Fra i corpi in movimento nel nuovo video degli Oslo Tapes in anteprima, Like A Metamorphosis

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Oslo Tapes 5 1

Il nuovo video del collettivo Oslo Tapes è per il singolo Like a Metamorphosis dall’ultimo album. Lo guardiamo in anteprima

Il collettivo abruzzese Oslo Tapes il videoclip di Like a Metamorphosis, brano estratto dal quarto album Staring at the Sun Before Goin’ Blind pubblicato in lp, cd e digitale lo scorso 1° dicembre dalla cordata di etichette internazionali Echodelick Records, Sound Effect Records e Grazil Records.

Like a Metamorphosis è nata dalla collaborazione di Marco Campitelli, anima del progetto Oslo Tapes, con il musicista avant-psichedelico Kaouenn (all’anagrafe Nicola Amici), e vede all’arrangiamento e alla produzione Amaury Cambuzat, storico membro di Faust ed Ulan Bator, nonché collaboratore di lungo corso del collettivo. Musicalmente si sviluppa, tra onirico ed archetipi, su trame di matrice psych/ambient rese vibranti da nervose scariche elettro/tribali, per un risultato fortemente evocativo e visionario.

Oslo Tapes Single LAM Web HI 1

Marco Campitelli è nato e cresciuto a Lanciano (CH) e ha fondato il collettivo Oslo Tapes all’inizio degli anni ’10 di ritorno da un viaggio nella capitale norvegese che lo segnò profondamente. Sotto questa infatuazione e con l’intenzione di catturare l’atmosfera mistica della Norvegia, nel 2013 compose e produsse nel giro di una settimana il primo album degli Oslo Tapes OT (un cuore in pasto a pesci con teste di cane) (DeAmbula Records) sotto la supervisione e il supporto dell’amico Amaury Cambuzat (faUSt/Ulan Bator). Nel 2015, si unirono a lui Mauro Spada e Federico Sergente (già Zippo e Death Mantra For Lazarus), per dare vita al secondo full length Tango Kalashnikov (DeAmbula Records). Nel 2021 il rinnovato collettivo Oslo Tapes (con Davide Di Virgilio al posto di Sergente) ha pubblicato ØR (Pelagic Records)

Tornando al video di Like A Metamorphosis e della sua trasposizione in immagini, si sono occupati gli artisti visivi Marco Di Battista (regia) e Nicola Antonelli (performer) realizzando un lavoro avvincente e contaminato, fra body art, allucinazioni lynchiane e cinema espressionista tedesco. Le maschere utilizzate sono invocazione ed evocazione di quello che si nasconde dentro ogni uomo e che risuona ad ogni movimento innaturale dei performer in una danza rituale e dismorfofobica. L’universo onirico crea la narrazione puntualmente spezzata da indizi che vanno a sabotare l’intera sequenza, lasciando spazio ad una dimensione ermeneutica.

Qua sotto potete guardare il video in anteprima.

Redazione Rumore
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