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“Perché scrivi?” chiede Will a Nick Cave su The Red Hand Files, domanda per niente banale soprattutto alla luce dell’ultimo, personalissimo album Ghosteen. La risposta, che arriva unita a quelle ad altre due domande – “qual è la tua inclinazione politica, in senso ampio” e “quanto sei ‘svegliato'”, come al solito, merita di essere letta: “Uno dei motivi per cui scrivo”, spiega Cave – che la prossima estate potremo rivedere dal vivo dalle nostre parti -, “è che mi permette di andare oltre il mondo conosciuto, in un mondo inspiegabile e non familiare.Come autore ho preso un impegno con l’incertezza e per abbracciare quello che non conosco, perché è lì che esiste il vero significato. Mi permette di scrivere canzoni che hanno dentro di loro lo spirito della ricerca e della reciprocità. Lascia che mi apra all’opportunità, un senso di potenzialità indefinita, e mi riempie di devozione verso il mistero del mondo con i suoi oceani profondi e le foreste oscure. Questo concetto di incertezza, di dubbio, contiene una quantità enorme di potere creativo ed è sempre accompagnato da uno stato di bisogno di qualcosa oltre le certezze, oltre la comprensione. Le mie canzoni sono essenzialmente religiose nel senso che contengono una condizione di brama di una certa approssimazione alla divinità.

Ma le religioni organizzate sono un grande problema per me. Anche se dovrebbe essere più facile abbandonarsi nelle braccia di una verità condivisa, penso che, in molti casi, i sistemi strutturati di fede sono disegnati in modo specifico per smantellare l’apparato della ricerca presentandosi come “l’unica vera religione”. Di conseguenza, mi senso annoiato e costretto dall’arroganza delle loro certezze. Ho sempre trovato grande energia e motivazione nell’idea chela cosa che passo la vita a desiderare, chiamiamola Dio, con tutta probabilità non esiste. Sento che le mie canzoni sono conversazioni con il divino che, in fin dei conti, potrebbero essere semplicemente il blaterare di un matto che parla da solo. Il modo in cui vivo la mia vita è questa eccitante incertezza, questa assurdità, da cui vengono tutte le mie canzoni. Così, per me, Stella, vivere in uno stato di ricerca, neutralità e incertezza, al di là dei dogmi e delle grandi convinzioni, è giusto per la cosa dello scrivere canzoni, e per la mia vita in generale. Questo è il motivo per il quale tendo a essere a disagio con tutte le ideologie che si presentano come ‘la verità’ o ‘il modo giusto’. Questo non include solo le religioni, ma anche l’ateismo, i pensieri politici radicali o qualsiasi sistema di pensiero. Indipendentemente dalle buone intenzioni di molte questioni di risveglio, è la loro mancanza di umiltà e la sicurezza paternalistica e dottrinale dei loro proclami che mi repelle. L’antifascismo e l’estrema destra, per esempio, con le loro lotte di routine, i giochi di ruolo e i travestimenti sono i partecipanti di un matrimonio stranamente erotico, violento e in cui si supportano a vicenda, sostenuto dalla cieca, inflessibile condanna del sistema di pensiero dell’altro. Non va bene per niente, a parte per rinfocolare il proprio autoconvincimento. I nuovi atei e la loro devota opposizione sono vittime della stessa dinamica. La ‘wokeness’, nonostante tutte queste virtù, è un’ideologia immune al sottile suggerimento che nel giro di una generazione i loro implacabili credo appariranno fuori moda e fallaci tanto quanto quelli delle generazioni precedenti. Questo può essere il motore del progresso, ma la storia ha il vizio di mettere in imbarazzo le nostre amate credenze. Alcuni di noi, per esempio, fanno parte della generazione che credeva che la libertà di parola fosse un valore chiaro e incontestabile, ma in una generazione questo concetto è visto da molti come un richiamo per cani dell’estrema destra, e viene rapidamente consegnato alla pila di rifiuti ideologici in continua espansione della sinistra.

Questo non per suggerire che non dovremmo avere le nostre convinzioni o che non dovremmo essere arrabbiati per lo stato del mondo, o che non dovremmo lottare per rimediare alle ingiustizie. Condanna e rabbia possono essere l’espressione più potente di amore universale. Però, il mio compito come songwriter non è salvare il mondo, ma salvare l’anima del mondo. Questo richiede che io viva dall’altro lato della verità, al di là della condanna e nell’incertezza, dove le cose hanno meno senso, l’assurdità è una virtù e l’arte infuria e brucia; dove il dogma è un anatema, il discorso è essenziale, il dubbio è un’energia, il pensiero magico non è un crimine e dove governano la possibilità e la potenzialità. La risposta ai segreti del cuore piò essere proprio lì, nell’inscrutabile oscurità della foresta, nell’insondabile profondità del mare, sull’incerta punta delle nostre dita”.


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