senza dover cercare di vedere oltre le teste gigantesche degli spettatori più alti e chissà perché c’è sempre una linea di spettatori di altezza superiore alla media a coprire il palco e a rovinare l’esperienza. E all’Earth Theatre sanno usare lo spazio nel modo migliore, l’acustica è perfetta, le luci sono in assoluta simbiosi con il suono e la musica di altissima qualità di Julia Holter suonata dal vivo diventa un’esperienza a immersione totale, un viaggio psichedelico senza l’uso di sostanze.

Il palco è assolutamente enorme al contrario della media londinese. Ai margini del palco riconosco una tour manager che continuo a ritrovare nei vari locali di Londra dal giorno in cui ho intervistato Adrienne Lenker e i big Thief. La migliore nel suo lavoro. La nominerei se solo ne conoscessi il nome. Grande. Mi perdo la band in apertura, solo le ultime note riverberano ambiziose al mio arrivo, Amatorski, dal Belgio. Da investigare. Sempre interessante osservare la preparazione degli strumenti nell’intervallo tra le varie band. Grazie al palco enorme, tutto è quasi pronto, ci sono solo gli strumenti in più da eliminare e poi il gruppo di Julia Holter sale sul palco per sistemarsi gli strumenti. Riconosco subito Tashi Wada, elegantissimo musicista e compagno di Julia Holter, posizionato all’estrema destra del palco con i suoi sintetizzatori. Al centro il basso fretless di Devin Hoff, al centro le tastiere dove si posizionerà Julia, e all’estrema sinistra la batteria di Elizabeth Goodfellow – bellissimo vederla prepararsi alla serata con una serie di stretching con bacchette da batteria. Ogni musicista ha lo spazio più che necessario e una posizione di prominenza come giusto che sia perché ognuno di questi musicisti è spettacolare. Resterei ore a guardarli suonare. È un’esperienza catartica. Buffo l’inizio del concerto perché nella preparazione del palco qualcuno ha dimenticato le lucine per gli spartiti/le parole che Julia Holter ha posizionato sul leggio davanti alla sua tastiera. Dev prontissimo le passa la sua lucina, rimane lui al buio. Siamo pronti per iniziare. Come descrivere lo spettacolo che ne segue? La chimica tra i musicisti sul palco si tocca con mano, la facilità con cui si cercano e con cui rispondono musicalmente agli stimoli che si passano a vicenda sono magistrali. Setlist fenomenale con gran parte dell’ultimo album della Holter in evidenza. Il momento più bello? Forse l’esecuzione a cappella di MeYou insieme alla compositrice norvegese Jenny Hval e due altre cantanti che non riesco a identificare, l’applauso del pubblico copre le parole di introduzione delle cantanti.

Momenti magici, ascoltiamo e meditiamo, senza fiatare.

Per inciso, scopro che Jenny Hval è a Londra per una brevissima serie di concerti al Barbican, riesco a trovare un biglietto all’ultimo minuto e qualche giorno dopo scopro il nome delle 2 voci, Jenny Berger Myhre and Linn Nystadnes. Accompagnano Jenny Hval in I Want To Be A Machine, uno spettacolo tra il recitato e il cantato, un’esplorazione del ruolo dell’artista. Uno spettacolo duro, a volte ironico, angolare, meditativo, intenso.

Setlist
Sea Calls Me Home
Sun Girl
Evening Mood
Spinning
Silhouette
In the Green Wild
Meyou (with Jenny Hval)
Words I Heard
Feel You
Something in the Room She Moves
Talking to the Whisper
I Shall Love 2

Encore:
Les Jeux to You
Betsy on the Roof

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