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Truss_Tessela_540x300

di Ercole Gentile

Sperimentare (dal vocabolario Treccani): “sottoporre a esperimento; applicare, usare, mettere alla prova qualche cosa per accertarne e verificarne le capacità funzionali, la validità, l’efficacia, il rendimento”.

Questa definizione calza a pennello per descrivere il CTM (ClubTransMediale), la costola musicale e notturna della Transmediale rassegna berlinese che interseca musica, arti visive e performative, offrendo in dieci giorni una serie infinita di workshop, esibizioni, concerti e dj set.

Quello che differenzia il CTM, giunta alla quindicesima edizione, da altri festival musicali è appunto l’alto tasso di sperimentazione che, come si evince dalla definizione sopra, mette alla prova lo spettatore nel bene e nel male. È ovvio che quando si scende in questi territori meno convenzionali si possono trovare sorprese gradite o, per dirla con un francesismo, delle grandi rotture di maroni, ma il coraggio delle scelte artistiche e di prendere vie meno battute  non si discute.

Il cartellone del festival anche per il 2014 è stato denso e seguire tutti gli episodi della rassegna che si è tenuta dal 24 gennaio al 2 febbraio è stato letteralmente impossibile. Però ho scelto per voi quelli che secondo me sono state le cose più significative.

MORITZ VON OSWALD TRIO feat. TONY ALLEN

Due pezzi di storia che si mettono a collaborare insieme. Uno, tedesco, è tra i padri fondatori della techno berlinese con Basic Channel e Maurizio; l’altro, nigeriano, ha suonato per anni a fianco del creatore dell’afrobeat Fela Kuti, dirigendo la sua band, gli Africa 70. Aggiungeteci Max Loderbauer a dare manforte a Moritz (che sembra non essersi mai ripreso del tutto dall’infarto che lo colpì qualche anno fa) ed una location come il Berghain e ci siamo. La loro performance è un viaggio tra elettronica, funk, afrobeat e psichedelia, con Allen che domina la scena con le sue vesti tradizionali e la sua sicurezza dietro le pelli. Affascinante pensare quante ne avranno viste e passate questi due personaggi. Roots.

RECONDITE e SAMUEL KERRIDGE

Suonano entrambi giovedì 30 al Berghain e sono una spanna sopra gli altri. Il tedesco si esibisce alle 2 del mattino al Panorama Bar e lascia a bocca aperta con un live set maturo che miscela alla perfezione il suo lato più dancefloor e quello più allucinato con inserti minimali e arabeggianti che mandano a zonzo il cervelletto; Kerridge suona potente e l’inglese è uno che sa cosa vuol dire la parola performance, risultando coinvolgente anche dal punto di vista estetico e ‘fisico’. Qualità.

DASHA RUSH, TR\\ER, CONCRETE FENCE, MARCEL DETTMANN

Il venerdì siamo per la terza serata consecutiva al Berghain, da tre anni una delle location più presenti nel programma del CTM. Inizia la bella Dasha Rush, già apprezzata due anni e mezzo fa con un potente live techno in Italia. La producer russa questa volta la mette sul concettuale ed il suo set pare restare sempre soffocato ed alla distanza diventa troppo cervellotico per essere suonato in questa situazione alle 2 del mattino. Peccato.

Salgo quindi al Panorama Bar: ad attendermi c’è Marcel Dettmann, uno che qui è di casa. La prima parola che mi viene da usare con lui è garanzia. ‘Marcellone’ parte il più morbido possibile, per poi sciogliere le briglie e sparare techno da ballare senza pensarci su troppo. Il dancefloor è completamente con il biondo vichingo tedesco, ormai uno dei dj più abili in circolazione.

Torniamo al piano inferiore e qui arriva la bomba della serata ed uno degli act più interessanti dell’intero festival. TR\\ER, ovvero i producer inglesi Truss & Tessela, che infilano un’ora di live incredibile: spaziano tra techno, sonorità rave anni novanta e sfiorano anche l’hardcore, risultando una delle cose più divertenti sentite nell’ultimo periodo.

Convince anche Concrete Fence, altra combo nata dall’incontro tra altri due inglesi come Regis e Russell Haswell: anche qui si balla senza remore tra saliscendi techno, hardcore e industrial. Sana ignoranza.

jeri-jeri_live

MARK ERNESTUS PRES. JERI-JERI, FATIMA AL QADIRI, SHACKLETON

Il sabato si cambia location e si passa alla Stattbad, ex piscina situata nel settentrionale quartiere di Wedding, si dice il prossimo Kiez della città pronto ad ‘esplodere’.

La venue è suggestiva almeno quanto il Berghain, anche grazie ad una stupenda installazione alieno/industriale situata in una delle vecchie vasche della piscina con cuscini per sdraiarsi e farsi allucinare dalle nevrotiche scariche luminose dell’opera.

Nella Stattbad sta intanto suonano la giovanissima Sarah Farina con un bel dj set tra hip-hop, bass music e dubstep: da tenere d’occhio. Dopo di lei arriva la chicca che non t’aspetti, la sperimentazione appunto. I Jeri-Jeri sono un collettivo di percussionisti senegalesi, qui diretti dal leggendario producer berlinese Mark Ernestus. E ti aspetti una cosa mentale o contaminata dal dub, invece i Jeri-Jeri semplicemente fanno un concertone a base di percussioni di tutti i tipi, chitarra e tastiera. Siamo nell’afrobeat e nella world music ed è bello vedere come il pubblico si faccia coinvolgere appieno in queste sonorità: in fondo “It began in Africa” non lo dicevano anche i Chemical Brothers?

Delude in sala Boiler la newyorkese-kuwaitiana Fatima Al Qadiri, che in dj set non riesce a risultare interessante quanto su disco. Un set tra hip-hop e trap alquanto banale, ma soprattutto a mancare è la presenza scenica e tecnica: la ragazza non usa nessun controller, usa solo il pad del suo Mac e non si muove mai. Mai. Bah, quando si dice l’hype…

Chiudiamo con Shackleton che all’ultimo sostituisce l’influenzato Boddika. Il suo set è ancora una volta visionario e notturno ed è facile cadere in trance, trasportati dall’occhialuto inglese ormai di casa a Berlino.

shackleton

Ps. faccio mea culpa per essermi perso “Lumiére”, lo spettacolo audio/visual di Robert Henke (aka Monolake) alla Haus der Kulturen der Welt come gran finale della domenica sera. Dopo quattro sere sono crollato. Si vocifera di pelle d’oca a ripresa multipla.


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