Nick Cave racconta come ha affrontato il lutto per la morte del figlio

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Nick Cave non ha paura di parlare apertamente del dolore e del lutto, sia attraverso la musica che nelle risposte ai fan sul suo sito Red Hand Filesqui, qui e qui le sue ultime uscite. Cave è tornato sulla tragica scomparsa del figlio quindicenne Arthur, avvenuta nel 2015, a cui è dedicato anche l’ultimo album Ghosteen, rispondendo a Carol e Luna, che hanno subito lo stesso lutto e gli chiedono come lo abbiano affrontato lui e la moglie Susie.

“Io e Susie”, scrive Cave, “abbiamo imparato molto sulla natura del lutto negli anni recenti. Siamo arrivati a capire che il lutto non è qualcosa che attraversi, non c’è un altro lato. Per noi, il lutto è diventato uno stile di vita, in cui abbiamo imparato ad arrenderci all’incertezza del mondo, pur mantenendo una posizione di ribellione alla sua indifferenza. Ci siamo arresi a qualcosa su cui non abbiamo nessun controllo, ma da cui ci siamo rifiutati di farci buttare giù. Il lutto è diventato sia un atto di sottomissione che di resistenza – un luogo di acuta vulnerabilità in cui, nel tempo, abbiamo sviluppato un senso amplificato della fragilità dell’esistenza.

Alla fine, questa consapevolezza della fragilità della vita ci ha riportati al mondo, trasformati. Abbiamo scoperto che il lutto era molto di più che disperazione e basta. Abbiamo scoperto che il lutto contiene molte cose –felicità, empatia, condivisione, tristezza, furia, gioia, perdono, combattività, gratitudine, stupore e perfino una certa pace. Per noi, il lutto è diventato un’attitudine, un sistema di credenze, una dottrina – un abitare consapevole dei nostri sé vulnerabili, protetti e arricchiti dall’assenza di una persona che amavamo e che abbiamo perso.

Continua Nick Cave: “Alla fine, il dolore è una totalità. È lavare i piatti, guardare Netflix, leggere un libro, vedere gli amici su Zoom, stare da soli o spostare mobili. Il lutto è tutte le cose reimmaginate attraverso le ferite del mondo. Ci rivela che non abbiamo controllo sugli eventi, e quando ci confrontiamo con la nostra impotenza, arriviamo a vederequesta impotenza come una sorta di libertà spirituale. Il dolore di Susie è diventato parte della sua chimica, si muove nel suo flusso sanguigno come una forza, e sebbene si trovi spesso al confine dei sogni, lei rimane forte nella sua impotenza e ostinatamente stupita dal funzionamento del mondo. Susie dice di dirvi che le dispiace molto, davvero molto, per le vostre perdite, e guardandola adesso, posso solo dirvi che, col tempo, c’è una strada, non per uscire dal lutto, ma per entrarci profondamente”.

Redazione Rumore
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