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di Mario Ruggeri

È un grido di allarme che non cesserà. È una richiesta di aiuto che deve essere ascoltata. Già ora, e nei prossimi mesi, il nostro patrimonio musicale (nostro, inteso come mondo) rischia di essere messo a dura prova. Molti non ce la faranno. Sembra quasi assurdo dirlo, ma in realtà ciò che è a rischio non è solo la meravigliosa resistenza artistica di migliaia di band, artisti, promoter, manager etichette, (a cui va ogni giorno il nostro abbraccio e, laddove possibile, il nostro supporto): in fondo, se in Italia si è creato un circuito, qualunque genere esso rappresenti, lo dobbiamo a loro. Gli artisti non ci fanno divertire: creano cultura, comunicazione, arte. Un concetto ben diverso. In ballo, oggi, c’è anche la nostra socialità. Il nostro poterci raggruppare, sotto il palco: condividere, conoscere e conoscersi, vivere. La musica. E tutto ciò che le gravita intorno. Sono tanti, troppi i locali che oggi fanno i conti con la possibilità di non riaprire, tra incertezze normative e un futuro che non è più programmabile. Anche un simbolo del nostro paese come il Bloom di Mezzago: il centro culturale iconico della nostra penisola. Da poco ha compiuto 33 anni, e oggi si chiede se ce ne saranno altrettanti. Con grande dignità, e sempre a modo suo, ha aperto una raccolta fondi per potersi garantire almeno la sopravvivenza, in questo tempo sospeso. Perché i costi della burocrazia, purtroppo non si fermano.

Il Bloom lancia la campagna Sotto La Stessa Tempesta, a cui tutti quanti possono aderire.

Un’azione di Crowdfunding per continuare a sperare e a poter progettare un futuro, seppur piccolo possa essere, in nome dell’arte, della cultura, della musica e della condivisione. Abbiamo chiesto ad Aldo Castelli, presidente della Cooperativa “Il Visconte Di Mezzago” e tra i fondatori del Bloom, e a Massimo Pirotta, anch’egli tra i fondatori del Bloom e tra gli altri co-autore di Sviluppi Incontrollati (Vololibero Edizioni, 2012) che racconta per testimonianze, la storia del Bloom stesso.

Aldo Castelli ci racconta la situazione attuale del Bloom:
Dall’inizio di marzo tutte le attività di Bloom sono bloccate. Concerti, cinema, corsi, bar, tutto chiuso. Anche Terrestra, grossa iniziativa sull’ambiente in cui abbiamo coinvolto molti comuni e realtà del territorio, ha dovuto essere interrotta. Noi però non ci siamo fermati. Tramite il nostro sito, facebook ecc ci siamo sforzati di far capire che non siamo spariti ed attivi, che siamo sempre qui alive and kicking. Durante il lockdown abbiamo contribuito all’iniziativa StayOn organizzata dal circuito di locali e festival Keep On Live, dove ogni realtà che ha partecipato ha proposto dirette streaming dalla propria pagina Facebook di artisti che solitamente collaborano o vengono ospitati dai singoli club. Come Bloom abbiamo ospitato: Tia Airoldi, Gab de La Vega, Federico Dragogna,  Lello Cassinotti, Luca Garlaschelli, Davide Genco,Walter Sguazzin,Claudia Buzzetti. L’iniziativa si è conclusa il 13 Aprile, ma noi abbiamo proseguito autonomamente con la programmazione di “Bloom Hold On” con altre dirette e contributi di: Enrico Gabrielli (il 25 Aprile), Francesca Belotti,  Diego Potron, Steve Wynn, Lilli Valcepina, One Horse Band, I Like Allie,  Abbiamo inoltre organizzato lo Shop on line dove si può acquistare il nostro merchandising e stiamo studiando come espandere per poter vendere anche il merchandising di band indipendenti. Sabato 16 maggio per il nostro 33° compleanno abbiamo fatto uscire su face book un filmato in cui sono assemblati brani di concerti “antichi”, di concerti recenti e interventi di persone più o meno famose che esprimono il loro pensiero su questi 33 anni di Bloom”.

Aldo spiega anche i motivi che hanno portato alla realizzazione della campagna Sotto La Stessa Tempesta
Questa campagna ha due obiettivi.Raccogliere fondi per far fronte a quelle spese che, anche con le attività chiuse, dobbiamo sostenere (affitto, utenze ecc). Percepire il sostegno e l’affetto di persone per cui Bloom è o è stata una parte importante nella vita
e ci spiega poi quale sarà il futuro prossimo del Bloom
Le informazioni, le indicazioni arrivano alla spicciolata Si va avanti modificando un giorno quello che si è programmato il giorno prima. Nell’immediato lavoriamo per partire con la pizzeria in terrazza dal primo giugno e con il cinema all’aperto dal 15 giugno. Non c’è ancora nulla di certo per i concerti. Molto dipenderà dalle regole di distanziamento da dover applicare che condizioneranno la capienza e di conseguenza il richiamo sul pubblico delle band da ospitare. Al momento ovviamente tutte le date programmate per la parte finale del 2020 sono state annullate o rinviate, ma non sappiamo a quando. Stiamo ragionando su forme alternative di spettacolo, ma è molto difficile perché non vogliamo rinunciare a quella che in tutti questi anni è stata la nostra idea guida ovvero aggregare le persone. Fare in modo che la gente si incontri, scambi idee, opinioni e faccia nasce cose nuove, nella musica e non solo. Su questo non ci arrendiamo, non c’è virus che tenga

Massimo Pirotta, invece, ci spiega che cosa vuol dire Essere Bloom
“Bloom dica “Rolls 34”? Sembra una preghiera laica in una sala d’aspetto “medical” scandita da un improbabile Jesus Christ Superstar che frequentò il tempio del grunge (così ci etichettarono nei ’90). Ma Bloom non è mai stato solo un rock club. Ok, ci sono passati pure Paul Simonon dei Clash, Frank Lisciando, fotografo ufficiale dei Doors ma anche Fernanda Pivano, Cecilia Strada di Emergency e Ugo Gregoretti, uno dei maestri del cinema italiano. Bloom Is Social perché ha sempre praticato l’inclusione, favorito l’arte degli incontri e il suo essere “porto di mare posizionato su più piani” è sempre stato incitamento e non l’essere “fermi al palo”. Bloom è cooperativa sociale (“non è a fine di lucro”, l’ho sentito dire all’infinito). Ed ora? La sfida è quella del potere proseguire. Al di là della carta moneta, l’arma vincente sarà quella delle nuove creatività. Fantasie, errori e clamori non sono mai mancati (una “carta vetrata” di sold-out e di flop). Inediti utilizzi di spazi, orari di apertura, ulteriore radicamento sul territorio. Un tutt’uno con altre realtà che si muovono sulle stesse coordinate. Non è questione di generi o generalità ma di sperimentare nuovi linguaggi. Fare rete. Si riprende nell’immediato? Bene, allora che sia cine-sdraiv in e non drive-in (una sedia a sdraio che mette alla “berlina”…) Musiche cercansi? Allora può dare frutti l’appello firmato da Radio Onda d’Urto, Festival Alta Felicità, Sherwood Festival. L’andirivieni all’interno dell’edificio deve ritornare (se no rimarrà il faticoso girovagare tra le dune del deserto). Differenziarsi, sempre. Allora, quando si girerà di nuovo la chiave per riaprire il Bloom (è di tutti voi) i primi con cui confrontarsi a tu per tu e in pubblico non sarà solo una band bensì le giovani ragazzi e i giovani ragazzi delle Brigate Volontarie per L’Emergenza milanesi, che quotidianamente stanno operando sul territorio nell’era del Covid-19. Chi meglio di loro può spiegare cosa le persone desiderano vedere e sentire?. Costretti alla psyco-trance urge immettere nuove forme di vita nella società (spettacolare?). Una scommessa da affrontare e da vincere e non da eludere: io la vedo così.


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