di Davide Agazzi

La nuova edizione del Gusto Dopa al Sole, celeberrimo festival salentino sempre in bilico tra rap e reggae, decide di sparare subito la cartuccia migliore: al taglio del nastro per la nuova –la quattordicesima – edizione troviamo Snoop, qui nella doppia veste di Dogg e di Lion. Non è chiaro, infatti, che piega prenderà il concerto dell’ex rapper di Compton ora convertitosi, tardivamente e con scarsi risultati, al rastafarianesimo. Anche i manifesti in giro per strada non sono d’aiuto dato che, curiosamente, ne esistono di due tipi: in alcuni Calvin Broadus (questo il suo nome all’anagrafe) viene citato come Snoop Lion, in altri col vecchio nome di Dogg. Confesso di essermi  approcciato al concerto con aspettative davvero basse, troppe le incognite: su tutte, la nuova veste di Lion che non mi ha mai convinto ed il ruolo di superstar del jet set e della mondanità che ormai Snoop si è ritagliato da anni. L’apertura spetta a Clementino, lanciatissimo rapper napoletano, protagonista di questa estate col tormentone O’vient grazie al quale ha trionfato al Music Summer Festival (una sorta di Festivalbar 2.0) esibendosi di fronte a piazze gremite. Scelta sicuramente azzeccata, dato che l’istrionico rapper campano si avvicina molto, per estro ed abilità, al più celebre collega californiano. Clementino è autore di una buona prova, apprezzata dal pubblico, che nonostante qualche concessione alla comprensibile emozione del momento, lo consacra come uno dei migliori esponenti del genere in Italia, soprattutto dal vivo.

E poi tocca a lui, Snoop. Niente Lion e sarà chiaro fin da subito, col live che decolla sulle ali di Deep Cover, la prima traccia registrata in oltre venti anni di attività. 60 minuti spaccati per ripercorrere una carriera piena di successi, rigorosamente replicati alla perfezione dalla band che accompagna Snoop sul palco. Dagli esordi in chiave g-funk con Dr Dre (Nuthing But a G Thang, Gin & Juice, Ain’t No Fun) fino ai successi del nuovo millennio targati Pharrell (Drop It Like It’s Hot e, soprattutto, Beautiful, particolarmente efficace nella cornice salentina) passando per le collaborazioni con chi c’è (P.I.M.P., con 50 Cent) e con chi non c’è più (Gangsta Party, con 2Pac). Chiusura in stile “volemose bene” con Young Wild and Free, anche questa figlia di una collaborazione (Wiz Khalifa), con relativo singalong da parte di tutto il pubblico.

E il leone? Beh, non l’ha visto nessuno, se non per una traccia (una!) in un set di un’ora. La sensazione di chi scrive è che, tra qualche anno, guardandoci indietro, ripenseremo a questa parentesi in levare di Snoop come a una specie di colpo di calore, un bizzarro capriccio da star egomaniaca che si risolve in un esercizio di stile o poco più. Tra l’altro, pare che il buon Calvin sia già al lavoro sul prossimo album, che uscirà sotto il classico moniker di Snoop Dogg. Insomma, se di reincarnazione si è trattato, abbiamo assistito ad un percorso inverso, l’abbandono del Lion per il ritorno alle tipiche fattezze del Dogg. Per fortuna, un gran concerto.

In the jungle, the mighty jungle, the Lion sleeps tonight.

Via il canale YouTube dell’utente TheGangstaFab