Quattro anni fa, estate 2013, ci siamo messi a lavorare sul nuovo “Rumore”. La vicenda la conoscete, ma vale la pena ribadirla. Team fatto di nuovi innesti, ma con profonde radici dentro la storia del giornale. Cosa vuol dire ridisegnare un mensile? Significa cambiare la montatura con cui guardi il mondo. O meglio: la montatura che incapsula le lenti con cui leggi il mondo. E i giornali. Dicevamo, quattro anni fa abbiamo cominciato questo nuovo corso di “Rumore”. Sintetizzabile alla voce: continuità identitaria – il senso di appartenenza editoriale – provando a cambiare l’outfit. Tutto intorno, l’informazione e le illustrazioni corrono: magari non è sempre necessario adeguarsi, ma provare a stare sul pezzo questo sì. Quattro anni fa ci siamo frantumati la testa su come (per così dire) rilanciare il giornale. Abbiamo lavorato per mesi e mesi. E quando poi il giornale è uscito in edicola ci siamo resi conti che il risultato sì ci garbava, ma che erano anche presenti una serie di errori non trascurabili. Primo fra tutti: dei problemi di leggibilità.

Qui da almeno un paio di anni si parlava di quello che si sarebbe potuto fare per migliorare: come intervenire? Dove? Senza snaturare la rivista. Sono seguite riunioni redazionali aperte e piene di spunti. Come il caffè al bar: ognuno ne ordina un tipo diverso. Ma la diversità è un privilegio, il casino è capire come provare a sintetizzarla in un vestito che non sia arlecchinesco, che invece fornisca un’idea di coesione e continuità. Poi – nel tumulto di queste riflessioni – un bel giorno si è fatto sotto un bel giovanotto appena sopra i 20 anni. Si chiama Matteo (Baracco), fa l’illustratore, si stava laureando e ci contattava per informarci del suo folle progetto: una tesi di laurea basata sul restyling della “nostra” rivista. Boom. I due vettori si sono incrociati e da lì è nato il mensile – rinnovato – che avete tra le mani. Matteo l’ha prima ipotizzato, Stefano Manzi (nostro art director) ha preso, stravolto, girato e fatto in modo che tutte le parti comunicassero fra di loro.

Ritmo e leggibilità sono le due parole chiave su cui abbiamo lavorato. Il nuovo “Rumore” prova a stancare meno l’occhio nell’atto della lettura. Stando al contempo attento al movimento della pagina in fase di creazione e impaginazione. Sono cambiati tanti piccoli dettagli grafici, come vedrete. Abbiamo dato una sforbiciata a tante minuscole infiorettature piacevoli sulla carta ma poi – una volta su carta, perdonate il bisticcio – spesso generatrici di confusione in sede di lettura e “impastamento” delle pagine.

Dal punto di vista dei contenuti (e quindi dei contenitori) abbiamo deciso di dare ancora maggior valore ai nostri opinionisti di punta. Il nostro vero valore specifico, la nostra specificità, il nostro sguardo sulla musica. Troverete quindi come sempre le firme dei vari Farabegoli, Bordone, Messina, Pomini, Blatto etc. Ma con alcune novità che vanno in direzione di una maggiore narratività e contestualizzazione storica assieme. In questa direzione viaggiano per esempio rubriche nuove come “Campioni” e “identità di genere”. Oppure “Che fine hai fatto?”, dove il cono di luce ravviva musicisti apparentemente scomparsi della scena nazionale. “Rumore” è nato oltre 25 anni fa: in questo quarto di secolo la storia musicale ha portato avanti percorsi e destini. Ci sembra importante raccontare quelli più sommersi o fuori dai radar. Per fortuna la musica e le sue storie non sono solo quello che accade sulle timeline dei social media.

Personalmente, infine, non posso che ringraziare tutti i ragazzi e ragazze che fanno “Rumore”. Dal giornale al sito, quotidianamente. In tutti questi anni il confronto con ognuno di loro non è mai venuto meno e – soprattutto – ho sempre sentito un affetto e una fiducia immensa nel lavoro svolto, un senso di comunità: tanto dai nuovi quanto dalla vecchia guardia, le vera colonna vertebrale di “Rumore”. Che è quello che è, da così tanti anni, soprattutto grazie alla loro applicazione e passione. Stessa identica cosa che mi sento di dire dei nostri lettori: in tanti scrivete cercando il confronto su temi e giudizi. Nel 2017 c’è ancora un mondo intero di persone che non vomita odio e mastica sentenza da sputare addosso. Di questo non possiamo che ringraziarvi. Augurandovi buona lettura. Buon tuffo – benché di fine stagione – nel nuovo “Rumore”. E soprattutto: fateci sapere cosa ne pensate. “Rumore” è tutta la musica di cui hai bisogno. Ma siccome tutto è vibrazione, ora attendiamo i vostri feedback.