di Rossano Lo Mele

David Carr ha 57 anni ed è una delle firme di punta del “New York Times”. È anche uno dei protagonisti di Page One – documentario di qualche anno fa dedicato proprio alla “signora in grigio” – in cui si raccontano gli anni difficili del giornale per cui Carr lavora. Verso la fine del film David racconta del suo periodo buio. Dipendenza da stupefacenti, arresto con tanto di passerella in un centro commerciale, mantenimento ed educazione di due figli da solo e così via. Carr è scettico nei confronti del web e delle nuove modalità d’informazione. A un certo punto del film risponde più o meno così all’intervistatore: nella mia vita ne ho viste di ogni e perciò non ho paura della crisi o della chiusura dei giornali. L’unica cosa che mi spaventa sono i pipistrelli e le pistole.

I pipistrelli e le pistole. Negli ultimi mesi ho pensato alle affermazioni di Carr dopo aver chiacchierato a lungo con i fidi Maurizio Blatto, Andrea Prevignano, Arturo Compagnoni, Giona A. Nazzaro, Andrea Pomini ed Emanuele Sacchi. Tutti amici e firme storiche di “Rumore”. Più o meno tutti, nei mesi passati mi hanno ripetuto la seguente formula: sei pazzo, ma sei vai avanti siamo con te.

Se vai avanti a far cosa, è la domanda. La risposta consiste nel progetto apparentemente meno sexy e più obsoleto possibile, nel 2013. Rilevare un giornale. Questo giornale. Per dargli assieme nuovo impulso e continuità. Sì, perché stavolta non si tratta di un semplice cambio di caratteri e formato. Succede che dopo 20 anni abbondanti di direzione aziendale ed editoriale, Claudio Sorge ha deciso di passare la mano. Claudio rimarrà comunque nell’organico del giornale, come consulente (e scriverà più ancora di prima, tanto per tranquillizzare gli scettici). Editorialmente “Rumore” continuerà a essere quello che era. Ma fatto meglio. Con nuove rubriche, una grafica più attenta e una maggiore accuratezza generale. Anzi: come da sommario, il nuovo “Rumore” sarà un giornale che darà più spazio alle storie che circolano attorno alla musica di cui ci occupiamo da oltre 20 anni.

Ecco, questo è uno dei nostri scopi: aguzzare la curiosità, nostra e di chi legge. Provare a raccontare storie minori, ospitare inchieste su aspetti marginali della musica, interviste approfondite, rubriche che scavano, più che semplici discografie dalla A alla Z. Certo, diremo sempre la nostra sull’attualità (i dischi, ma anche i libri e i film in uscita), ma cercheremo di farlo raccontando ciò che accade. Provando a far dialogare – per dirla col grande studioso americano Edmund Wilson – la critica e la cronaca.

Per far questo, oggi, penso ci sia un solo modo di operare: confrontarsi con il sostantivo storia. Invece di subirla noi abbiamo deciso di misurarci con la nostra storia personale. Per farne un punto di forza, e di partenza, non un peso. Siamo un giornale che da oltre 20 anni, con le sue sole gambe, va avanti. Raccontando (scusate se insisto…) spesso per primo fenomeni musicali e personaggi. Questo è quello che sappiamo e che dovremo fare, sempre meglio. Misurandoci con la nostra capacità di fare cronaca e di restituire il meglio di quello che avviene nel nostro mondo rumoroso. Che è cambiato, nel frattempo. Ma ci saranno sempre storie che spingeranno per essere raccontate. E noi siamo qui per farlo, al meglio delle nostre possibilità. Per questo il sito di “Rumore” è destinato a diventare un attivo complemento del giornale, e non la sua replica digitale. Così come i nostri account social (cercateci su facebook, twitter, tumblr e così via) saranno un luogo di scambio e di dibattito. Perché non si può più far finta che il tempo non scorra. E noi non intendiamo farlo, guardando bene la storia che abbiamo scritto e quella che intendiamo continuare a scrivere.

Tutto questo lavoro sarebbe stato impossibile da realizzare senza alcune persone. Marco De Crescenzo, amico e nuovo direttore responsabile; così pazzo da aver deciso di sposare questo progetto sulla base di un ruolo di garanzia. Il nuovo grafico Stefano Manzi, che ha letteralmente passato mesi piegato sul nuovo “Rumore”. Giudicate voi il risultato. E poi Alessandro Besselva Averame: anche lui amico e firma di rilievo del giornalismo musicale che ha impiegato non più di 30 secondi per convincermi della mia scelta; sarà lui a coordinare la redazione. Ringrazio Claudio Sorge, naturalmente, che ci ha accompagnato e supportato lungo questo subentro. Senza dimenticare l’arrivo dei nostri “ragazzi terribili”: Francesca Mapleston ed Elia Alovisi che ci aiuteranno a tenere vivo, vivace e aggiornato rumoremag.com e tutti i social network.

Ma soprattutto ringrazio: tutta la squadra storica del giornale. A ferragosto un amico ha riassunto in modo colorito – “fate bene a cambiare il giornale, cominciava ad avere la vena gonfia” – un commento sentito diverse volte negli ultimi mesi. Ecco, volevo dire che questa squadra rappresenta la migliore polizza editoriale contro il decadimento. È stato per me commovente (ri)scoprire tanta disponibilità, voglia di rilancio e attaccamento. Il team che fa “Rumore” da 20 anni è coeso e composto di grandissimi professionisti. Che sono però prima di tutto grandi appassionati delle musiche di cui ci occupiamo.

In questo processo di cambiamento, come sempre succede, si guadagna qualcosa e si perde qualcos’altro. Nella fattispecie le firme di Alberto Campo e Vittore Baroni non faranno più parte del giornale, per ragioni diverse. Hanno contribuito a rendere “Rumore” ciò che è e per questo li salutiamo e ringraziamo per il lavoro svolto.

Rapida introduzione al nuovo “Rumore”, a questo punto: dentro ci troverete nuove rubriche più orientate al racconto della musica (come “Fotoromanzo e “Vite che non sono la mia”) e altre che guardano a mondi apparentemente lontanissimi (“Globo”). Abbiamo deciso d’inserire stabilmente uno sguardo sul music writing e sulle sue “grandi firme” (si parte col maestro Paul Morley). E come vedrete anche la sezione recensioni (di dischi, libri, fumetti, film) si è fatta più dettagliata, nella forma e nella sostanza, con l’estensione di voti e consigli per ogni singola opera trattata. Qualche rubrica che secondo noi aveva fatto il suo tempo è scomparsa, qualcun’altra è cambiata (“Radici”, per dire, così come l’immancabile pagina realizzata da Alessandro Baronciani), qualcos’altro lo ritroveremo sul nostro sito. Ma le novità sono davvero tante, così come i contenuti. A noi piace, e moltissimo. A partire dall’attenzione riservata alle immagini, come quelle esclusive dei Clash che vi proponiamo: band rumorosa per antonomasia e primi protagonisti del nuovo corso. Sfogliate, annusate, leggete. E dateci il vostro feedback.

Bene: ci aspetta tanto ma tanto lavoro, e abbiamo appena cominciato. Abbiamo fatto del nostro meglio per confezionare un giornale migliore, al passo coi tempi e dentro la sua vocazione. Del resto anche lo scettico David Carr si è convinto nel frattempo. E il suo profilo Twitter ha circa 430mila follower. Vi chiediamo un atto di fede e fiducia. Seguiteci anche voi, qui come in rete. Abbiamo un sacco di storie ancora da raccontare e vivere insieme. Senza paura di pistole e pipistrelli.