Rumore 350 | Marzo 2021 – Franco Battiato, la voce del padrone 40 anni dopo

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Tutti i contenuti del numero 350 di Rumore, marzo 2021. Franco Battiato, la voce del padrone 40 anni dopo

Se c’è un disco, uno solo, che ha incarnato l’idea di una musica sì commerciabile ma adulta, pop ma consapevole, nella storia della musica italiana, questo è senza dubbio La Voce Del Padrone di Franco Battiato. L’album che infranse il milione di copie vendute compie in queste settimane 40 anni tondi tondi di vita, e infatti viene ristampato in una edizione speciale dalla Universal. Disco leggendario sia per la sua popolarità diffusa, sia per le (poche) canzoni ivi contenute poi rimaste nel DNA della musica nazionale (basta scegliere a caso dalla scaletta), sia per quel mix di accessibilità e visione: tutti elementi alla base dell’identità del suo autore. Visto e considerato che il maestro di Catania si è da tempo ritirato a vita privata (non sono previsti nuovi album o esibizioni, ma solo un silenzioso ritiro presso le amate pendici dell’Etna), ci siamo fatti fiancheggiare da due accompagnatori d’eccezione in questo viaggio. Il suo braccio destro – Francesco Messina, che ripercorre tutta la storia di Battiato e del disco attraverso ricordi e aneddoti assolutamente incredibili – e il braccio “tecnico”, ossia Pino “Pinaxa” Pischetola. Ne viene fuori un ritratto del personaggio e dell’autore Battiato, di tutta la sua magmatica carriera e di un’Italia all’apice del boom che scopriva di ritrovarsi in casa e in classifica un pop di qualità mai visto e sentito prima. Insomma, La Voce Del Padrone compie 40 anni e li porta benissimo: si tratta di uno dei pochi dischi davvero fulcro di un paese e di un’epoca. Da qui comincia il numero 350 di “Rumore”, marzo 2021, tra rare immagini di repertorio e storie che si sono riverberate fino a oggi, tanto da cementare la leggenda di uno dei più grandi compositori che l’Italia abbia mai generato, Franco Battiato. A una firma e un fan d’eccezione – il nostro Alessandro Besselva Averame – il compito di tirare le fila di tutta la vicenda.

Dalla Sicilia di Franco Battiato fa alla Scozia di una coppia formidabile: Mogwai e Arab Strap. Due leggende della musica scozzese tornano quasi in contemporanea. Se i Mogwai negli anni hanno sempre avuto una produzione costante – il nuovo album peraltro celebra la loro prima volta in cima alla classifica di vendita inglese dopo 25 anni di carriera, insospettabili effetti della pandemia globale?! – diversa è la storia per gli Arab Strap. La coppia composta da Aidan Moffat e Malcolm Middleton era scoppiata o comunque rimasta assopita: ritorna oggi dopo un silenzio lunghissimo durato anni e lo fa con un album molto consistente, specie per standard così elevati. Diego Ballani e Francesco Vignani ci riportano quindi dalle parti di Glasgow, per rielaborare dal passato a oggi la gloriosa storia del rock indipendente scozzese, una delle cose migliori capitate alla musica che più amiamo negli ultimi decenni.

Se parliamo di musiche avventurose quanto apprezzate di ieri e di oggi, viene facile spendere il nome di Pharoah Sanders: un ottuagenario gigante della musica che da decenni accompagna le evoluzioni sonore dagli anni 60, andando sempre molto oltre le origini jazz. Siccome l’uomo non è di quelli che affrontano imprese facili, ha deciso di fare coppia con Floating Points, all’anagrafe Sam Shepherd, uno dei più talentuosi produttori elettronici del nuovo millennio. Di più, come se non bastasse, la coppia si è poi fatta aiutare dalla London Symphony Orchestra per realizzare un album assieme. La storia dell’incrocio fra diverse epoche e generi come l’elettronica, la musica sinfonica e i jazz è piuttosto datata. Complice quindi un album nuovo così ambizioso come Promises, Andrea Pomini e Mauro Fenoglio hanno a loro volta fatto team per indagare e provare a riassumerla dagli inizi ai giorni nostri.

Un’altra storia preziosa che riemerge dal passato nazionale è quella dei Nabat. Bologna, fine anni 70. Il leader riconosciuto Stefano Cimato (per tutti Steno) racconta con dovizia di particolari al nostro Andrea Valentini tutto il percorso della sua band, quando tra sottoculture skin e punk riuscì a farsi largo a bordate di Oi!, diventando rappresentazione stessa di un genere antagonista. Dentro questa faccenda ci sta di tutto, dai corteggiamenti major a Red Ronnie, da Freak Antoni ai Wu Ming. Ma soprattutto ci sta la riproposizione dell’intero catalogo della band in digitale, grazie al prodigioso lavoro di Tufo Rock Records e Ammonia Records.

Ma procediamo poi oltre: fra gli articoli di approfondimento in testa al giornale ci sono quelli dedicati alla londinese Arlo Parks, intervistata per noi da Giorgio Valletta. Altri focus italiani da menzionare sono quelli su A/lpaca, Fusaro, Unalei e Petrolio, senza dimenticare la freschezza estera ed emergente di Whitney K. e Heavy Feather. E poi: Julia Stone – meglio nota come metà del duo omonimo con il fratello Angus – racconta a Barbara Santi i dischi della sua formazione. Tanti consigli di lettura, come sempre: recensiamo il nuovo libro “pedagogico” di Francesco “Kento” Carlo, l’attesissimo nuovo romanzo di Don DeLillo e la straordinaria antologia di Ian Penman, firma storica del giornalismo musicale britannico. Claudio Sorge rimette invece nero su bianco la storia degli Iron Butterfly, band statunitense emersa a fine anni 60 e troppo spesso sottovalutata: un box celebrativo crea il movente per spiegare il perché.

Il disco del mese è quello degli umbratili canadesi The Weather Station: guidata dall’attrice e musicista Tamara Lindeman, la band di Toronto ha pubblicato un disco di pop rock “adulto” come non si sentiva da tempo. Di tutt’altra pasta sonora invece il nostro album italiano del mese: si tratta dell’esordio de La Morte Viene Dallo Spazio. Oscurità, new wave, psichedelia, horror e kraut rock messi assieme da una band di eminenze grigie della scena nazionale. Fra le altre recensioni segnaliamo poi quelle delle nuove uscite di Alice Cooper, DJ Muggs, Paolo Benvegnù, Sister, Death Cab For Cutie, Thurston Moore, Acid Mammoth, Mace, Tindersticks, Eversor, Ghemon, Xiu Xiu, David Shea, Ron Gallo, Deep Purple, Serpentwithfeet, Eyehategod, Belle Orchestre, Pale Waves, The Pretty Reckless, Moonspell, Antonio Aiazzi & Gianni Maroccolo, Venerus, Madlib; oltre alle ristampe di Lloyd Cole, Joe Strummer, Stereolab, The Sick Rose, L7, Japan, The Black Crowes e tantissimi altri.

“Rumore” 350, febbraio 2020, è in edicola: al prezzo, inclusa la guida allegata, di 7.00 euro. Disponibile anche la versione digitale da scaricare. Buona lettura!

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Se c’è un disco, uno solo, che ha incarnato l’idea di una musica sì commerciabile ma adulta, pop ma consapevole, nella storia della musica italiana, questo è senza dubbio La Voce Del Padrone di Franco Battiato. L’album che infranse il milione di copie vendute compie in queste settimane 40 anni tondi tondi di vita, e infatti viene ristampato in una edizione speciale dalla Universal. Disco leggendario sia per la sua popolarità diffusa, sia per le (poche) canzoni ivi contenute poi rimaste nel DNA della musica nazionale (basta scegliere a caso dalla scaletta), sia per quel mix di accessibilità e visione: tutti elementi alla base dell’identità del suo autore. Visto e considerato che il maestro di Catania si è da tempo ritirato a vita privata (non sono previsti nuovi album o esibizioni, ma solo un silenzioso ritiro presso le amate pendici dell’Etna), ci siamo fatti fiancheggiare da due accompagnatori d’eccezione in questo viaggio. Il suo braccio destro – Francesco Messina, che ripercorre tutta la storia di Battiato e del disco attraverso ricordi e aneddoti assolutamente incredibili – e il braccio “tecnico”, ossia Pino “Pinaxa” Pischetola. Ne viene fuori un ritratto del personaggio e dell’autore Battiato, di tutta la sua magmatica carriera e di un’Italia all’apice del boom che scopriva di ritrovarsi in casa e in classifica un pop di qualità mai visto e sentito prima. Insomma, La Voce Del Padrone compie 40 anni e li porta benissimo: si tratta di uno dei pochi dischi davvero fulcro di un paese e di un’epoca. Da qui comincia il numero 350 di “Rumore”, marzo 2021, tra rare immagini di repertorio e storie che si sono riverberate fino a oggi, tanto da cementare la leggenda di uno dei più grandi compositori che l’Italia abbia mai generato, Franco Battiato. A una firma e un fan d’eccezione – il nostro Alessandro Besselva Averame – il compito di tirare le fila di tutta la vicenda.

Dalla Sicilia di Franco Battiato fa alla Scozia di una coppia formidabile: Mogwai e Arab Strap. Due leggende della musica scozzese tornano quasi in contemporanea. Se i Mogwai negli anni hanno sempre avuto una produzione costante – il nuovo album peraltro celebra la loro prima volta in cima alla classifica di vendita inglese dopo 25 anni di carriera, insospettabili effetti della pandemia globale?! – diversa è la storia per gli Arab Strap. La coppia composta da Aidan Moffat e Malcolm Middleton era scoppiata o comunque rimasta assopita: ritorna oggi dopo un silenzio lunghissimo durato anni e lo fa con un album molto consistente, specie per standard così elevati. Diego Ballani e Francesco Vignani ci riportano quindi dalle parti di Glasgow, per rielaborare dal passato a oggi la gloriosa storia del rock indipendente scozzese, una delle cose migliori capitate alla musica che più amiamo negli ultimi decenni.

Se parliamo di musiche avventurose quanto apprezzate di ieri e di oggi, viene facile spendere il nome di Pharoah Sanders: un ottuagenario gigante della musica che da decenni accompagna le evoluzioni sonore dagli anni 60, andando sempre molto oltre le origini jazz. Siccome l’uomo non è di quelli che affrontano imprese facili, ha deciso di fare coppia con Floating Points, all’anagrafe Sam Shepherd, uno dei più talentuosi produttori elettronici del nuovo millennio. Di più, come se non bastasse, la coppia si è poi fatta aiutare dalla London Symphony Orchestra per realizzare un album assieme. La storia dell’incrocio fra diverse epoche e generi come l’elettronica, la musica sinfonica e i jazz è piuttosto datata. Complice quindi un album nuovo così ambizioso come Promises, Andrea Pomini e Mauro Fenoglio hanno a loro volta fatto team per indagare e provare a riassumerla dagli inizi ai giorni nostri.

Un’altra storia preziosa che riemerge dal passato nazionale è quella dei Nabat. Bologna, fine anni 70. Il leader riconosciuto Stefano Cimato (per tutti Steno) racconta con dovizia di particolari al nostro Andrea Valentini tutto il percorso della sua band, quando tra sottoculture skin e punk riuscì a farsi largo a bordate di Oi!, diventando rappresentazione stessa di un genere antagonista. Dentro questa faccenda ci sta di tutto, dai corteggiamenti major a Red Ronnie, da Freak Antoni ai Wu Ming. Ma soprattutto ci sta la riproposizione dell’intero catalogo della band in digitale, grazie al prodigioso lavoro di Tufo Rock Records e Ammonia Records.

Ma procediamo poi oltre: fra gli articoli di approfondimento in testa al giornale ci sono quelli dedicati alla londinese Arlo Parks, intervistata per noi da Giorgio Valletta. Altri focus italiani da menzionare sono quelli su A/lpaca, Fusaro, Unalei e Petrolio, senza dimenticare la freschezza estera ed emergente di Whitney K. e Heavy Feather. E poi: Julia Stone – meglio nota come metà del duo omonimo con il fratello Angus – racconta a Barbara Santi i dischi della sua formazione. Tanti consigli di lettura, come sempre: recensiamo il nuovo libro “pedagogico” di Francesco “Kento” Carlo, l’attesissimo nuovo romanzo di Don DeLillo e la straordinaria antologia di Ian Penman, firma storica del giornalismo musicale britannico. Claudio Sorge rimette invece nero su bianco la storia degli Iron Butterfly, band statunitense emersa a fine anni 60 e troppo spesso sottovalutata: un box celebrativo crea il movente per spiegare il perché.

Il disco del mese è quello degli umbratili canadesi The Weather Station: guidata dall’attrice e musicista Tamara Lindeman, la band di Toronto ha pubblicato un disco di pop rock “adulto” come non si sentiva da tempo. Di tutt’altra pasta sonora invece il nostro album italiano del mese: si tratta dell’esordio de La Morte Viene Dallo Spazio. Oscurità, new wave, psichedelia, horror e kraut rock messi assieme da una band di eminenze grigie della scena nazionale. Fra le altre recensioni segnaliamo poi quelle delle nuove uscite di Alice Cooper, DJ Muggs, Paolo Benvegnù, Sister, Death Cab For Cutie, Thurston Moore, Acid Mammoth, Mace, Tindersticks, Eversor, Ghemon, Xiu Xiu, David Shea, Ron Gallo, Deep Purple, Serpentwithfeet, Eyehategod, Belle Orchestre, Pale Waves, The Pretty Reckless, Moonspell, Antonio Aiazzi & Gianni Maroccolo, Venerus, Madlib; oltre alle ristampe di Lloyd Cole, Joe Strummer, Stereolab, The Sick Rose, L7, Japan, The Black Crowes e tantissimi altri.

“Rumore” 350, febbraio 2020, è in edicola: al prezzo, inclusa la guida allegata, di 7.00 euro. Disponibile anche la versione digitale da scaricare. Buona lettura!

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Se c’è un disco, uno solo, che ha incarnato l’idea di una musica sì commerciabile ma adulta, pop ma consapevole, nella storia della musica italiana, questo è senza dubbio La Voce Del Padrone di Franco Battiato. L’album che infranse il milione di copie vendute compie in queste settimane 40 anni tondi tondi di vita, e infatti viene ristampato in una edizione speciale dalla Universal. Disco leggendario sia per la sua popolarità diffusa, sia per le (poche) canzoni ivi contenute poi rimaste nel DNA della musica nazionale (basta scegliere a caso dalla scaletta), sia per quel mix di accessibilità e visione: tutti elementi alla base dell’identità del suo autore. Visto e considerato che il maestro di Catania si è da tempo ritirato a vita privata (non sono previsti nuovi album o esibizioni, ma solo un silenzioso ritiro presso le amate pendici dell’Etna), ci siamo fatti fiancheggiare da due accompagnatori d’eccezione in questo viaggio. Il suo braccio destro – Francesco Messina, che ripercorre tutta la storia di Battiato e del disco attraverso ricordi e aneddoti assolutamente incredibili – e il braccio “tecnico”, ossia Pino “Pinaxa” Pischetola. Ne viene fuori un ritratto del personaggio e dell’autore Battiato, di tutta la sua magmatica carriera e di un’Italia all’apice del boom che scopriva di ritrovarsi in casa e in classifica un pop di qualità mai visto e sentito prima. Insomma, La Voce Del Padrone compie 40 anni e li porta benissimo: si tratta di uno dei pochi dischi davvero fulcro di un paese e di un’epoca. Da qui comincia il numero 350 di “Rumore”, marzo 2021, tra rare immagini di repertorio e storie che si sono riverberate fino a oggi, tanto da cementare la leggenda di uno dei più grandi compositori che l’Italia abbia mai generato, Franco Battiato. A una firma e un fan d’eccezione – il nostro Alessandro Besselva Averame – il compito di tirare le fila di tutta la vicenda.

Dalla Sicilia di Franco Battiato fa alla Scozia di una coppia formidabile: Mogwai e Arab Strap. Due leggende della musica scozzese tornano quasi in contemporanea. Se i Mogwai negli anni hanno sempre avuto una produzione costante – il nuovo album peraltro celebra la loro prima volta in cima alla classifica di vendita inglese dopo 25 anni di carriera, insospettabili effetti della pandemia globale?! – diversa è la storia per gli Arab Strap. La coppia composta da Aidan Moffat e Malcolm Middleton era scoppiata o comunque rimasta assopita: ritorna oggi dopo un silenzio lunghissimo durato anni e lo fa con un album molto consistente, specie per standard così elevati. Diego Ballani e Francesco Vignani ci riportano quindi dalle parti di Glasgow, per rielaborare dal passato a oggi la gloriosa storia del rock indipendente scozzese, una delle cose migliori capitate alla musica che più amiamo negli ultimi decenni.

Se parliamo di musiche avventurose quanto apprezzate di ieri e di oggi, viene facile spendere il nome di Pharoah Sanders: un ottuagenario gigante della musica che da decenni accompagna le evoluzioni sonore dagli anni 60, andando sempre molto oltre le origini jazz. Siccome l’uomo non è di quelli che affrontano imprese facili, ha deciso di fare coppia con Floating Points, all’anagrafe Sam Shepherd, uno dei più talentuosi produttori elettronici del nuovo millennio. Di più, come se non bastasse, la coppia si è poi fatta aiutare dalla London Symphony Orchestra per realizzare un album assieme. La storia dell’incrocio fra diverse epoche e generi come l’elettronica, la musica sinfonica e i jazz è piuttosto datata. Complice quindi un album nuovo così ambizioso come Promises, Andrea Pomini e Mauro Fenoglio hanno a loro volta fatto team per indagare e provare a riassumerla dagli inizi ai giorni nostri.

Un’altra storia preziosa che riemerge dal passato nazionale è quella dei Nabat. Bologna, fine anni 70. Il leader riconosciuto Stefano Cimato (per tutti Steno) racconta con dovizia di particolari al nostro Andrea Valentini tutto il percorso della sua band, quando tra sottoculture skin e punk riuscì a farsi largo a bordate di Oi!, diventando rappresentazione stessa di un genere antagonista. Dentro questa faccenda ci sta di tutto, dai corteggiamenti major a Red Ronnie, da Freak Antoni ai Wu Ming. Ma soprattutto ci sta la riproposizione dell’intero catalogo della band in digitale, grazie al prodigioso lavoro di Tufo Rock Records e Ammonia Records.

Ma procediamo poi oltre: fra gli articoli di approfondimento in testa al giornale ci sono quelli dedicati alla londinese Arlo Parks, intervistata per noi da Giorgio Valletta. Altri focus italiani da menzionare sono quelli su A/lpaca, Fusaro, Unalei e Petrolio, senza dimenticare la freschezza estera ed emergente di Whitney K. e Heavy Feather. E poi: Julia Stone – meglio nota come metà del duo omonimo con il fratello Angus – racconta a Barbara Santi i dischi della sua formazione. Tanti consigli di lettura, come sempre: recensiamo il nuovo libro “pedagogico” di Francesco “Kento” Carlo, l’attesissimo nuovo romanzo di Don DeLillo e la straordinaria antologia di Ian Penman, firma storica del giornalismo musicale britannico. Claudio Sorge rimette invece nero su bianco la storia degli Iron Butterfly, band statunitense emersa a fine anni 60 e troppo spesso sottovalutata: un box celebrativo crea il movente per spiegare il perché.

Il disco del mese è quello degli umbratili canadesi The Weather Station: guidata dall’attrice e musicista Tamara Lindeman, la band di Toronto ha pubblicato un disco di pop rock “adulto” come non si sentiva da tempo. Di tutt’altra pasta sonora invece il nostro album italiano del mese: si tratta dell’esordio de La Morte Viene Dallo Spazio. Oscurità, new wave, psichedelia, horror e kraut rock messi assieme da una band di eminenze grigie della scena nazionale. Fra le altre recensioni segnaliamo poi quelle delle nuove uscite di Alice Cooper, DJ Muggs, Paolo Benvegnù, Sister, Death Cab For Cutie, Thurston Moore, Acid Mammoth, Mace, Tindersticks, Eversor, Ghemon, Xiu Xiu, David Shea, Ron Gallo, Deep Purple, Serpentwithfeet, Eyehategod, Belle Orchestre, Pale Waves, The Pretty Reckless, Moonspell, Antonio Aiazzi & Gianni Maroccolo, Venerus, Madlib; oltre alle ristampe di Lloyd Cole, Joe Strummer, Stereolab, The Sick Rose, L7, Japan, The Black Crowes e tantissimi altri.

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Redazione Rumore
Redazione Rumorehttps://rumoremag.com
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