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di Marco Pecorari

Triple R è la nuova rubrica di Rumore che mette assieme wrestling e musica.

“Ho cercato l’America siderale, quella della libertà vana e assoluta delle freeways, mai quella del sociale e della cultura, mai l’America profonda dei costumi e delle mentalità. Ho cercato di comprenderla assumendo la forma del viaggio”. Jean Baudrillard (1986) così scriveva nell’introduzione del suo saggio America. In un improbabile ma nemmeno più di tanto incontro sul ring, senza troppe pretese culturali “alte” se non quella di intrattenerci (questo è lo scopo sia del wrestling che della musica no?) cerchiamo di immaginare allora un viaggio nell’America sotto forma di incontri di wrestling. In un angolo il già citato Baudrillard col suo America, dall’altro Jacques Attali col suo Rumori (1977): i cambiamenti sociali vanno ascoltati attraverso la musica. Immaginiamoceli a rappresentare due lottatori e/o due gruppi, due dischi che ci parlano, attraverso la musica di wrestling e attraverso il wrestling del folklore americano, inteso proprio letteralmente come studio dei costumi di un popolo.

Da una parte i territori dell’Ovest: da Claremont California abbiamo John Darnielle con la sua gimmick The Mountain Goats. L’est: da Charlotte, North Carolina abbiamo Jeff Clayton coi suoi Antiseen. Darnielle, uno che a mio avviso è fra gli artisti più rappresentativi di quello che è il folk contemporaneo statunitense era già salito sul ring la prima volta nel 2006, quando nell’EP Babylon Springs aveva dedicato una canzone ad Ox Baker. Ox Baker è stato wrestler attivo fra gli anni ’60 e la fine degli ’80, conosciuto soprattutto per aver interpretato il gladiatore Slag, il baffuto gigante cattivo che viene sconfitto in Fuga Da New York (1981) dall’antieroe Snake Plissken in un deathmatch che più o meno è un incontro di wrestling dove vale tutto (incluso l’uso di oggetti contundenti, poi ci torniamo…) e che si conclude con la morte di uno dei due contendenti. Match ricordiamolo indetto dal Duca interpretato dal musicista-attore Isaac Hayes. Ox Baker Triumphant è l’equivalente di Frances Farmer Will Have Her Revenge on Seattle per il mondo del wrestling dei territori, il sistema composto da un insieme di federazioni locali affiliate principalmente alla NWA (che ricordiamolo: nel 2017 è stata venduta a quella testa di zucca schiacciata di Billy Corgan!), poi caduto in declino nella seconda metà degli anni ’80 con l’ascesa della globalizzata WWF/WWE di Vince McMahon. Non a caso abbiamo citato una canzone dei Nirvana: Darnielle e Cobain sono entrambi nati nel 1967 a distanza di meno di un mese, così come anche il fanatico di wrestling Billy Corgan, nato lo stesso giorno di Darnielle! Entrambi sono figli della fine del baby boom il cui termine viene più o meno indicato negli anni immediatamente precedenti la nascita dei due musicisti (seconda metà degli anni ’60).

In questo senso Beat The Champ, album dei Mountain Goats del 2015 non è un semplice concept sul wrestling: è un album che parla della crisi e della fine di un certo modo di concepire il sogno americano. Nelle note che accompagnano l’album, Darnielle scrive chiaramente che il punto di partenza del disco è (auto) biografico: viene tirato in ballo esplicitamente e crudamente il rapporto col suo patrigno (anche Cobain era figlio di genitori separati), ex promoter di wrestling in Indiana negli anni ’40 e ’50 e del rapporto conflittuale che aveva con lui, che solo in parte mediava attraverso la passione per il wrestling (“here were few spots that didn’t end getting polluted or corrupted by the dynamic of abuse, but in wrestling we had a point of contact“). Il patrigno infatti era un sostenitore sfegatato degli heels (i cattivi) che Darnielle odiava: “La mia vita era caotica e spaventosa. Non applaudivo i cattivi come faceva il mio patrigno, li odiavo. Volevo vederli puniti duramente e quando ciò accadeva per mano dei buoni ero felice che ad un certo punto avessero deciso di non rispettare più le regole per farlo: un istinto primario in me si risvegliava. In quegli anni sono stati prima il wrestling e poi la musica a salvarmi”.

Il singolo dell’album è quindi in realtà l’unica vera canzone autobiografica, con la dedica al suo eroe, che ovviamente appare anche nel video a salvare John: il wrestler texmex Chavo Guerrero sr. (morto nel 2017) che è forse meno conosciuto in Italia del fratello Eddie e del figlio Chavo Jr che hanno avuto una certa fama agli inizi degli anni 2000 quando il wrestling era trasmesso sulle reti Mediaset. Chavo Sr. è una vera e propria leggenda negli Stati Uniti, anche e sopratutto perché rappresenta per molti messicani la realizzazione pulita del sogno americano tramite la nobile arte della lucha libre. La sua è assolutamente e letteralmente una storia di frontiera.

Chavo Guerrero
Tu mi hai lasciato cadere
Chavo non lo ha mai fatto
lo insultavi per entrarmi sotto la pelle
ma ora le tue ceneri si disperdono nel vento
e ora anche suo figlio è diventato famoso
e viaggia da costa o costa con il padre a fianco
non so se sia vero ma mi hanno detto così

Dall’altra parte del ring gli Antiseen: solo apparentemente agli antipodi del babyface (buono) Darnielle, per comodità li mettiamo dalla parte dei cattivi (heels). Falls Count Anywhere è un album antologico uscito nel 2012 e raccoglie tutte le loro canzoni a tema “wrestling” dal 1983 in poi. L’anima del gruppo è Jeff Clayton, nato nel 1963. Siamo da quelle parti lì per quel che riguarda un certo retroterra culturale di partenza. Se siete lettori di Rumore dovreste più o meno sapere chi sono gli Antiseen: non solo la backing band della buonanima GG Allin e del nipote di Hank Williams (sempre al folk torniamo) in uno dei suoi dischi più conosciuti, ma anche gruppo di punta della Confederacy Of Scum, collettivo di gruppi rednecks di punk rock marcissimo e molto poco politicamente corretto, attiva principalmente negli anni ’90. Molti gruppi della COS, citiamo fra gli altri i Rancid Vat e i Cocknoose, oltre alla loro attitudine rispettosa dei classici cliché nichilisti sesso droga rockandroll in salsa “punk rock sudista sotto la confederate flag” hanno spesso dichiarato, nelle loro canzoni e dal vivo, la loro insana passione per il wrestling. Come detto Falls Count Anywhere è una compilation di canzoni sul wrestling, che visto e narrato dagli Antiseen celebra il lato ribelle, estremo ed eccessivo di questa forma di intrattenimento. Fatte le presentazioni dei contendenti presentiamo i loro incontri-scontri. Sfortunatamente è impossibile trovare i testi degli Antiseen, quindi le citazioni che troverete sono principalmente quelle di Beat The Champ.

‘O famo strano
Hair Match vs. Exploding Barbed Wire Deathmatch

Il primo match riguarda le stipulazioni speciali degli incontri: Darnielle canta la dedizione di un wrestler minore o comunque sul viale del tramonto che sconfitto deve subire l’onta di vedersi i capelli rasati. Ho comprato un rasoio elettrico da pochi soldi al negozio dell’usato e quando inizia a fare il suo lavoro qualcuno se ne va e qualcuno rimane/e fuori nel parcheggio alla fine dell’incontro mi fermo a guardare le stelle e le macchine da quattro soldi. Il primo match con questa stipulazione avvenne nel 1962, protagonisti The Destroyer e Gorgeous George. Fra gli incontri più famosi con questa stipulazione ricordiamo recentemente Cm Punk contro Rey Misterio. Negli anni ’80 su Italia 1 chi non si ricorda di aver visto Roddy Piper che a Wrestelmania 3 fa lo scalpo al platinato Adrian Adonis?

Gli Antiseen ovviamente giocano la carta di una delle stipulazioni più estreme: le corde del ring sono fatte di filo spinato che se toccato esplode. La sirena e le voci dei commentatori nell’introduzione della canzone richiamano il leggendario incontro di questo tipo fra il texano Terry Funk, al quale dedicheranno poi anche la canzone Funk U, icona del wrestling hardcore nonché amico di Sylvester Stallone (appare nei suoi film Taverna Paradiso e Over The Top) e il giapponese Atushi Onita; o ancora quelli fra Funk e Mick Foley, anche lui ovviamente tributato in Cactus Jack, uno dei tre personaggi/gimmick che lo hanno reso famoso assieme a Dude Love e a Mankind. Funk e Foley sono, e poi sull’argomento ci ritorneremo, gli esempi più mainstream di uno spirito di sacrificio ai limiti della sanità mentale, soprattutto per quel che riguarda le sofferenze inflitte al proprio corpo per lo spettacolo del wrestling.

My own private India
Sabu vs. The Ballad Of Bull Ramos

L’India degli Antiseen è quella di Sabu, vero nome Terry Brunk, nativo di Detroit ma con origini realmente indiane (asiatiche), nipote di un altro (dei mille) falsi stranieri (spesso heel) del wrestling, il primo a interpretare il personaggio di uno sceicco, cioè Edward George Farhat, The Original Sheik. Agli esordi Sabu viene tra l’altro presentato come The Elephant Boy e, giusto per aggiungere un tocco ulteriore di esotismo (che nel wrestling spesso è diventato celebrazione patriottica della superiorità del paese delle opportunità: chi non si ricorda l’iraniano Iron Sheik, in realtà rifugiato politico, o il finto russo Niccolai Volkoff che in realtà era croato? O ancora il selvaggio Kamala panzone che sei dell’Uganda che era nato sulle rive del Mississipi invece?), Brunk viene indicato come proveniente dall’Arabia Saudita. Probabilmente Sabu è il wrestler che più di tutti rappresenta lo stile anarchico e nichilista della più famosa federazione indy statunitense, la Extreme Wrestling Championship (ECW)¹. Il suo stile e filosofia di “combattimento” è riassumibile nel ritornello della canzone a lui dedicata: suicidial, homicidial, genocidial. Altrettanto probabilmente Sabu è il wrestler americano più spettacolare mai visto in azione, uno che ha dato anima e letteralmente corpo a questa disciplina senza avere avuto il giusto riconoscimento a livelli di carriera: le cicatrici che si porta su tutto il corpo, le due volte che si è spezzato l’osso del collo e l’anca sempre in procinto di essere sostituita da una protesi sono lì a testimoniarlo.

[¹. Questa federazione, attiva fra il 1992 e il 2001 sta al wrestling come il grunge è stato alla musica: una illusoria boccata d’aria fresca composta da degli scappati di casa. Parallelo con il grunge azzardato dite? Il suo inventore Paul Heyman conferma. Aggiungete personaggi come Raven che si richiamavano esplicitamente nel look e nella gimmick al grunge e se non vi basta vi ricordo che il wrestler ECW Johnny Grunge oltre a quel cognome inventato è stato citato da una canzone degli Weezer, anno di grazia 1995. Che poi Grunge facesse parte di un tag team che si chiamava Public Enemy fa ancora di più anni 90 e crossover, tipo la colonna sonora di Judgment Night no?]

Bull Ramos detto Apache è invece originario del Texas, ma come si intuisce dal soprannome ha impersonato, durante la sua carriera (1964-80), un indiano, inteso come nativo americano. In comune con Sabu e molti altri wrestler, se si parla di sacrificio del proprio corpo e della propria identità per il wrestling non scherza affatto: per impersonare un capo indiano era ingrassato di proposito, stando a quanto dice la leggenda, di 90 chilogrammi. La canzone di Darnielle a lui dedicata, lo dipinge al tramonto della sua vita. Ora, ritirato dal wrestling, ha un lavoro normale e tira a campare: “quando sarò vecchio tornerò a guidare un camion aiutando i ragazzi a coprire le buche in strada e finalmente alla fine della giornata potrò sdrairmi a riposare”. Dalle ultime strofe della canzone però si capisce che il posto dove Ramos si sta sdraiando a riposare è un tavolo operatorio: il chirurgo che gli sta per amputare una gamba minata dal diabete lo riconosce e gli dice ma tu non sei quel vecchio wrestler con la frusta? Dopo essere diventato cieco e aver subito l’asportazione del fegato a 69 anni Bull può riposare in pace, seduto in veranda nella sua casa a Houston “let the good times dance across my mind”.

Bruiser Brody, rebel without a pause
Invader 1 must Die vs. Stabbed To Death Outside San Juan

Ah-ah, Ah-ah, ah!
We come from the land of the ice and snow
From the midnight sun, where the hot springs flow
The hammer of the gods
W’ell drive our ships to new lands
To fight the horde, and sing and cry
Valhalla, I am coming!

La canzone d’entrata sul ring usata da Frank Goodish per impersonare Bruiser (o King Kong) Brody è Immigrant Song dei Led Zeppelin e descrive perfettamente, nelle suggestioni, nella musica e nel testo, quello che era ed è poi diventato dopo la sua tragica morte nel 1988, nell’immaginario collettivo. Brody, soprattutto in Giappone è considerato alla stregua di una semidivinità: per fare un esempio, nel primo videogioco arcade sul wrestling, Matmania del 1985, la Taito decise di chiamare il campione da battere Blues Bloody, storpiatura del suo nome di battaglia. Ovviamente Blues Bloody aveva le fattezze di Goodish. Ex giocatore di football americano ed esperto di finanza Goodish, rifiutando le regole di mercato imposte dal nuovo modello WWF/WWE di Vince McMahon Goodish, era noto per il suo comportamento ribelle e poco collaborativo sul ring se il gioco imposto dai promoters (in molti lo odiavano anche se era una miniera d’oro) non gli stava bene. Brody così emigrò prima in Giappone poi anche a Puerto Rico (per problemi di troppi salti fra le due federazioni rivali, quella di Antonio Inoki e quella di Giant Baba). Come detto Goodish in Giappone era, assieme ad altri gaijin come il socio Stan Hansen o Abdullah The Butcher, considerato alla stregua di una semi-divinità, una sorta di Godzilla yankee intelligente (altro suo soprannome era infatti The intelligent monster). Il suo impatto sul pubblico era assolutamente scioccante nella sua spettacolarità: fisico imponente ma allo stesso tempo atletico, entrava sul ring brandendo una catena, era capace di fare interviste promozionali che rapivano lo spettatore e gli facevano veramente credere che Goodish fosse Bruiser Brody, il personaggio da lui interpretato. Ma questa immedesimazione gli costerà probabilmente la vita.

Nell’estate del 1987 Brody era diventato un face a Puerto Rico, salvando Invader 1 (Jose Gonzales) da Jason The Terrible e Abdullah The Butcher. Tutto era pronto per una nuova e sanguinosa faida con Abdullah, che nella realtà era un suo amico fraterno. Ma i piani del patron della federazione portoricana WWC Carlos Colon si scontrarono con quelli di Brody quando, assieme a Rocky Johnson (padre della superstar The Rock) demolì la credibilità di Mr.Pogo e Kendo Nagasaki. I due erano un tag team di lottatori giapponesi che Colon stava costruendo come praticamente imbattibili da tempo. Brody in un match strappò la spada da kendo dalle mani degli avversari e li massacrò di botte, senza fingere. Colon e Jose Gonzales, che a Puerto Rico era anche il suo agente, erano furibondi: un lavoro di mesi era andato in fumo. Brody spiegò che la stampa giapponese si trovava a bordo ring e quindi doveva apparire forte per non sfigurare con la AJPW (la federazione giapponese di Baba dove contava di tornare), ma Colon e Gonzales non gli credettero, né lo perdonarono. Il 16 Luglio 1988, i wrestler si stavano preparando ai loro match: Brody avrebbe dovuto lottare con Dan Spivey. Entrò nello spogliatoio Jose Gonzales/Invader 1 e chiese di poter parlare con Brody nelle docce: la cosa assolutamente era assolutamente normale per due lottatori che desiderassero conversare in privato. Così come normale è che Gonzales avesse un asciugamano che gli copriva la mano destra. Pochi minuti dopo, si sentirono due urla terribili: i wrestler, accorsi, videro Brody piegato a terra e Gonzales con in mano un coltello. Bruiser Brody venne ricoverato in ospedale, ma inutilmente: morì nelle prime ore del 17 Luglio 1988. Gonzales, in un processo farsa tenutosi in tempi rapidissimi, venne prosciolto da qualsiasi accusa. Nessuno testimoniò contro di lui, e chi voleva farlo non venne messo in grado di farlo. Molti lottatori statunitensi non parlarono per paura o per non inimicarsi il boss di un territorio che gli permetteva di tirare a campare.

When the blade hits the bone, everybody hears it sing
Shower room full of people, no one hears a goddamned thing
A twitch when the current runs wild sometimes
Twitch when the contact howls
All that racket out there in the arena
I’m on a stretcher, here come the cleaners
And the sky goes dark and there I am
Climbing down the Hertzsprung-Russell diagram
I drop from the top of my tall steel cage
Drop to the concrete floor

You don’t even know where a foreign object is from. You just know it’s from someplace else.
Foreing object vs. Dear Abby

Il canadese Lawrence Robert Shreve, 186 cm x 170 kg, è probabilmente uno dei wrestler più famosi (compare come personaggio nei cartoni dell’Uomo Tigre e in Ken il guerriero: può bastare come attestazione di fama?) a non aver mai calcato i ring della WWF/WWE pur essendo nella sua hall of fame. Il motivo? Sicuramente il suo stile di lotta poco compatibile con un intrattenimento per famiglie, perlomeno quelle non disfunzionali. Il personaggio da lui interpretato è Abdullah the butcher, selvaggio macellaio sudanese (che copricapo dovrebbe avere un folle macellaio del Sudan? Quello da sceicco usato anche da Sabu e da Iron Sheik, naturalmente). Nessuno, inclusi quelli con Hulk Hogan, dei match che Shreve ha combattuto dal 1958 al 2010 si è mai svolto senza che Abby (citazione della canzone Dear Abby dei Dead Kennedys?) tirasse fuori un foregin object per fare scorrere il sangue. Notate poi la la sottile metafora: uno straniero che non parla una parola di inglese, che usa un corpo estraneo, illegale, per avvantaggiarsi rispetto al buono di turno. Piacerebbe a Trump e ai sovranisti di tutto il mondo. Se pensate poi che negli anni 90 la WCW cambiò la dicitura foreign in international siamo ai limiti del sublime. L’oggetto contundente preferito di Shreve? Sicuramente la forchetta.

March through the red mist, never get my vision clear
Learn to love this kind of atmosphere
Strike funny poses, keep my weapon hand low
Whip my head around a little, get blood on the front row
Gonna stab you in the eye with a foreign object

Anche lui come l’amico Bruiser Brody è il prototipo di lottare indipendente, verrebbe quasi da dire mercenario: non è mai rimasto troppo a lungo nella stessa federazione, preferendo continuare a spostarsi di città in città, di Paese in Paese, vendendo i suoi servigi al miglior offerente. Tanto è che se Abdullah il macellaio fu il primo a scappare da Porto Rico dopo la morte dell’amico Bordy fu anche il primo a tornare alla corte di Carlos Colon e Jose Gonzales, l’assassino del suo amico. Al di là di tutto comunque una cosa è indubbia: Abdullah nella sua cinquantennale si è guadagnato, a colpi di foreign objects, la reputazione di lottatore più violento e hardcore del mondo.

MAIN EVENT
Fatal four way match – Quattro lottatori contemporaneamente sul ring, la vittoria viene assegnata al primo che riesce a schienare uno degli avversari

Heel turn vs. I’m a babyface killer vs. Werewolf gimmick vs. From part unkwnown

Due canzoni per parte ma ognuno per sé, tutti contro tutti. Queste canzoni celebrano la quintessenza del wrestling, che alla fine è una moderna commedia dell’arte: buoni contro cattivi che più sono buoni e cattivi più suscitano emozioni forti, di pancia. Il mistero, il non conosciuto (due dei più grandi wrestler conosciuti, Ultimate Warrior e Undertaker venivano presentati al pubblico come provenienti da luogo sconosciuto) e la sospensione dell’incredulità quando si assiste allo spettacolo del wrestling. Come per la musica è quanto ci crede il tuo pubblico che determina il tuo successo, sia che tu ti esibisca davanti a 20 persone sia che tu ti esibisca davanti a 20000 persone. Ancora una volta gli Antiseen e i Mountain Goats dipingono due maschere della stessa faccia, come nel teatro classico, lo yin e lo yang: però il cattivo che ci piace odiare potrebbe essere tranquillamente essere la stessa persona che interpreta l’eroe. Non scordando che, se si interpreta un particolare personaggio poi può anche darsi che si finisca per diventare, nella vita reale, il personaggio interpretato.

Non mi presento alle prove, non mi servono più
quando mi presento appena in tempo sul ring
non ti rimane altro che pulire per terra
Fammi spazio nello spogliatoio
che voglio far vedere la mia faccia
a quello che dice di non conoscere la paura
così che possa sapere cosa succede
quando l’uomo diventa la bestia

Quello che il pubblico vuole è la rappresentazione della passione, non la passione in sé².

[²Se prima abbiamo citato Baudrillard e Attali per legare musica e wrestling ora tiriamo in ballo Roland Barthes, che nel 1957 dedicò al wrestling moderno il capitolo iniziale del suo Les Mythologies: la sua tesi principale è che il wrestling sia l’equivalente moderno della commedia dell’arte]

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