•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Di Rossano Lo Mele

In uno degli ultimi video postati sul suo profilo Instagram (@bezmondays), lo troviamo intento a prendere a cazzotti un punchball. Sistemato in salotto, vicino a una credenza che contiene teiere e una tazza a forma di muso di panda. Stiamo parlando di Mark Berry, in arte Bez, 57 anni tra qualche settimana. Nato dalle parti di Manchester e che della scena locale è stato gloria superflua e leggenda superficiale. Dovesse aprire un profilo su Linkedin o inviare un curriculum vitae alla ricerca di un lavoro, tra le sue qualifiche potrebbe scrivere appena questo: suonatore di maracas. Ah, no, occasionalmente anche ballerino. Ma, come si sa, in molti casi la vita di un uomo non coincide con il suo CV, anzi. Nel suo caso, soprattutto. 

Tiriamo due colonne, da una parte mettiamo la musica, dall’altra tutto il resto. Per quanto riguarda la prima, è presto detto. Il suo amico Shaun Ryder (un altro che quanto ad assunzione di sostanze, abusi vari e conseguente pinguedine potrebbe essere docente universitario) lo coinvolse negli Happy Mondays. Li ricorderete, erano gli anni scintillanti ed eccessivi in cui Manchester divenne Madchester: Stone Roses, Inspiral Carpets, Charlatans, iconografia baggy e tutto il resto. Accasati presso la storica Factory Records, i Mondays incarnavano la variante ignorante del genere, quella che – parafrasando una celebre quanto ingenerosa traduzione di Simon Reynolds – avremmo potuto definire “generazione ballo/sballo”. Non si trattava di geni, ma in un contesto di passaggio storico e incrocio fra linguaggi diversi come il rock, la dance e il pop, il gioco funzionò. Almeno fino a quando l’album Yes Please! del ’92, incaricato di fare il botto, non fallì l’obiettivo. Questo tende a succedere quando a girare le manopole produttive invece di due vecchi marpioni del mixer come Steve Osborne e Paul Oakenfold ci infili (come ripiego, va detto), due intellettuali tipo Tina Weymouth e Chris Frantz (già nei Talking Heads con David Byrne). Finita quell’avventura Ryder decise di coinvolgere Bez anche nel suo progetto successivo, i Black Grape: trattavasi di una pallida copia appendice degli Happy Mondays, ma che importava, giacché a fine ’90, in pieno blairismo e cool Britannia, qualsiasi autoctono con un disco in mano finiva in classifica. Stiamo esagerando, va da sé, ma fra le scorie del Britpop c’era anche questa enfasi commerciale e culturale verso la musica nazionale (fosco presagio divenuto realtà altrove, anni dopo). A domanda precisa – ti senti responsabile del fallimento della Factory grazie al flop degli ultimi Happy Mondays? – ha risposto in maniera negativa, in totale disaccordo. Da lì in poi la colonna delle esperienze musicali di Bez può essere flaggata con semplici rimpatriate, ritorni, ristampe e tour celebrativi (fino a quando si poteva, ossia fine 2019 per i Mondays). In tutti questi anni e contesti Bez si è limitato – almeno ufficialmente, il back office come detto è un’altra storia – a suonare le maracas e ballare gaglioffamente sul palco.

Svicoliamo perciò veloci verso l’altra colonna del curriculum, quella delle competenze esistenziali vere e proprie. Fra cui – lasciando indietro qualcosa nell’hard disk dei nostri cervelli – possiamo enumerare: apicultore. Autore di una autobiografia di grande successo (Freaky Dancin’). Personaggio televisivo, soprattutto di reality show (Grande Fratello inglese incluso). E conseguentemente politico, fondatore del RealityParty. Sostenitore di un ente di beneficienza per homeless. Senza dimenticare (una decina di anni fa), l’arresto per aver preso a botte la fidanzata dell’epoca, madre di suo figlio. Dicevamo del punchball. Da qualche giorno Bez ha lanciato un suo canale YouTube. Di fitness. Capito bene. Si chiama Get Buzzin’ With Bez. Raccoglie lezioni di fitness. Lui al parco, in inverno, in tuta, col tappetino, insieme al suo personal trainer. Che gli spiega come fare il crunch per gli addominali, la corsa a ginocchia alte, 30 secondi di riposo, flessioni e così via. Alla fine di ogni episodio c’è anche la tabella con gli esercizi e le ripetizioni da eseguire. Come la scheda in palestra. Osservato in diretta, il fenomeno sembra riscuotere già un notevole successo. Una puntata a settimana. Bez dice di averlo fatto perché con il Covid si era impigrito sul divano, assorbendo cibo e peso. Questa la sua reazione. I denti rimangono invece quelli di sempre, pochi, ché a poco serve il fitness per quelli. Ma certo la popolarità sugli schermi è da ormai parecchio tempo il movente della vita di Bez. In questo simile a un collega appena più grande, Johnny Rotten: quello coinvolto nella cosiddetta grande truffa del rock’n’roll. E in fondo sempre lì si ritorna o ci si evolve. Anche se oggi li chiamiamo influencer e ci domandiamo: ma cosa sanno fare esattamente questi/e, oltre a mostrare l’ultimo miracoloso integratore? Che meriti hanno? Cosa hanno fatto nella carriera? Chiedetelo al suonatore di maracas, ma senza sparare. The great rock’n’roll swindle


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •