•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

di Antonio Belmonte

Veramente tosto il programma della XVI edizione del “Summer Festival” di Lucca, a questo giro nobilitata da un orgasmico parterre de roi con personcine del calibro di Leonard Cohen, Nick Cave & The Bad Seeds, Sigur Ròs e Neil Young & Crazy Horse, solo per citarne alcune. I Killers, da par loro, si accomodano autorevolmente nelle seconde file e si guadagnano la pagnotta trasformando la deliziosa Piazza Napoleone in una turbolenta propaggine della MTV dei tempi d’oro.

Prima di loro i Black Rebel Motorcycle Club: decibel di garage-rock urticante sparati direttamente in mezzo agli occhi come le pallottole di Clint Eastwood, presenza scenica a prezzi di saldo, poco fumo e molto arrosto. Rugginosi e bravi.

La band di Brandon Flowers fa il resto, fin dalla prima canzone in scaletta: Somebody Told Me si arruffiana immediatamente il giovanissimo pubblico (nutritissima la delegazione straniera) e ipoteca il successo di una serata già scritta nelle stelle.

Inaspettatamente statici sul palco “i ragazzi della città del peccato”, come si autodefiniscono, si affidano scenograficamente alle sole piacionerie del loro leader talentuoso vocalist e scafato animatore per rifuggire con fatica dalla pedissequa riproduzione live dei loro dischi; questa, se vogliamo, l’unica pecca di uno show a tratti irresistibilmente deflagrante e congegnato come un accattivante giocattolone sonoro a pile, una sorta di monumentale dispenser glitterato di stadium rock a presa rapida e superhits da competizione impacchettate dentro folgori e saette… E non poteva essere altrimenti per chi arriva da Las Vegas. Tra i 18 brani infilzati sopra un goloso spiedino sonico lungo poco meno di due ore spiccano Runaways, Smile Like You Mean it, All These Things That I’ve Done, Spaceman, Miss Atomic Bomb, l’hit epocale Human e la chiusura affidata a Mr. Brightside; che riscrivono in grassetto la parte più commestibile degli anni ’80, incendiano il salotto buono della città toscana e sprigionano quel mix micidiale di mainstream, indie-revival e tamarritudine patinata a cui l’austera Lucca e il sottoscritto non sanno dire di no.

L’accensione a giorno delle luci, i saluti di prassi e il rituale lancio delle bacchette archiviano una serata finanche troppo posata per la band che più di ogni altra nell’ultimo decennio ha flirtato spavaldamente con TV, cinema e pubblicità. Ciononostante 5000 cuoricini paganti abbandonano placidamente Piazza Napoleone più che soddisfatti, sicuri che il loro giocattolone funzionerà per molto tempo ancora. Mentre chi scrive, in mezzo a loro, continua amleticamente a domandarsi se la cover dell’immensa Shadowplay dei Joy Division debba meritarsi riconoscenza eterna o più semplicemente una risentita denuncia per vilipendio.


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •