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In occasione del ritorno nelle sale digitali del documentario PJ Harvey – A Dog Called Money, Wanted Cinema e Rumore organizzano un talk condotto da Nicholas David Altea con Enrico Gabrielli e Beatrice Antolini


Dopo l’uscita a maggio nelle sale digitali del documentario PJ Harvey – A Dog Called Money e il ritorno circa un mese fa, in occasione della rassegna Cinema è musica, Wanted Cinema ha rimesso nelle proprie sale digitali una serie di film e documentari a tema musicale, tra cui anche due prime assolute (Mystify – Oltre la rockstar e Girls Rock – Oh les filles!) e altri otto film, tra cui proprio quello su PJ Harvey che racconta la genesi del suo ultimo album pubblicato nel 2016, The Hope Six Demolition Project. Il documentario è diretto dal fotografo e regista irlandese Seamus Murphy che unisce alle fasi di registrazione presso la Somerset House di Londra le immagini del viaggio in Kosovo, Afghanistan e Washington D.C.

Il talk che anticipa la proiezione sarà trasmesso martedì 15 dicembre sulle pagine Facebook di Wanted Cinema e Rumore (qui trovate l’evento), inizierà alle 21, condotto da Nicholas David Altea (Rumore). In collegamento streaming ci saranno: Enrico Gabrielli – musicista dei Calibro 35 e produttore che ha partecipato al tour e alle registrazioni dell’album di PJ Harvey – e Beatrice Antolini – cantautrice, polistrumentista e produttrice che ha intervistato nel 2009 PJ. Alle 21,30, dopo il talk, partirà la diretta nelle sale digitali che potete prenotare qui.


PJ Harvey con la sua serie di ristampe è tornata in auge negli ultimi mesi con alcune versioni demo inserite nelle ristampe, oltre a essere stata la protagonista della nostra cover di novembre accompagnata da una serie di interviste con Rob Ellis e John Parish, senza dimenticare i “nostri” Enrico Gabrielli e Alessandro “Asso” Stefana. The Hope Six Demolition Project ultimo disco dell’artista inglese e nodo centrale del documentario, prende il titolo da un progetto di demolizione di quartieri americani che mirava a riqualificare zone degradate ma che, allo stesso tempo, penalizzava i residenti più poveri costretti a trovare dimore più economiche dopo le nuove costruzioni (spesso anche inferiori di numero), favorendo la gentrificazione di alcun aree urbane.

Parlando del documentario, ecco le parole del regista: “Polly e io ci conosciamo e ci fidiamo l’un l’altro. Abbastanza per lei per viaggiare con me in Afghanistan e in altri luoghi stimolanti, e per me credere che viaggiare con lei sarebbe stato qualcosa che avrebbe creato una magia. Poi mi ha invitato a stare dietro un vetro per filmare ogni momento della registrazione delle canzoni che ha portato indietro. Individualmente e insieme, questa è la nostra risposta a ciò che abbiamo incontrato in questi viaggi”.

E le parole di Polly Jean: “Ho lavorato con Seamus per oltre un decennio. Ciò che inizialmente mi ha spinta a rintracciarlo come collaboratore è stata la sua capacità unica di catturare la vita e la morte, disinibito e senza giudicare. Il suo lavoro ci consente, come spettatori, di entrare, contemplare ed estrarre significato per noi stessi con la bellezza, il colore e l’inquadratura che riesce a catturare”.

Qua sotto potete guardare un estratto sul nostro canale YouTube:


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