Zitto zitto, J Mascis fa musica da circa 35 anni senza aver perso un grammo di credibilità e ispirazione. Un personaggio, il nordamericano, piuttosto eccentrico. Una specie di J.D. Salinger del rock, da sempre restio alle interviste e alla comunicazione aperta col resto del mondo. Parlano per lui i suoi dischi. Dapprima come perno dei Dinoasur Jr., coevi di una generazione legata a post punk, grunge, noise e hardcore – Sonic Youth, Fugazi, Hüsker Dü, Nirvana e compagnia; in seguito di grande ispirazione per chi ha preso la chitarra in mano negli anni zero. Figura iconica. Che celebra – simultaneamente – in queste settimane il suo passato (è fuori una doppia antologia dei suoi brani migliori con i Dinosaur Jr., la band che fondò a metà anni 80) e il suo presente: da una ventina di anni abbondante infatti J Mascis pubblica con regolarità dischi solisti a suo nome. L’album si chiama Elastic Days, ma a dispetto di ciò, J ha confessato al nostro Francesco Vignani che le sue giornate di elastico non hanno proprio nulla, e scorrono anzi noiose e monotone. Tutta da scoprire quindi una delle rarissime interviste in cui il lungo crinito autore e chitarrista si confessa, finalmente: è lui l’uomo copertina di “Rumore” 322, novembre 2018.

Da un retroterra punk – spalmato su un solido asfalto new wave – arriva la band inglese che sta facendo parlare di sé più di chiunque altro. In patria e fuori. Si tratta degli Idles: irsuti, elettrici, politicizzati, chitarristici: quasi una formazione obsoleta, visti i tempi che stiamo vivendo, in ambito musicale e non. E invece, proprio per questo, un gruppo centrale rispetto al dibattito (migranti, Brexit etc.) sociale contemporaneo. Freschi di un album entrato addirittura nella top 10 britannica, gli Idles si sono fatti intervistare – a lungo e senza esitazioni – dal nostro Diego Ballani. La gioia come atto di resistenza. A sei corde.

Un discorso che ci sta a cuore è quello – sempreverde e sempre da aggiornare – sulla questione femminile in musica. Per affrontarlo questa volta abbiamo messo a confronto tre generazioni. Si comincia con la storia – davvero incredibile – delle sessantenni Ace Of Cups, forse le più tardive debuttanti della storia del rock. Si prosegue con Cat Power, con tutta probabilità l’autrice con la più marcata influenza su tutte le nuove autrici femminili emerse tra Stati Uniti ed Europa dagli anni 90 a oggi. Per banali questioni anagrafiche (valicati i 40 anni) e di impatto culturale, Chan Marshall (questo il vero nome di Cat Power) svolge quasi un ruolo di madre per la nuova scena. Una scena popolata da giovani autrici come Julien Baker, Lucy Dacus e Phoebe Bridgers: che non a caso si sono messe insieme per dar vita a un nuovo progetto, denominato Boygenius, che ha appena partorito un album breve e omonimo. Nicholas David Altea ha intervistato la giovanissima Julien. Mentre sul resto del servizio – visto il tema – abbiamo chiesto un lavoro d’interpretazione alle “nostre” ragazze, Claudia Bonadonna e Mavi Mazzolini.

L’importanza e il peso della memoria nella cultura odierna stanno al centro di un articolato approfondimento a quattro mani che mette a confronto due figure solo apparentemente distanti, ma in verità vicinissime. Da una parte l’atipico intellettuale inglese Mark Fisher, morto suicida poco meno di due anni fa, che ha messo a confronto nei suoi saggi musica, cinematografia, internet, capitalismo, passato e presente. Dall’altra lo statunitense James Leyland Kirby – noto con il nome d’arte di The Caretaker – produttore sperimentale e riservatissimo che proprio ala memoria del povero Fisher ha dedicato un album. Un viaggio in due fermate, oltre la cosiddetta retromania, firmato da Daniele Ferriero e Mauro Fenoglio.

Il passato ritorna anche in salsa gotica. Come nel caso dei leggendari Bauhaus, che compiono 40 anni esatti di vita. Festeggiano la ricorrenza con la pubblicazione della preziosa Bela Lugosi Session (dal nome del loro brano più famoso). E si raccontano in esclusiva per l’Italia al nostro Stefano Morelli, da una parte all’altra dell’oceano Atlantico. Una vita in bianco e nero, quella di Peter Murphy e soci. Partita con una vena sperimentale e figlia di David Bowie che qui abbiamo provato a raccontare, al di là degli stereotipi di genere (leggi alla voce dark).

E ancora: un ricordo del grande Marty Balin dei Jefferson Airplane da poco scomparso; e interviste a progetti nuovi e interessanti come Tamino, Cedric Burnside, Fvzz Popvli, Pale Waves, Pill, Oliver Coates e Grandi Insegne Il Grande Allibratore. Riavvolgiamo poi il nastro sull’epopea dei Badfinger, minore quanto indimenticata band di culto di 40 e passa anni fa. E raccogliamo le dieci canzoni preferite di tutti i tempi da Giovanni Ferrario, uno dei nostri migliori autori pop rock.

Analizziamo come al solito moltissime novità discografiche, fra cui spicca il nuovo caleidoscopico album dell’americana Julia Holter, nostro disco del mese. Oltre alle nuove uscite di Colapesce, How To Dress Well, Neneh Cherry, Paul Weller, Dead Can Dance, Prodigy, The Good, The Bad & The Queen, Fabrizio Testa, Matthew Dear, Subsonica, Ottone Pesante, St. Vincent, Sick Of It All, Francesco Di Bella, Jon Spencer, Colle Der Fomento, Alien Sex Fiend, Marianne Faithfull, Macy Gray, Spain e tantissimi altri.

“Rumore” 322, novembre 2018, è in edicola al prezzo di 6 euro. Disponibile anche la versione digitale. Buona lettura!

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