Non si sono fatte attendere le risposte di Roger Waters e Brian Eno, tirati in ballo da Nick Cave nel corso di una conferenza stampa in cui ha spiegato perché ha scelto di suonare in Israele. La risposta di Cave seguiva l’appello di alcune settimane fa in una lettera indirizzata allo stesso Nick da Artists For Palestine firmata da Roger WatersThurston Moore e Tunde Adebimpe. Dopo la risposta di qualche giorno fa dell’artista australiano, i due hanno pubblicato le loro dichiarazioni sul sito di Artists For Palestine.

Scrive Brian Eno:

Ammiro Nick Cave come artista e so che è stato generoso nel suo supporto per le cause umanitarie riguardanti la Palestina. Credo che abbia tutto il diritto di arrivare alle sue conclusioni sul supportare o meno la campagna di boicottaggio. Allo stesso tempo, penso di avere il diritto di fargli presente un altro punto di vista, cosa che ho fatto – privatamente, nel modo più educato e discreto possibile. Visto il contenuto della sua conferenza stampa, credo che la discussione abbia ora bisogno di essere resa pubblica

Il comunicato continua spiegando come il governo israeliano usi le manifestazioni culturali come forma di propaganda, motivo per cui non andare ad esibirsi in Israele rappresenta l’unico modo per non continuare a foraggiare la propaganda.

Questo non ha niente ha che vedere con il voler “zittire” gli artisti – un’accusa che trovo irritante se usata in un contesto in cui milioni di persone sono davvero zittite in modo permanente e mostruoso.

Eno precisa poi di ammirare Israele per molti aspetti, tecnici, intellettuali, sociali, ma che, conclude:

Mi sembra che Israele si stia scavando una profonda, buia fossa, dove senza dubbio troverà compagnia in Trump e vari altri nazionalisti nel mondo. Così parallelamente a quanto sta succedendo ai palestinesi, c’è un altro disastro in corso. Israele – o almeno quell’Israele dai valori umani in cui tante persone, ebree e non solo, ripongono le loro speranze – sta scomparendo.

Da parte sua, Roger Waters scrive di aver reagito alle parole di Nick Cave con:

Un misto di tristezza, rabbia e incredulità. Nick pensa che questo abbia a che fare con il censurare la sua musica? Nick, con tutto il rispetto, la tua musica è irrilevante per questa questione, così come la mia, quella di Brian Eno o quella di Beethoven, non c’entra niente la musica, c’entrano i diritti umani. C’entrano i bambini, come i ragazzini fatti saltare in aria mentre giocano a calcio sulla spiaggia di Gaza. Ragazzi uccisi da Israele. Ragazzi simbolo delle migliaia e migliaia di bambini sacrificati nella “falciatura del prato” di Israele. Terminologia israeliana, non mia.

Conclude così Waters:

Nick, il momento va e viene fratello, l’hai perso, se a un certo punto in futuro volessi venire su dalle tenebre, tutto quello che devi fare è aprire gli occhi, noi della BDS saremo qui a darti il benvenuto nella luce.

Qui potete leggere i messaggi per intero, insieme a quelli di Al Kennedy, Ken Loach e Aki Kaurismaki.