bombolo

di Manuel Graziani

Una delle massime più citate del mio illustre corregionale Ennio Flaiano è quella che più o meno fa:Se non si è di sinistra a vent’anni e di destra a cinquanta, non si è capito niente della vita”. Non sono d’accordo, pur comprendendo il senso. Buttandola in caciara diciamo allora che “sono pienamente d’accordo a metà col mister” citando quell’altro grande intellettuale di Luigi Amleto Garzya. Piuttosto girerei la frase così: “Se non leggi letteratura a vent’anni e saggistica a quaranta/cinquanta, hai capito poco della vita”.
Quantomeno a me sta capitando che la narrativa mi entusiasma sempre meno, di contro la saggistica mi sta prendendo sempre più. Soprattutto le biografie. Magari anche perché mi sono cimentato nello scriverne una e, tra le altre cose, mi interessa capire la prospettiva di partenza e l’orizzonte d’arrivo dell’autore. Questo per dire che mi ha incuriosito da subito la biografia di BomboloE poi cominciatti a fa’ l’attore, data alle stampe dai tipi di Ad Est dell’Equatore di Napoli, persone ed editori in gamba di cui ci si può fidare.

E poi, come dire, sono convinto che anche il più intransigente fan degli Swans una volta nella vita, almeno una, ha imitato il tzè tzè di Bombolo: sarei pronto a giocarmici le palle. Franco Lechner, questo il suo vero nome, è stato un caratterista monumentale a cui si perdona l’essere sboccato e scurrile (uno dei suoi personaggi più riusciti era chiamato Venticello, non dimentichiamolo) perché aveva una naturale comicità, immediata e disarmante con quei suoni onomatopeici e quella straordinaria mimica facciale che si ritrovava. Era una maschera eccezionale, c’è poco da fare. Lo percepivi subito che era autentico a differenza della gran parte dei suoi colleghi con trascorsi nelle accademie d’arte drammatica. Tanto per dirne una: “Quando registi e attori lo invitavano a pranzo, lui rispondeva sempre: Io magno co’ quelli der popolo come me… E poi voi nun sapete magna’!”

Autenticità e umiltà che Bombolo ha mantenuto sino alla fine dei suoi giorni, anche nel letto dell’ospedale Forlanini di Roma dove la moglie si presentava con pentoloni di spaghetti per tutti, degenti, infermieri e medici. La sua è stata una vita non facile, figlio della guerra, ambulante sin da bambino, piattarolo di Trastevere assieme al fratello Renato con cui vendeva piatti, bicchieri, tovaglie, ombrelli e cianfrusaglie del genere dalle parti di Campo de’ Fiori sin da adolescente. Uno che è diventato attore per caso a quarant’anni suonati, quando invero la vita e gli affari iniziavano ad andargli benone. Sono stati Pingitore e Castellacci a scovarlo in un’osteria, a portarlo prima al Bagaglino e poi al cinema dove raggiungerà una popolarità enorme in coppia con Tomás Milián e con Enzo Cannavale, girando una quarantina di film in appena 10 anni di carriera dal 1976 al 1986.

Ezio Cardarelli, l’autore della sintetica biografia, non è uno scrittore. Fa il poliziotto come Nico Giraldi Er Pirata (da non confondersi con Er Monnezza) e la scrittura seppur scorrevole è onestamente quella che è. Ma il suo è un atto d’amore così totale da divenire commovente. E poi questo era un libro necessario che va a colmare un inspiegabile vuoto nei confronti di un grande caratterista morto troppo presto. Nel 1987 a 56 anni appena compiuti.