Appunti dalla quarantena è un appuntamento libero con le firme di Rumore. Appunti, stralci, storie, situazioni, pensieri casuali (e non) che il troppo tempo chiusi nelle quattro mura fa emergere.

di Manuel Graziani

Non che abbia tutti ‘sti capelli, anzi. Proprio per questo sarebbe ora di aggiustarli ma l’isolamento e la chiusura di qualsivoglia attività non mi permettono di fare un salto al Trendy Fashion Studio del fido Gabriele. Così ho convinto mia moglie (nonché guida, luce, ecc. ecc…) Barbara a operare al più presto. Ahinoi non siamo nel ramo tricologico e siamo sprovvisti di strumenti all’uòpo, quindi come fare?

Per fortuna quel grand’uomo di mio padre Rodolfo, detto Rudy per via degli Specials, si è ricordato che in un cassetto del bagno piccolo della casa di mio nonno – dove ora vive lui – ci sono dei vecchi attrezzi da toelettatura adatti allo scopo.

Sto parlando di mio nonno materno Peppino, detto Oplà per via delle bestemmie. Una delle persone a cui ho voluto più bene nella mia vita. Un uomo forte e taciturno che, per dire, bestemmiava a denti stretti e labbra serrate. Smadonnava e tirava cristi a destra e a manca soprattutto quando nonna Iole accendeva la tv e sullo schermo compariva un presentatore azzimato. Non ho mai saputo perché odiasse così tanto Corrado, Pippo Baudo e Mike Bongiorno. Per lui esistevano solo il radiogiornale alla mattina e il telegiornale all’ora di pranzo. A un certo punto io e i miei amici prendemmo a chiamarlo Oplà, il motivo ho provato a raccontarlo in un breve racconto finito nel primo disco del mio gruppetto Amelie Tritesse.

Eppure dietro la scorza impenetrabile, Oplà era di una generosità disarmante. Oltre a darci regolarmente una lauta paghetta, con cui ho iniziato a comprare i primi dischi a metà anni 80, a me e mio fratello ha insegnato molto. Tipo giocare a scopa e a briscola. E se vincevamo ci allungava un bicchiere d’acqua che addolciva con un goccio di Sambuca Molinari o Anisetta Meletti, finché mia madre non l’ha scoperto ed è successo il finimondo.

Quando ho preso la patente, il 4 marzo del 1991, mi ha portato giù in garage e mi ha consegnato un mazzo di chiavi dicendomi: “Da oggi non guido più, la macchina è tua”. Stop, nessuna raccomandazione. La mattina dopo poggiai il culo sul sedile nero in finta pelle della 128 bianca e solo in quel momento mi accorsi che c’era una strana autoradio con due manopole giganti cromate e la scritta Stereo 8 Voxson al centro. Frugai nell’abitacolo e trovai queste cassettone di Luciano Tajoli, Claudio Villa, Nini Rosso, addirittura La Buona Novella di De André, che di certo era un regalo dello zio Sandro. Non sapevo come dire al nonno che su quella macchina c’avrei dovuto ascoltare le mie cassette regolari, regolarmente piratate: la Sony HF-S 90 con Dark Continent dei Wall Of Voodoo e First And Last And Always dei Sisters Of Mercy, la TDK SF90 con Love Agenda dei Band Of Susans e The Burning World degli Swans oppure Tumble, la TDK AD60 mista che mi aveva fatto Rino Rossi del negozio di dischi Erre Disco Effe di Alba Adriatica, con dentro Droolian, Galaxie 500, My Bloody Valentine, Dinosaur Jr, Lemonheads, Kid Congo, ecc.

Trascorsero un paio di giorni prima che trovassi il coraggio di affrontare la faccenda autoradio con Oplà. Era il primo pomeriggio, gli snocciolai il problema e attesi un suo cenno. Lui non tirò giù alcun santo, indossò il cappotto e scendemmo assieme in garage. “Vai verso lo stadio”, furono le sue uniche parole, seguite da “gira qua sotto” appena imboccai la curva sotto la tribuna. Lì c’era un vecchio elettrauto che in 10 minuti d’orologio smontò lo Stereo 8 Voxson e al suo posto ci piazzò una spartana autoradio Philips che ingoiava musicassette. A gesti e mugugni l’anziano elettrauto mi fece capire che dovevo infilarci una cassetta per provarla. Misi su la mista Tumble e dalle casse uscì il ritornello di La Historia De Un Amour dell’ex chitarrista di Cramps e Gun Club. Mentre Kid Congo cantava Es La Historia De Un Amour/Y La Historia De Mi Corezon/Es La Putana De Mi Amour/Y La Putana De Mi Corezon, mi parve di scorgere un sorriso soddisfatto sul volto di quel vecchio elettrauto.

Da adolescente incalzavo spesso nonno Oplà per farmi raccontare della guerra, ma lui glissava e si metteva ad armeggiare in cucina. Dei suoi pochi e smozzicati racconti ricordo quando mi disse che in Albania si era salvato la pelle nascondendosi dentro una bara, sotto il morto. Oppure di quando un ufficiale tedesco lo fece liberare perché si ricordò che il nonno gli aveva dato una pagnotta di pane non so dove. Oplà odiava tanto i presentatori televisivi quanto i fascisti. Votava PCI ma ho l’impressione che lo facesse solo perché odiava i fascisti. Poco prima che morisse, un vecchio politico comunista mi disse che rientrato dalle armi, dopo l’Armistizio, il nonno aveva silenziosamente aiutato i partigiani e che era stato uno dei promotori dei primi movimenti comunisti cittadini. Mi rammarico di non aver avuto il tempo di chiederglielo, ma tanto avrebbe glissato come al solito.

Oplà lo ringrazierò sempre perché nei suoi silenzi ruvidi mi ha fatto diventare antifascista, senza star lì a voler insegnare qualcosa a qualcuno. Mentre mi passo tra le mani il vecchio tosa capelli scovato nel cassetto del suo bagno lo ringrazio con un sorriso nostalgico. Si tratta di un aggeggio fatto in Germania dalla Krone u. Schwert, magari un ricordo di quella terribile guerra che servirà a lenire il comodo sconforto in cui siamo piombati a causa dell’invisibile guerra che stiamo vivendo oggi.

PS: la mia dolce metà sta cercando di dare un’aggiustata ai quattro peli che mi ritrovo in testa. Sfottendomi mi chiede quale taglio desidero. Mi lascio sfuggire un “vacci pesante, fammi un taglio alla Giovanni Lindo Fer…”. Mi fermo subito, vergognandomi di ciò che ho appena detto. “Contrordine, lasciami un ciuffetto sopra alla Chris Dean dei Redskins che è meglio”.