Tutti i contenuti del numero 363 di Rumore, aprile 2022. Layne Staley 20 anni dopo: la vita, la morte e i fantasmi dei ’90

Ritorno a Seattle. Inevitabile, perché nell’aprile 2002 moriva Layne Staley. Indubbiamente, prima di tutto, voce mai dimenticata e indimenticabile degli Alice In Chains e di progetti collettivi come i Mad Season. Ma in generale una voce, la sua, che si identifica con l’anima tormentata degli anni 90. Decennio di snodo della musica e che tanti protagonisti ha purtroppo perso brutalmente per strada, nel corso del tempo. Non solo Chris Cornell dei Soundgarden (da noi omaggiato sulla copertina di “Rumore” 349), ma si pensi piuttosto a Kurt Cobain dei Nirvana: il cui suicidio, anno diverso, ma occorso negli stessi giorni di aprile, ha spesso oscurato la morte di Layne Staley. In termini di cronaca, si intende. Perché quanto all’affetto dei fan, quello non è mai mancato. In modo viscerale. Abbiamo così chiesto a Daniela Liucci – conoscitrice e studiosa di tutta la storiografia di Seattle – di ricostruire questa avventura musicale e di cronaca. Avvalendosi di un’intervista esclusiva a Mark Yarm, autore del libro definitivo sulla scena grunge, cioè una storia orale e musicale di Seattle. A proposito di interviste esclusive: tale va definito l’incontro avuto con Chuck Klosterman, una delle penne più importanti degli ultimi 20 anni quando parliamo di letteratura rock. Il suo ultimo libro è fresco di stampa ed è dedicato proprio al decennio in questione: The Ninenties. Ne abbiamo così approfittato per farci raccontare il lato oscuro di quegli anni da uno che ne scrive da decenni. In questo contesto, sempre a proposito di dolorose scomparse, non poteva certo mancare un caldo ricordo di Mark Lanegan, morto di recente. Francesco Farabegoli scrive dell’ex voce degli Screaming Trees, ennesimo rappresentante di quella generazione talentuosa e spesso sfortunata del nord ovest americano. Per questo si tratta di un ritorno a Seattle, come si diceva in apertura, inevitabile benché mesto. A 20 anni esatti dalla sua drammatica scomparsa, Layne Staley è l’uomo in copertina su “Rumore” 363, aprile 2022.

Da una copertina reale a una copertina mancata. Forse la cover story mancata per eccellenza nella storia di “Rumore”. Stiamo parlando dei Pavement di Stephen Malkmus, la band americana che ha scolpito il significato di indie rock, 30 e più anni fa. Il nostro Diego Ballani ha fatto una chiacchierata lunghissima con Scott Kannberg per parlare della pantagruelica ristampa di Terror Twilight. Disco all’epoca vissuto come minore, ma che col senno di poi non solo resta nell’olimpo della produzione della band, ma contribuì a chiarire che alla fine del percorso sarebbe arrivata una carriera solista per Malkmus. Forte di circa 30 inediti e un’edizione principesca, Terror Twilight è la scintilla da cui siamo partiti per raccontare ex novo tutta la storia dei Pavement.

Da un comune retroterra hard rock – diluito con influenze doom – arrivano invece due fra le band che più stanno facendo parlare di sé. In questo 2022, se si parla di chitarre “pesanti”. Si tratta, soprattutto, di due formazioni italiane: Tenebra e Messa. Da loro (ri)parte l’hard rock italiano, pronto a esondare verso l’estero. Band nuove, nomi lineari, ma i cui componenti bazzicano nell’ambito ormai da molti anni, con precedenti esperienze. Arrivate quindi molto consapevoli al passo della definitiva maturità. Freschi entrambi di un album a testa, i due gruppi si sono fatti intervistare da Claudio Sorge e Andrea Valentini. Una volta si sarebbe detto rock da esportazione: Tenebra e Messa lo mettono in pratica senza troppe perifrasi.

Grazie alla penna delicata di Mauro Fenoglio e Giorgio Valletta ci focalizziamo poi su due artisti che, simultaneamente alle loro nuove uscite discografiche, annunciano al pubblico una transizione di genere. Un processo di liberazione personale che riguarda, rispettivamente, Kae Tempest dall’Inghilterra e L I M, dall’Italia. Due interviste per saperne di più: su un tema intimo e sociale più attuale che mai, ma anche  sul percorso intrapreso e sui rispettivi album.

E ancora: un ricordo di Gary Brooker da poco scomparso e voce leggendaria dei Procol Harum; e interviste a progetti nuovi e interessanti come i britannici Caroline, l’apolide LNDFK, gli statunitensi Artsick, i vicentini Demonio, la londinese Nala Sinephro, Warm Graves da Lipsia e il torinese Regno Maggiore. Riavvolgiamo poi il nastro sull’avventura degli inglesi Family, band di culto dei tardi anni 60; ma anche su quella dei romani Babalot, antesignani del pop alternativo e indipendente nazionale. Raccogliamo anche le dieci canzoni preferite di tutti i tempi del veterano Hugo Race

Nella fitta sezione dedicata ai libri recensiamo i nuovi volumi dei decani del music writing Federico Guglielmi ed Eddy Cilia, senza dimenticare le ultime uscite editoriali dedicate a The Cure e Lucio Battisti. Il libro del mese è il formidabile saggio dell’inglese Harry Sword, Alla Ricerca Dell’Oblio Sonoro.

Ci concentriamo come sempre su moltissime novità discografiche, fra cui spicca il terzo album in tre anni dei nostri beniamini Fontaines D.C., nostro disco del mese. Che fa il paio – restando in Italia – con il ritorno di uno dei più grandi e rumorosi talenti italiani degli ultimi decenni, la romana Lili Refrain. Oltre alle nuove uscite di Dargen D’Amico, Kurt Vile, Mark Stewart, Alessandro Fiori, Marlene Kuntz, Wet Leg, Aldous Harding, Tangerine Dream, Father John Misty, Destruction, Calexico, La Grazia Obliqua, Cor Veleno & Tre Allegri Ragazzi Morti, Cypress Hill, Get Well Soon, Stromae, Rosalia, The Hellacopters, Let’s Eat Grandma e tantissimi altri. Fra le ristampe segnaliamo invece quelle di Pere Ubu, Fennesz, Tool, Goldfrapp, Frank Zappa And The Mothers, Coil, Iron Maiden, Bill Evans Trio.

“Rumore” 363, aprile 2022, è in edicola: al prezzo di 7.00 euro. Disponibile anche la versione app da scaricare, per tutte le piattaforme. Buona lettura!

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