Ascolta il nuovo album dei 1975 e leggi un estratto dell’intervista

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Nel numero di Rumore di ottobre potete leggere l’intervista a Matty healy dei 1975 in occasione dell’uscita del nuovo album

I 1975 sono tornati con il nuovo album Being Funny In A Foreign Language, a due anni dal precedente Notes On A Conditional Form, a cui avevamo dedicato la copertina di maggio 2020. In occasione dell’uscita del nuovo lavoro invece, Rossano Lo Mele ha incontrato a Londra il frontman Matty Healy per una lunga chiacchierata, che potete leggere sul numero di Rumore di ottobre.

RUMORE 369 SLIDE 03 the 1975

“Ho una teoria sui Rem”, dice Healy parlando delle influenze sul disco,

io vengo dall’emo e credo siano la prima band emo della storia, lo penso da tempo, anche se per molti la genesi del genere coincide con i Rites Of Spring. Quando con Jack Antonoff abbiamo iniziato a parlare della produzione del disco, siamo subito diventati amici, ci siamo resi conto che ci capivamo a vicenda. Gli dicevo che quando le band arrivano alla nostra età, di base diventano macho. Io non voglio farlo, voglio essere tosto: macho sono i Metallica, i Rem sono tosti. Tosti nel senso di punk, di realismo. I Nirvana non erano macho, erano tostissimi. Nel 2008 ho realizzato che nessuna delle band heavy in circolazione avrebbe più cambiato il mondo alternative. Dopo i Refused, tutto ciò che era hard & heavy per me ha perso di senso, è stata la fine del punk, le band di colpo suonavano vecchie. la musica black è la musica davvero alternativa di oggi. good charlotte e quella roba lì sono il mainstream, noi non vogliamo suonare in quel modo, cerchiamo di cambiare ed evolverci. Io vengo dal punk vero dei replacements, la mia band preferita di sempre: studiamo l’arte e la cultura, siamo cresciuti col postmodernismo. Come dicevo: a dieci anni ho cominciato a essere ossessionato dalla band, a 11 anni sono andato al mio primo festival. Ero sempre in cerca di qualcosa. Da una parte, stando sempre in auto con mia madre, ascoltavo le canzoni che David Foster scriveva per celine Dion, oppure i singoli di Whitney Houston e LeAnn Rimes. quel pop mi faceva stare bene, aveva melodie forti. ma allo stesso tempo cercavo roba figa, forte, davvero alternativa. My bloody valentine, per dire: li ascolti e ti sembra di stare dentro canzoni bellissime, ma è come se stessi affogando o morendo. amo il post punk che diventa pop, tipo psychedelic furs e talking heads. roba tosta, non macho. quando abbiamo inciso anni fa give yourself a try, ancora oggi il mio pezzo preferito dei 1975, volevamo andare in quella direzione: qualcosa di intenso, strano, ma fortemente melodico.

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Potete ascoltare Being Funny In A Foreign Language qui sotto:

Redazione Rumore
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