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Duo best

di Stefania Ianne

Di ritorno all’Assembly Hall, una tra le venue meno pubblicizzate di Londra ma con una programmazione eclettica, a volte nostalgica, senza dubbio interessante. E infatti, ignorato dai media, un paio di giorni prima del concerto, scopro quasi per caso che a Londra sbarca per un concerto unico in Gran Bretagna e in apertura di un mini tour del nord Europa, 4 date, il Duo de Twang… Il nome ingannevole tra la farsa e la mitologia bluegrass nasconde le dita magiche di Les Claypool, forza creatrice, bassista e voce dei Primus, noto alle masse come creatore del tema musicale di South Park, accompagnato dall’ex chitarrista e voce dei M.I.R.V. il barbuto Bryan Kehoe.

Il progetto del duo è nato da una vacanza in campeggio di Claypool con il figlio adolescente: la natura, la pesca e la musica intorno al fuoco notturno, un basso acustico e un banjo. La musica denudata, ripulita dagli innumerevoli strati di sovra-produzione, un ritorno alle origini. L’idea si è tramutata in un disco, Four Foot Shack uscito a febbraio, e in una performance che viene considerata una vacanza su palchi inconsueti del grande territorio americano, compresa una crociera musicale, con una breve parentesi europea. Molto breve…
A Londra, l’attesa è febbrile, grandi le aspettative. La sala dai soffitti stuccati è prevedibilmente piena di fans fedeli dei Primus.
Il set d’apertura non è stato annunciato. A sorpresa ci troviamo di fronte a un metallaro, con chitarra spaziale. A metal head, come si presenta, il comico: Matthew O’Neil. Ci presenta la storia del rock metallaro sfruttando i riff più famosi della musica metal, suonati live, partendo dalla passione per il cucito, le toppe sui giubbotti preferibilmente di pelle, alla moda attillata tutta pelle inconsciamente molto ‘gay’.  Le diapositive dei nomi più o meno quotati dell’universo metallaro si susseguono sul maxi schermo accompagnati da una rutine considerata più o meno divertente soprattutto dagli uomini e in particolare dai metallari presenti in sala, piuttosto che dalle donne, poche, tra il pubblico. Un’introduzione piuttosto patetica, soprattutto considerato il numero elevatissimo di gruppi presenti e operanti a Londra che avrebbero dato un occhio piuttosto che le dita di una mano per aprire per uno dei bassisti più quotati a livello mondiale.
Scelta incomprensibile anche per Les Claypool che arriva sul palco con uno sguardo che dice tutto: “ what was all that about?”
Impossibile non descrivere la scena che ci si presenta sul palco. Le luci sono bassissime. L’idea è di riprodurre l’atmosfera del bivacco e un fuoco artificiale viene acceso sul palco. Non invidio i due musicisti. La serata è calda e afosa, la presenza di un enorme fuoco elettrico sul palco in un locale chiuso e affollato, non può essere piacevole. Claypool and Kehoe si presentano sul palco cappello enorme Stetson per Kehoe e bombetta inglese per Claypool. Entrambi con camicie ricamate tipiche texane. Claypool indossa gli inseparabili occhialini dalla montatura rotonda che insieme alla bombetta lo rendono stranamente simile ai Dupont, i gemelli del cartone belga Tintin, o forse Poldo ingordo compagno di avventure di Popeye, soprattutto quando si allontana dal set di due microfoni che lo coprono durante tutto il concerto per cercare l’intesa con Kehoe.
E l’intesa tra i due è perfetta. Si conoscono da una vita sono cresciuti e “invecchiati” insieme.

L’inizio è con Beaver, il duo rivisita anche su disco alcuni dei classici dei Primus. Claypool ci dice che lo sa che molti sono lì solo per la Beaver song, nudge nudge, wink, wink. Quindi la fanno per prima, per togliersela dalle scatole. E chi è venuto per la Beaver song se ne può andare. Per chi è abituato alla versione elettrica, l’effetto musicale è strano. Ma la voce beffarda di Claypool ci riporta indietro di decenni. L’accento è sul ritmo e il basso per i Primus è sempre stato il protagonista. La tecnica di Kehoe è anche interessante da testimoniare. Suona la chitarra come si suonerebbe un banjo. Claypool poi tiene il tempo con il piede con quello che lui stesso definisce un mini-tambourine-doohicky. Tutto qua.
L’atmosfera è da vacanza. Ci sono tantissime risate, Claypool continua ad interrompere il concerto per raccontarci vari episodi personali, e per introdurre i pezzi. Ha voglia di parlare, cerca il dialogo con il pubblico.
Lo bombardano di richieste. Qualcuno ironicamente urla Dead or Alive. Les ci rivela che aveva nominato la canzone di Bon Jovi come la peggiore canzone mai scritta in un’intervista. Bon Jovi rappresentava tutto quello contro cui si stava ribellando con i Primus. Il “cheese” che navigavano nelle loro canzoni era quello delle canzoni “cheesy” dei Bon Jovi e del rock main stream degli anni 80-90: mieloso, appiccicoso e scadente tutto insieme, un incubo.
Il duo ci intrattiene con una miscela ben assemblata di classici americani. Divertente l’incauta cover di Johnny Horton in memoria del proprio nonno, 34enne al momento della sua nascita, The Battle of New Orleans un’ode alle lotte di ribellione e alla conquista dell’indipendenza dall’impero britannico. “I just realized that in Britain they might not appreciate a song about taking up the arms against the Brits”, confessa mentre suona l’ultima nota.
Altri pezzi estratti dalle varie incarnazioni del personaggio Claypool sono molto presenti. Da notare Buzzards of Green Hill della Frog Brigade e Running the Gauntlet degli Holy Mackerel. Ma non importa quanto oscure queste produzioni siano state all’epoca, qualsiasi cosa il duo proponga, il pubblico conosce tutte le parole. Impressionante.


La critica sociale e politica non è mai subdola nel mondo di Claypool, ci chiede che se conosciamo e cosa pensiamo di Sarah Palin prima di partire con la descrizione raccapricciante di Red State Girl. Anche le cover sono molto prominenti, tra tutte quella della migliore canzone che sia mai stata scritta da un essere umano, come la descrive Claypol, e parte con il basso in una versione impensabile di Stayin’ Alive dei Bee Gees. Altra versione sorprendente la cover di Pipeline dei Ventures, uno dei classici barocchi di musica prettamente strumentale creata appositamente per sfoggiare un tour de force alla chitarra. Claypool in un a parte ci informa che Kehoe durante le prove gli ha comunicato di avere problemi con la parte principale della chitarra. Il suo consiglio? Cantala. E così Kehoe inaspettatamente sfoggia una voce tenorile e un fiato invidiabile accompagnato dalla sala in coro.
La serata passa veloce tra gli intermezzi comici di Claypool (compreso il racconto delle lezioni di canto da teenager con un’insegnante avvenente di mezza età che lo faceva denudare fino alla vita per liberare i polmoni), le risate piene di Kehoe (soddisfattissimo per la cena in un ristorante italiano locale e dall’arugula, all’americana, sulla pizza: “genius”), e la musica virtuosa.

Impossibile non citare il breve interludio con il riproposto tema musicale di South Park. Claypool vuole sia citato sulla sua tomba che ne è stato l’autore, non fosse per altro che per il fatto che lo ha liberato dai problemi e le perquisizioni alla dogana negli Stati Uniti. Un musicista? E cosa suoni? Primus? E cos’è? Oh South Park?

Concludono con una versione irriconoscibile di Jerry was a Race Car Driver, classico Primus mentre l’encore è impreziosito da un’altra perla dei Primus con il basso dominante di American Life e le sue storie di povertà, emigrazione, delusione americana.
Per quanto mi riguarda, i gruppi migliori sono quelli che riescono a mantenere un certo livello di autoironia nonostante i vari indicatori più o meno elevati del proprio successo e Les Claypool fa sicuramente parte di questa categoria. Un mattacchione nonostante i 50 anni. Non a caso durante il concerto si è autodefinito ormai ‘a respectable elderly gentleman’ – ‘have I really called myself a respectable elderly gentleman?’.


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