PAUS

di Luca Minutolo

Chiamatelo Melting Pot, Crossover o come vi pare, ma l’influenza tra culture apparentemente opposte è una componente ormai fondamentale per chi si approccia a comporre musica al giorno d’oggi. I Paus, collettivo portoghese nato da membri di svariate band di Lisbona che vanno dall’hardcore all’art-pop, incarnano alla perfezione il significato contemporaneo di contaminazione. Provenienti da un paese lontano geograficamente dall’asse anglo-americana, eppure detentori sani di quel germe esotico che ha fatto la fortuna di una miriade di band che popolano gli ascolti e le classifiche degli ultimi dieci anni. Partendo da un’irruenta matrice post-punk, i Paus declinano al verbo tropicalista la catarsi liberatoria e atavica del noise più ossessivo. Una versione autoctona e selvaggia degli Zun Zun Egui, spinta dalla propulsione primordiale di percussioni e melodie basilari costruite su semplici elementi: basso, sintetizzatori e una batteria siamese su cui accanirsi in due. Clarao, il loro secondo disco pubblicato in Portogallo e Spagna lo scorso maggio, racchiude a pieno tutte queste caratteristiche. Ritornare alla terra attraverso la frenesia collettiva innescata da battiti primitivi e un approccio alla materia musicale totalmente libero da schemi e dogmi. Questo è il risultato della nostra chiacchierata con il collettivo portoghese, in occasione della riedizione fisica di Clarao per il mercato italiano.

Clarao:

Innanzitutto chi sono i Paus e da quali band provengono i membri del vostro progetto?

Siamo Fabio, Hélio, Makoto e Quim e veniamo da Lisbona. Abbiamo suonato e suoniamo in molte band della nostra zona. Dai Vicious Five ai Linda Martini, passando per i Caveira, Riding Pânico, If Lucy Fell, Man Eater e Blasfemea. Nei tardi anni ’90 abbiamo anche militato nella scena hardcore/punk portoghese.

Come vi siete approcciati alla realizzazione di Clarao?

Siamo andati in studio con Makoto e Fabio, che sono entrambi produttori. Abbiamo sistemato tutto e il primo a cui venisse un’idea – anche un beat di batteria, una linea di basso o un semplice pattern ai sintetizzatori – lo ha registrato. Di seguito abbiamo lavorato tutti assieme sugli spunti e i frammenti venuti fuori da questa sorta di brainstorming iniziale. Dopo aver messo assieme il tutto, siamo andati in sala prove per capire come suonare dal vivo i pezzi che erano venuti fuori.

Anche l’uso delle voci è piuttosto atipico. Sembrano quasi degli strumenti aggiunti che confluiscono all’impasto sonoro.

Si è vero, sfruttiamo le voci principalmente per la loro funzione melodica e strumentale. Prima di tutto abbiamo fatto attenzione al suono e al ritmo delle parole, per poi scrivere qualcosa che avesse un senso per tutta la band.

La vostra musica è una sorta di post-punk caraibico, in cui le voci prendono parte all’impasto strumentale. C’è una sorta di spinta primordiale che muove i vostri brani. Vi siete lasciati ispirare da alcune band o sonorità del passato, oppure è una miscela uscita fuori in maniera naturale dalle vostre esperienze come musicisti?

Sì, in effetti questa è una buona sintesi del nostro sound. È proprio così. Abbiamo tutti un età che si aggira attorno ai 35 anni, quindi abbiamo ascoltato tutti la stessa tipologia di musica fino ad oggi. È davvero difficile definire cosa ci abbia influenzato davvero. Crediamo che l’istinto sia la nostra influenza maggiore, e probabilmente anche l’intensità che infondiamo nella nostra musica. Ci piace far casino e non stiamo a pensare troppo alla nostra musica mentre la creiamo o la suoniamo assieme. Esce tutto fuori in maniera istintiva e diretta.

Corta Vazas:

Volendo cercare forzatamente dei punti d’incontro con altre band passate, possiamo dire che vi accostate all’approccio libero del movimento Tropicàlia? Anche per affinità culturali e geografiche.

È una sensazione che percepiscono in molti, e in alcuni sensi è anche vera. Suoniamo come alcune cose uscite fuori dal movimento Tropicàlia e Lisbona è una città piena di influenze africane e brasiliane. Inevitabilmente qualcosa è confluito nel nostro sound.

Gravitando sempre attorno al movimento Tropicàlia e alla sua attitudine, c’è anche un messaggio politico che volete diffondere attraverso la vostra musica?

Vogliamo diffondere il messaggio più politico in assoluto. L’unico messaggio politico che importa davvero è l’amore, in tutte le sue forme.

È un po’ atipico ascoltare band provenienti dal Portogallo. Ci sono alcuni gruppi portoghesi che ritenete importanti o che vorreste promuovere fuori dai vostri confini?

Ci sono molte ottime band portoghesi in questo momento. Alcune sono già in giro per il mondo a promuovere la propria musica, altre invece dovrebbero farlo al più presto. È facile imbattersi nei Buraka Som Sistema, Batida, Gala Drop, Throws and The Shine, Dead Combo, Legendary Tiger Man, Black Bombain, Marfox, More Than a Thousand, Devil In Me, Deolinda. Ce n’è per tutti I gusti e generi. Ma ci sono anche molti altri come Filho da Mãe, B Fachada, Jiboia, Linda Martini, Riding Pânico, Capicua, Sam the Kid, Orelha Negra che dovrebbero uscire a breve fuori dai nostri confini .

Ormai l’avvento di internet ha abbattuto qualsiasi confine, specialmente per quanto riguarda il versante musicale. Ascoltare una band portoghese può sembrare piuttosto esotico, ma del tutto naturale al giorno d’oggi. È stato difficile crescere come musicisti nel vostro paese?

A volte è frustrante, specialmente perché siamo davvero lontani dal centro nevralgico dell’Europa. Oggi in verità molte cose stanno cambiando. Il mondo circostante è molto più aperto alla nostra visione musicale, e anche i musicisti stessi stanno imparando che le nostre differenze rispetto agli standard inglesi o americani sono un punto di forza e non una limitazione.

Oggi è davvero difficile ridefinire il significato di Melting Pot. Probabilmente la vostra musica, come quella di tanti altri come voi, prova ad esprimere questo concetto in una nuova maniera. Secondo voi qual è il processo che porta le culture differenti ad influenzarsi l’un l’altra nel periodo storico che stiamo vivendo?

In qualsiasi maniera. Abbiamo accesso a qualsiasi tipologia di musica, arte ed esperienza. È naturale che l’accesso immediato a tutte queste informazioni ci influenzi come persone e, di conseguenza, come musicisti.

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