• 100
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    100
    Shares

(Credit:Daniele Casadio)

foto di Daniele Casadio / testo di Arturo Compagnoni

 

Il caldo giovedì sera in cui la periferia di Ravenna ci accoglie pare non avere segreti, tanto ci hanno informato a priori le cronache milanesi circa la precedente data. Così che ogni dettaglio dello spettacolo che ci attende al Pala De Andrè pare essere scontato: lo scenario dominato da un palco sgombro da ogni oggetto e cintato su tre lati da elegantissime tende filiformi; i musicisti dotati di strumentazione wireless che consente loro mobilità totale, idea semplice – come tutto ciò che riguarda lo spettacolo allestito in questo tour – eppure talmente insolita che il suo autore si sente in dovere di specificarne la messa in pratica sottolineando che tutto ciò che stiamo ascoltando è realmente suonato dai musicisti in scena e non frutto di registrazioni riproposte in playback. Ed è nota più o meno a tutti anche la setlist, che alterna passato, prossimo e remoto, al presente, evidenziando in tal modo la continuità stilistica e qualitativa del lavoro di quell’incredibile personaggio che si cela dietro al nome di David Byrne: musicista, ballerino, attore, regista e da ultimo anche scrittore. In questo contesto l’animo è disposto a scovare sorprese nei dettagli, iniziando appena scesi dalla macchina dallo scoprire che il nome del palasport non è un omaggio all’illustre cantautore genovese bensì al di lui fratello – Mauro – già dirigente del gruppo Ferruzzi, autentica icona post industriale di questi luoghi. Per proseguire poi all’interno della struttura, svelando il notevole ingegno architettonico che ne ha trasformato le caratteristiche da arena sportiva in vero e proprio teatro, dotato di comode poltrone sistemate su pedane che scendendo dall’alto verso il palco consentono una visuale perfetta da ogni posizione. Tra le sorprese rubrichiamo pure il pubblico che, se facilmente si poteva supporre non giovanissimo stante la storicità del protagonista, non era però ipotizzabile fosse, soprattutto nelle prime file, quello adatto a una prima teatrale piuttosto che a un concerto rock, complice probabilmente il marchio Ravenna Festival sull’impeccabile organizzazione della serata (per un’idea di ciò che si tratta rimandiamo al programma). Eppure quel pubblico, attaccato in scia alla nutrita schiera di agguerritissimi fan dell’oriundo scozzese, non ha esitato a schiodarsi dalle poltrone dopo una mezz’ora scarsa di concerto quando sulle note di Once in a Lifetime nessuna coercizione poteva essere più in grado di arginare un’euforia serpeggiante ovunque sin dal principio. Perché non lasciarsi contagiare dal ritmo e dal movimento di un concerto del genere è impresa pressoché impossibile. Un in the beginning there was rhythm totale guidato dal fuoco di fila delle percussioni (a tratti se ne contano 6 differenti in contemporaneo utilizzo) e da un basso presente in ogni momento. In mezzo, a gestire il traffico con ardore contagioso, il maestro di cerimonia: un sessantaseienne con l’animo entusiasta e spensierato di un bambino, il fisico di un ventenne e una testa che non ha età. Per noi che abbiamo avuto il privilegio e la fortuna di essere lì davanti, novanta minuti di divertimento senza sosta: cibo per l’anima e per la mente accompagnato da una bevanda il cui sapore somiglia tanto a un elisir di lunga vita.
E per quelli come me, che qualche vita fa erano alle Caserme Rosse di fronte ai Talking Heads e di roba ne hanno vista tanta, ma così tanta che ormai non hanno più spazio dove metterne di nuova, quando meno te lo aspetti eccolo lì, uno dei concerti della vita.

1. David Byrne

2. David Byrne

3. David Byrne

4. David Byrne

5. David Byrne

6. David Byrne

(Credit:Daniele Casadio)

7. David Byrne

8. David Byrne

[td_smart_list_end]


  • 100
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    100
    Shares