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Thom Yorke Collisioni Barolo

E dopo aver pubblicato un album all’improvviso, dopo aver messo la sua Not The News in risposta a un numero telefonico, dopo aver realizzato con Paul Thomas Anderson un cortometraggio per Netflix, dopo aver diffuso 17 ore di materiale dei Radiohead per inibire un leak, dopo aver composto la colonna sonora del film Suspiria di Luca Guadagnino, dopo tutte le “varie ed eventuali” di un intenso ultimo anno, Thom Yorke arriva in Italia per continuare il tour che dà corpo alle canzoni di Anima: la prima data nazionale è al festival Collisioni, a Barolo.

La sensazione è che il pubblico sia poco, siamo ben lontani dalla piazza piena, forse le cinque date italiane in programma hanno redistribuito il pubblico tra le serate in tutta Italia. Ma certo non siamo il tipo di persone che considera il sold-out un “valore”. Nemmeno lui, probabilmente, che nella discrezione che circonda il suo non-personaggio si è sempre sentito a suo agio.

La serata è aperta dal batterista Andrea Belfi, che tempo fa ho visto dal vivo insieme a Mike Watt e Stefano Pilia con Il Sogno del Marinaio, band squisitamente incline all’improvvisazione e al free jazz. In questa sua veste solista è molto diverso, suona pattern cadenzati su basi elettroniche, con un effetto a metà tra il tribale e il digitale. Sicuramente un interessante antipasto per tutti, e una bella soddisfazione per lui, che continuerà ad aprire per il cantante dei Radiohead nelle date europee.

Thom Yorke Collisioni Barolo

E poi ecco Thom Yorke, alieno sotto l’eclissi di luna, maestro Yoda delle avanguardie del millennio, mahatma dell’elettronica che addomestica il rock. Sagoma piccola e irrequieta, tutta nervi e voce eterea. Luigi De Palma, autore di queste foto, dice che è bello come la sua aura riesca a “magnetizzare” il suo obiettivo, facendogli scordare quasi del tutto le altre due presenze sul palco. Presenze che sono tutt’altro che secondarie, visto che parliamo di Nigel Godrich, produttore e quasi membro aggiunto dei Radiohead, e di Tarik Barri, artefice della visual art proiettata dietro il palco, con evoluzioni cromatiche di effetto spettacolare, che mille cellulari cercano di catturare e riverberare in bassa fedeltà sui propri social. 

In scaletta Thom Yorke dà spazio alle canzoni del suo primo disco solista, frammentando linee di basso in Black Swan e Harrowdown Hill (con una piccola esitazione tra lui e Godrich), riproponendo The Clock e la placida Atoms For Peace che chiuderà la serata. In quanto a Atoms For Peace inteso come progetto condiviso tra lui, Flea, Joey Waronker, Mauro Refosco e il fidato Nigel Godrich, ci sono Default e Amok, unico pezzo in cui il suono aperto della chitarra va a riempire ogni anfratto lasciato scoperto dalle programmazioni. 

Thom Yorke Collisioni Barolo

Tanto materiale anche dal secondo album Tomorrow’s Modern Boxes, che funge come nome assegnato a questa particolare formazione live. Come dice Thom Yorke a Giorgio Valletta, nell’intervista pubblicata sul numero di Luglio ora in edicola:

Abbiamo deciso di continuare a chiamarci Tomorrow’s Modern Boxes, nonostante quello sia pure il titolo del mio precedente disco solista. Ma è un nome che mi piace, credo che descriva con la giusta dose di ironia quello che cerchiamo di fare sul palco, relazionandoci con la tecnologia secondo le nostre capacità e possibilità. 

Thom Yorke Collisioni Barolo

E poi c’è la quasi totalità dell’ultimo Anima; nonostante l’album sia ancora giovanissimo nelle esibizioni dal vivo e nelle orecchie degli ascoltatori, si può dire che siano questi i pezzi che abbiano più adrenalina e coinvolgimento. Not The News, con il suo crescendo orchestrale e la strana storia del numero di telefono, potrebbe diventare la canzone rappresentativa della discografia solista di Thom Yorke. Altri momenti molto serrati sono Twist e Traffic, che concludono la prima parte di concerto. E soprattutto è emozionante Dawn Chorus, al ritorno sul palco: uno stillicidio totalmente privo di beat e sovrastrutture, con pochi accordi insistenti sulla tastiera (synth sul disco, ma dal vivo col timbro del pianoforte), e un flusso di coscienza sussurrato su una nota ripetuta. Il perfetto esempio di come Thom Yorke riesca a descrivere una malinconia, un abbandono, un addio, partendo da elementi più rarefatti possibile. 

Veloci risposte alle F.A.Q. più frequenti. 1) Canta qualcosa dei Radiohead? No. 2) Dice qualcosa tra un pezzo e l’altro? Proprio nulla, a parte “ciao”, “come va”, “buona serata”. 3) Quanto dura il concerto? Circa due ore, una ventina di canzoni. 4) Qualcosa da Suspiria? Stavolta non Suspirium, ma Has Ended.

Il mese di eventi a Barolo, iniziato nel plenilunio della “luna fragola”, si conclude con l’eclissi parziale che raggiunge il suo massimo nel momento del saluto finale. Con Thom Yorke finisce l’edizione 2019 “mixtape” di Collisioni, festival molto sui generis, visto che mescola letteratura e musica, giornalismo e spettacolo, con ospiti che vanno dai più popolari e mainstream ai più impegnati e di nicchia. Anche quest’anno si è ripetuto il piccolo miracolo logistico delle navette che garantiscono, in questo piccolo paese delle Langhe, un’accessibilità serena e sostenibile. 

Un ultimo saluto, quindi, ai cartelloni sul palco sui quali campeggia una musicassetta tipicamente anni 90. Dopo aver visto i concerti di Eddie Vedder, Liam Gallagher e ora Thom Yorke, penso che probabilmente le mie cassettine di Ten, (What’s The Story) Morning Glory e Ok Computer possano essersi trovate vicine, in un qualche viaggio in macchina dell’epoca, quando le autoradio avevano l’ingresso per le cassette. Poi è arrivato il cd, re instaurato dalla rivoluzione digitale, la stessa che l’ha poi destituito (con contributo decisivo di In Rainbows dei Radiohead, tra l’altro). Il supporto è morto, viva il supporto. 

Guarda le foto del concerto di Thom Yorke, a cura di Luigi De Palma.


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