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(Beck – Odelay, 1996 – Geffen)

Riconoscere immediatamente un suono o un gusto è un riflesso automatico e quotidiano. “Rumore”, in collaborazione con Jameson, vi porta a scoprire ciò che li rende riconoscibili.

di Luca Minutolo

Proviamo a tracciare una summa definitiva, oppure a definire un minimo comun denominatore di tutti i passaggi di “gusto musicale” che abbiamo affrontato, approfondito e discusso fino ad ora. Probabilmente, se tentiamo di tirare fuori una media algebrica, il risultato sarà senza dubbio Odelay di Beck. Pensateci bene. C’è un genere, una sonorità, qualche caratteristica peculiare della storia musicale precedente alla pubblicazione di Odelay (18 giugno del 1996, per i più pignoli) che non sia confluito nella consacrazione al mondo intero del genio folle di Beck Hansen? Lasciate stare calcolatrici e pagine Wikipedia, la risposta è semplice e secca: no. Basta prendere come confine due dischi che abbiamo già affrontato su queste pagine: Ill Communication dei Beastie Boys e Slanted & Enchanted dei Pavement. Non a caso, con i primi, Beck condivide la mano invisibile dei Dust Brothers, accoppiata che come l’arto provvidenziale di Adam Smith prende dalla tradizione hip hop per ridistribuire equamente la lezione al popolo. Partendo proprio con la naturale estensione della lezione dei Beastie Boys, per il suo secondo disco ufficiale Beck estremizza al massimo consentito dalla legge il concetto di crossover. Se dalle parti del trio newyorkese si tratta di una naturale commistione di generi, sulla costa frastagliata del genio losangelino tutto confluisce in un solo calderone. Anche elementi inizialmente antitetici come il country e l’hip hop si ritrovano spalla a spalla all’interno dello stesso brano.

Prendete un pezzo come Devil’s Haircut e provate a definirne i contorni. A bloccarlo e ficcarlo in uno steccato. Devil’s Haircut è un giovane manzo che non vuol stare fermo. Scalcia saltando da un lato all’altro. In sequenza, nel brano di apertura di Odelay, potete trovare: un riff portante rubato da I Can Only Give You Everything dei Them di Van Morrison di matrice garage, il funk e le sue campionature che confluiscono nell’Hip Hop, l’andamento slacker (ed ecco sbucare i Pavement dall’angolo) e la furia hardcore nella voce di Beck a cesura violenta del brano. Il tutto imperniato da una psichedelia spicciola che lega tutti questi sapori contrastanti. Ecco, nella consacrazione di Beck c’è un forte legame di tutti questi elementi che suonano inaspettatamente coesi. Riduttivo però risolvere la questione nel crossover. Perché nel Beck di Odelay ogni genere viene domato dalla follia controllata del suo autore. In questo equilibrio precario, gioca un ruolo fondamentale il contributo dei Dust Brothers. L’utilizzo innovativo dei samples crea un’idilliaca terra di mezzo in cui i generi musicali più disparati possono convivere in armonia. In cui i Them (di cui abbiamo già fatto luce qualche riga più sopra) si legano al giro di batteria più celebre e rubato della storia, e che appartiene al Bernard Purdie di Soul Drums. Il soul, per l’appunto. Non solamente preso in esame come genere musicale, ma come risultato dell’anima poliedrica e inafferrabile di Beck. Per sublimare il concetto con una sola parola, prendiamo in prestito il dono della sintesi inglese: weird

La stranezza è infatti il gioco forza di Odelay. Un mostro fino ad allora sconosciuto e che attrae l’attenzione per il suo gusto esotico, inedito e quindi bollato come straniante. Durante un breve memorabilia sulla lavorazione di Odelay, Mike Simpson dei Dust Brothers ricorda lo stupore dell’approccio inedito di Beck ai campionamenti: “Si è trattato di un lavoro a cui non avevamo mai avuto il piacere di approcciarci prima di allora. Eravamo abituati a prendere i samples da altri dischi. Mentre con Beck è stato diverso. Ci diceva ‘ho alcune idee’, quindi attaccava la sua chitarra e cominciava a suonare. Noi prendevamo queste battute per lavorarci su, poi lui esclamava ‘Wow, non ricordavo di aver suonato qualcosa del genere’. Avevamo spiriti affini, uniti dagli stessi obbiettivi e con la voglia di realizzare la stessa musica”. Uno stato di grazia che ha reso possibile un nuovo approccio all’utilizzo del sample. Non solo come legale presa in prestito e stravolgimento di idee e suoni del passato. Con Odelay il sample diventa strumento. Il mezzo con cui Beck salta l’ostacolo del lo-fi di Mellow Gold per raggiungere la sua forma canzone definitiva, proprio perché non ha contorni precisi. Proprio come il buffo cane di razza Komondor in copertina supera l’ostacolo di un percorso di agility. Un mezzo con cui modificare nuove melodie, oppure stravolgere elementi già esistenti, regalando nuova linfa vitale e togliendo le ragnatele alle sonorità del passato. Una pratica che oggi è entrata a tutti gli effetti tra le procedure standard nella costruzione di un brano, ma che nel 1996 sembrava qualcosa di avveniristico nell’emisfero pop e, per l’appunto, talmente strano da risultare rivoluzionario.



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