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20 anni fa moriva Layne Staley degli Alice In Chains. Leggi un estratto del nostro servizio di copertina, con l’intervista a Mark Yarm e Chuck Klosterman

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Il 5 aprile 2002 moriva Layne Staley degli Alice In Chains, a cui abbiamo dedicato la copertina del numero di aprile

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Il 5 aprile 2022 segna il ventennale della scomparsa di Layne Staley, il frontman degli Alice In Chains morto appunto il 5 aprile 2022 a 34 anni per un’overdose. Al ricordo di Staley, morto fra l’altro lo stesso giorno di Kurt Cobain, abbiamo dedicato la copertina del numero in edicola – potete acquistare il numero arretrato qui.

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Daniela Liucci ha ripercorso la vicenda umana e artistica del frontman di una delle band più significative della scena di Seattle, anche attraverso le parole di chi lo conosceva, come Mark Yarm, autore di Everybody Loves Our Town, An Oral History Of Grunge, che dice:

Resta uno dei grandi del grunge. La sua non è stata una storia lunga, ma significativa. Rimane la sua voce, unica, meravigliosa, e che molti considerano tanto oscura quanto eroica, immersa in una fossa d’angoscia. Dovrebbe essere ricordato come un grande autore e sfortunatamente viene ricordato solo per le droghe, e dovrebbe essere ricordato anche per i momenti di luce della sua vita, la simpatia e il fatto di essere, in fondo, una brava persona.

Per molti la scomparsa di Staley segna anche la fine definitiva degli anni 90 o almeno dei loro strascichi. Di questo si parla nell’intervista a Chuck Klusterman, autore del libro The Nineties – A Book. “Più che le band resteranno le canzoni”, dice,

L’ultima band che ha avuto il capitale culturale per trascendere il tempo sono stati i Beatles: i ragazzi li ascoltano ancora oggi come nei ‘60. Nessuna band dei ‘90 ha la stessa potenza. Forse una portata simile può avercela Prince o qualche band dei ‘70, ma è molto più probabile che tra 30 anni i figli dei nostri figli ascolteranno ancora i Beatles. Sono certo, tuttavia, che resteranno le canzoni, alcune canzoni. Smells Like Teen Spirit per esempio, la sentirai in un documentario e saprai esattamente ‘dove’ ti trovi, in un certo senso come quando ascolti il ragtime e sai già che cos’è. Credo anche Loser di Beck, che riflette quasi perfettamente la sensibilità estetica del tempo almeno su grandissima scala. Ma la gente ascolterà i Pavement o 2Pac tra 30 anni? Secondo me è meno probabile.