di Luca Minutolo

Si è sempre associato frettolosamente il nome degli Sparks al fenomeno glam. Vuoi per la loro attitudine fuori dagli schemi, oppure per la loro tendenza a teatralizzare la materia rock. Eppure la missione dei fratelli Mael nasce da ben più lontano, sviluppando radici profonde. In realtà, anche il loro ventitreesimo parto discografico prosegue nella medesima direzione. Il fine ultimo? Quello di raggiungere la forma pop assoluta. Capace di comunicare a più livelli, pur mantenendo la semplicità di base. Vale a dire che sia codificabile e riconoscibile da tutti, usando l’ironia come arma efficace per alleggerire le intricate costruzioni strumentali. Coniugando temi alt(r)i a melodie che pescano da più fonti contemporaneamente. Ambizione che ha mosso i passi di una carriera graniticamente salda ad una regola fondamentale: concedere sempre il giusto sfogo alla fantasia. Modulata, addomesticata e proposta in forme sempre nuove. Insomma, con gli Sparks non c’è alcuno spazio per la noia. Non è da meno questo nuovo passo discografico, Hippopotamus, che parte da un assurdo ritrovamento in una piscina per sviluppare storie e racconti ai limiti del verosimile. Confine su cui spesso gli Sparks hanno camminato in equilibrio instabile, pur mantenendo la classe che solo i maestri come loro possiedono. Abbiamo intercettato i fratelli Mael, unici intestatari del marchio Sparks, per capire le origini di Hippopotamus, affrontare l’annosa questione artistica legata all’immaginario della band e scoprire le nuove dinamiche di questa missione inarrestabile.

Avete introdotto Hippopotamus attraverso un breve fumetto. Da chi è stato creato e c’è un’idea precisa dietro questa scelta?
La striscia è stata creata da noi. Pensavamo fosse un modo diverso per presentare il disco, tutto qui. Non c’è un disegno particolare dietro questa scelta.

Avete sempre agito a contatto molto stretto con le arti visive. Anche questa volta non siete stati da meno. Cosa è successo per il vostro nuovo disco?
Non abbiamo mai avuto il presupposto di fare arte, in qualsiasi modo la si voglia intendere. L’arte è negli occhi e nelle orecchie di chi la percepisce. Comunque, abbiamo sempre creduto che la musica pop possa essere un veicolo speciale e potentissimo se approcciato nella maniera giusta. Vale a dire con ambizione, spirito di avventura e con l’intenzione di non fermarsi al suo status quo. Non bisogna mai accontentarsi. I nostri testi seguono come sempre delle strutture non convenzionali. I brani sono creati in modo da non poter essere stereotipati. Dedichiamo molto tempo alla nostra formula. Se poi si tratta di arte, beh, ancora meglio.

Come da tradizione, nulla delle vostre scelte è dettato dal caso. Avete scelto l’ippopotamo come simbolo di questo nuovo disco. Cosa significa?
Hippopotamus è una sorta di breve racconto. Una sofisticata canzone per bambini che racconta le vicende di un uomo distinto. Un bel giorno quest’uomo rinviene nella sua piscina alcuni oggetti apparentemente senza senso. Ci sono un libro scritto da un autore anonimo, un dipinto di Hieronymus Bosch, un bus Volkswagen degli anni 70 e tanto altro. Alla fine del brano che dà il titolo al disco, l’uomo non è poi così stupito ed esclama “beh, non è poi così strano”. Il tutto accompagnato da una melodia musicale senza compromessi.

Questo disco arriva dopo la vostra esperienza con il musical Annette. Indubbiamente avrà influenzato questo vostro nuovo lavoro, giusto?
Non direttamente. Diciamo che il musical ha regole e approcci completamente differenti. Questa esperienza ha influenzato Hippopotamus dandoci di nuovo lo stimolo per lavorare su brani pop. Ha rinvigorito la voglia di tornare a scrivere canzoni pop con uno spirito nuovo e un carico di energia che non trovavamo da tempo.

Avete sempre mantenuto le redini della band, ma adesso siete stabilmente un duo, una sorta di nuovo ciclo nella storia degli Sparks. Chi vi affiancherà sul palco per il prossimo tour?
Abbiamo una band di giovani ed eccellenti musicisti che ci seguirà durante il tour. Sono tutti di Los Angeles. Abbiamo già percepito un’ottima risposta durante i nostri live. Sentiamo una grande energia e forza ritrovata. In questo tour proporremo principalmente i pezzi del nuovo disco, ma anche i brani più vecchi godono di una nuova forza che il nostro pubblico ha già avuto modo di apprezzare.

Hippopotamus sancisce anche il vostro passaggio alla BMG. Da cosa è scaturito questo cambio di etichetta?
I ragazzi della BMG hanno ascoltato il disco non appena lo abbiamo completato. Ne sono rimasti estasiati a tal punto da volerci offrire un contratto. Siamo felici di aver incontrato un gruppo di persone pronto ad assecondare e incoraggiare il nostro approccio e la nostra sensibilità musicale e visuale. Non possiamo essere più felici e soddisfatti di così.

È recente la pubblicazione di Shock And Awe, il nuovo libro di Simon Reynolds in cui affronta il fenomeno del glam. Voi siete stati tra i primi muovere i passi di questa rivoluzione, non solo musicale. Quale credete sia la lezione che abbiamo ricevuto da quel periodo? Cosa invece è ancora presente nella cultura e arte contemporanea dal periodo glam?
Nonostante fossimo contemporanei all’esplosione del fenomeno glam, non ci siamo mai considerati parte di quel movimento. I nostri primi dischi appartenevano a quella estetica e attitudine musicale, nonostante arrivassero prima del vero e proprio exploit del genere. La nostra carriera copre circa 20 dischi. C’è qualcosa del glam che fa parte del nostro spirito e detta alcune nostre regole etiche, ma comunque abbiamo sempre lavorato all’interno del nostro universo, senza curarci di ciò che ci accadeva intorno.

Glam non è solamente una questione di suono, ma piuttosto di un’attitudine che ha mutato forma nel corso degli anni dalla sua esplosione, andando a confluire e influenzare l’immaginario pop in maniera del tutto naturale. Oggi, dopo 23 dischi, quale significato attribuite al termine “pop”?
Il pop può essere un mezzo davvero speciale se si trova nelle giuste mani. Oggi sembra che nella maggior parte della musica pop manchi il coraggio e la voglia di esplorare nuovi territori. Manca ambizione e noi cerchiamo di lottare ogni giorno contro questa mancanza di coraggio. Questa è la motivazione che ci fa continuare il percorso degli Sparks dopo tutti questi anni. Il pop migliore può essere anche impegnativo, pur restando all’interno di una sensibilità condivisa che sta alla base della sua forza comunicativa.