Se pensiamo agli ultimi 50 anni di musica e ci concentriamo sui veri irregolari della storia del rock, i nomi che si affacciano alla mente non sono tantissimi. Figurarsi poi se dobbiamo fare lo sforzo di immaginarli ancora in attività, oggi, contemporanei di una contemporaneità che li vede ancora protagonisti. In tal caso il paesaggio si svuota del tutto. Ne rimane solo una, di band, in piedi. I King Crimson. Fuori dagli schemi da sempre, a dir poco. La creatura di Robert Fripp rappresenta anche una delle maggiori influenze sulla storia del rock, dagli anni 70 in poi. Dal rock “matematico” o post sino a quello cerebrale di band come i Tool, i King Crimson hanno ispirato almeno un paio di generazioni di musicisti. La formazione è mutata nell’arco degli anni tanto da portare all’emicrania chi volesse fare l’esercizio di ricostruirla. Una sola persona è rimasta (non sempre, ma spesso, dal principio) a fianco dell’enigmatico Fripp. Si tratta del sassofonista Mel Collins. Uno con un curriculum lungo quanto un dizionario e che ci ha raccontato passato e presente della band, a partire da due progetti pantagruelici da poco editi. Un ampio live registrato a Vienna e un mega box di 25 CD che riassume un pezzo di storia della band. Per tornare alle radici semantiche del concetto di “rumore”, insomma: qui nella lunghissima cover story firmata da Alessandro Besselva Averame.

Abbiamo menzionato i Tool poco sopra. In attesa di notizie dalla “casa madre”, aspettavamo da tempo segnali pure dal progetto parallelo, ma non meno rilevante. Ossia gli A Perfect Circle. Eat The Elephant segna il ritorno della super band: non si può difatti dimenticare che a parte Maynard James Keenan dei Tool, James Iha degli Smashing Pumpkins maneggia qui la chitarre. Mario Ruggeri li ha intervistati per noi.

Claudio Sorge ha invece affrontato uno dei segreti meglio custoditi e più originali del mondo indipendente americano. Ossia i Dead Meadow. Figli della Washington D.C. che tanto ha dato all’ala radicale del rock statunitense, i Dead Meadow hanno da sempre flirtato con la psichedelia e la pesantezza heavy. Giungono oggi ai 20 anni di carriera con The Nothing They Need, uno dei dischi più riusciti di tutto il loro percorso.

Barbara Santi ci ha aiutato a mettere in pratica un gioco. Ossia un’intervista doppia a due progetti nazionali che tanto condividono, dalla provenienza geografica (Pisa) fino all’uscita quasi simultanea dei due rispettivi nuovi album. Da una parte gli Zen Circus. Dall’altra il cantautore Motta: consolidatissimi ormai da decenni i primi, chiamato al secondo difficile album della conferma il secondo.

A proposito di Toscana: la stessa autrice del servizio appena citato si è dibattuta tra l’amore e la violenza lungo un’intervista con Francesco Bianconi dei Baustelle. La band è appena tornata con un album gemello (o quasi) di quello edito appena un anno fa. Abbiamo sviscerato il tema, spostando poi lo sguardo su un altro toscano emigrato al nord (la stessa Milano di Bianconi, benché con qualche decennio di anticipo). Ossia Luciano Bianciardi, socialista anarchico, autore controverso e a suo modo maledetto, di cui Il Saggiatore riporta in libreria l’opera omnia. Ci siamo fatti raccontare Bianciardi dallo studioso e scrittore Matteo Marchesini, curatore del volume Il Cattivo Profeta. Occasione per parlare della centralità o marginalità del ruolo del critico oggi.

Fra le interviste di approfondimento ci sono quelle a progetti nuovi o in via di consolidamento come George Fitzgerald, Black Salvation, Beechwood, Da Black Jeezus, Ibaaku, Beautify Junkyards. Il cantautore Filippo Gatti, ci ha invece raccontato quali sono i sue dischi preferiti come ascoltatore. Abbiamo poi letto e analizzato il libro di Ghemon e siamo andati a vedere dal vivo l’unica data italiana del leggendario John Cale. Raccontiamo la curiosa parabola artistica ed esistenziale di Gianpiero Capra, una delle menti dietro la band punk italiana Kina, di cui recensiamo anche le ristampe appena edite. In tema di riproposizioni discografiche diciamo anche delle riedizioni di Pet Shop Boys, Jethro Tull, Momus etc.

Sezione recensioni: il disco del mese è quello degli statunitensi Unknown Mortal Orchestra. Analizziamo inoltre le nuove uscite di Josh Rouse, The Cavemen, Cabbage, Laish, The Dead Daisies, Josh T. Pearson, Beesus, Eels, Manic Street Preachers, Turnstile, Chris Carter, Bud Spencer Blues Explosion, Cacao Mental, A Toys Orchestra, Melvins, Thundercat, A Place To Bury Strangers, Martin  Bisi, Jack White, Iacampo e tantissimi altri.

Come ogni mese, ecco una playlist in aggiornamento costante su Spotify (qui trovate tutte le altre) con alcuni dei dischi trattati, in modo da guidarvi agilmente alla lettura del nuovo numero. Verso la fine del mese la completeremo con tutti i migliori dischi recensiti.

“Rumore” 315, aprile 2018, è in edicola di 6 euro. Disponibile anche la versione digitale. Buona lettura!

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