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(Immagine tratta dal sito di Nick Cave, Red Hand File)

Rispondendo a un fan sul suo sito Red Hand Files, Nick Cave ha detto che sta lavorando a un nuovo album, dal titolo Carnage

Nick Cave è stato come al solito generoso, nel rispondere alla domanda di un fan su Red Hand Files: a Tobias da Londra, che gli chiede come va il lockdown, Cave non si limita a parlare della sua esperienza con l’isolamento e il distanziamento sociale, ma termina la lunga risposta con un annuncio: “come promesso, sono andato in studio – con Warren (Ellis) per fare un disco. Si chiama Carnage“. Nessun altro dettaglio, ma il fatto che ci sia già un titolo lascia pensare che non dovremo aspettare troppo per il seguito di Ghosteen, uscito nel 2019.

“In molti sensi”, scrive a proposito del lockdown, “è stata una sensazione stranamente familiare, come se l’avessi già fatto prima. Immagino che non sia una sorpresa, visto che sono stato eroinomane per anni e l’autoisolamento e la distanza sociale erano la regola. Conosco bene anche i meccanismi del lutto: il lutto collettivo funziona in un modo stranamente simile a quello personale, con la sua oscura confusione, la profonda incertezza e la perdita di controllo. Per me, il lockdown sembra più o meno una versione statale di questa cosa – una formalizzazione del tipo di comportamento da eremita a cui sono sempre stato predisposto, e quindi, per quanto difficile sia stato assistere alla devastazione e all’angoscia causati dalla pandemia – comprese le vite di quelli che mi sono vicini e di molti che mi hanno scritto su The Red Hand Files – sto andando bene. Sono sorpreso, però, di quanto sia stato difficile non poter suonare dal vivo. Sono giunto alla conclusione che essenzialmente sono un tipo da tour. Ho una voglia terribile e la sensazione di stare vivendo a metà. Mi manca l’emozione di salire sul palco, l’eccitazione della performance, dove tutte le altre preoccupazioni si dissolvono in una pura interrelazione animale con il mio pubblico. Mi manca la resa completa al momento, la perdita di sé, la fisicità di tutto questo, la frenesia nutritiva dell’amore comune, la religione, il glorioso scambio di fluidi corporei – e gli stessi The Bad Seeds, ovviamente, in tutto il loro spericolato splendore, quanto mi mancano. Per quanto stare seduto dietro la mia scrivania possa portarmi molta gioia, e l’immaginazione possa essere un luogo stimolante e anche pericoloso, desidero ardentemente l’abbandono sfrenato della performance dal vivo”.

Noi, intanto, possiamo sopperire alla mancanza dei concerti con Idiot Prayer, il live uscito a novembre, registrato lo scorso giugno all’Alexandra palace. E ricordiamoci anche di ciò che disse nel 2019, ossia della lavorazione di un terzo disco dei Grinderman.


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