wire torino concerto

di Plinio Paolo Albera / foto di Luigi De Palma

Si sta come d’autunno al chiuso i concerti. Dopo lo strano e pigro e falso periodo post-estate, tornano i giorni da “andare per concerti”, come “andare per funghi”, da fare con regolarità, la stagione umida è quella giusta, meglio uscire di buon’ora, nei giorni fortunati trovi porcini sotto i castagni, nei giorni peggiori torni a casa con la retina semivuota. Conosci i posti, che sono quasi sempre gli stessi, ma non è detto che un giorno non ti sposti un po’ più in là. Anche al fotografo che vedi davanti al palco piace andare per concerti, ma lui ha parametri diversi, a lui interessa la luce, il movimento, in definitiva lo spettacolo. Un concerto disastroso per te può essere meraviglioso per lui, e viceversa. Per il fotografo il concetto dei funghi non vale, lui non ha pazienza, non ha tempo per meditare, il fotografo non applaude o paciocca il cellulare. Lui scatta, si sposta, scatta, cinquecento volte in dieci minuti. È un atleta. Questo per lui è il campionato. Squadre sempre diverse, a volte nomi da Serie A, altre volte nomi da Serie B, e non di rado finisce che preferisce la B alla A.

wire torino live report

Quindi, fuor di metafora, dopo un’estate di festival dai lunghi cartelloni, è il momento in cui si torna alle serate da club dedicate a un unico nome. Il nome del futuro, forse, che promette una carriera importante che ci farà compiacere di essere stati presenti nel qui e ora in cui tutto succedeva. O il nome del passato, magari, quello che per primo ha tracciato sentieri di stile che col tempo sarebbero diventati strade ampie e battute. Di quest’ultimo tipo sono i Wire, che passano in Italia per quattro date, a Torino, Bologna, Avellino e Roma. La prima è a Torino a Spazio211, qualche locandina fucsia rimasta incollata ricorda la timetable del Todays Festival che si è svolto in estate. Fuori l’erba è cresciuta, l’umidità anche. La sala piena indica che è un appuntamento molto speciale, soprattutto per chi ha il fiuto allenato da anni di degustazioni in vinile, anzi da vere e proprie scorpacciate.

wire torino spazio211

Sul palco Colin Newman, Graham Lewis, Robert Grey, più il giovane Matthew Simms da tempo stabilmente alla chitarra al posto di Bruce Gilbert. L’asta del microfono di Colin sorregge anche un tablet, dal quale raramente staccherà lo sguardo: una premura per non sgarrare una parola di pezzi che coprono più di quarant’anni? L’arco temporale della scaletta va dal 1977 (Three Girl Rhumba, dall’esordio Pink Flag) fino a oggi (Short Elevated Period e Playing Harp For The Fishes cantata da Graham, dall’ultimo Silver/Lead). Anzi, i più recenti in assoluto sono un paio di inediti ancora da pubblicare. In mezzo, canzoni distribuite tra tutte le decadi – Ahead, Drill, Art of Persistence, Red Barked Trees… – che hanno costruito nel tempo ciò che a Colin piace chiamare “rock brand” invece che “rock band” (vedi intervista nel numero 317). Probabilmente la dimensione live non è tra le priorità del marchio, più di un’ora non è concesso, interazione con il pubblico pochissima. Facile immaginare le loro prove per il tour: svelte, rocciose, dedicate più a fissare materiale composto una settimana fa, piuttosto che a ripescare classici che compiono decine di anni. I Wire oggi sono dei signori che non hanno voglia di annoiarsi. Che hanno l’aria di potersi esibire in una galleria d’arte come in un centro sociale. Che conservano creatività per pubblicare ancora oggi album brillanti. Che si autodefiniscono “la band più famosa di cui non hai mai sentito parlare” sapendo che è un “pay off” azzeccatissimo per il loro “brand”. E che hanno la consapevolezza di avere influenzato artisti più noti di loro: per usare un altro noto pay off, la band che “piace alla gente che piace”.

Nome da Serie A, il fotografo lo sa – Luigi De Palma è l’autore delle foto – anche se un po’ spera nell’imprevedibilità e spettacolo del campionato cadetto, delle sfide per la promozione. Il manuale del cercatore di funghi, invece, assegnerebbe 5 stelline su 5, ma non sempre trovi esemplari freschi e in quantità, e la retina rimane mezza vuota, oggi è andata così.