La traduzione della risposta di Nick Cave a Roger Waters sui concerti in Israele

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Durante una conferenza stampa, Nick Cave ha esposto le ragioni per cui ha deciso di suonare in Israele e non accogliere l’appello con cui Roger Waters e Artists For Palestine gli chiedevano di rinunciare alle due date previste per il 19 e 20 novembre. Questa è la risposta di Cave:

Abbiamo suonato in Israele circa vent’anni fa, abbiamo fatto un paio di tour in Israele e sentivo un forte legame con Israele, non nel modo in cui la gente dice di amare un paese, ma sentivo un legame che non sapevo descrivere. Però quando è uscito The Boatman’s Call è stato un flop in Israele, non so perché, è andato molto bene nel resto del mondo ma per qualche motivo in Israele questo disco non è piaciuto. Quindi quando abbiamo fatto il tour non abbiamo incluso Israele perché pensavamo di non essere popolari per il modo in cui era andato l’album, e questa cosa è andata avanti per anni.
In generale, quando si tratta di fare un tour in europa nessuno pensa a Israele, è una cosa molto difficile suonare in Israele: da un punto di vista logistico, è costoso, fa perdere molto tempo, è molto più facile non suonarci, e soprattutto, se suoni in Israele ti trovi a subire una sorta di umiliazione pubblica da Roger Waters & co., e nessuno vuole essere svergognato pubblicamente, è la cosa di cui abbiamo più paura, essere umiliati pubblicamente. Così diventa più facile dimenticarsi semplicemente di Israele, e credo con mia vergogna di averlo fatto per circa vent’anni. Poi circa 3 anni fa ho ricevuto una lettera da Brian Eno che mi chiedeva di firmare una lista chiamata Artists for Palestine. Mi ha mandato questa lista e io sentivo, istintivamente, che non volevo firmarla, c’era qualcosa che mi puzzava, quindi ho risposto e ho detto “non mi piacciono le liste, non voglio firmare la tua lista”, e mi sono reso conto che non stavo firmando la lista ma non stavo nemmeno suonando in Israele, e questo mi ha fatto sentire codardo. Così dopo molti pensieri e considerazioni, ho chiamato i miei collaboratori e ho detto “Faremo un tour in Europa e includeremo Israele”, perché all’improvviso è diventato importante per me prendere posizione contro quelle persone che vogliono zittire i musicisti, bullizzarli, censurarli e silenziarli.
Alla fine ci sono due ragioni per cui sono qui: una è che amo Israele e gli israeliani, l’altra è che voglio prendere posizione contro chi prova a censurare e zittire i musicisti. Quindi si può dire, in un certo senso, che la BDS mi ha portato a suonare in Israele.

Redazione Rumore
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