di Giulia Antelli

Lo scorso 7 agosto, i Cloud Nothings sono arrivati all’Hana-Bi di Marina di Ravenna per la loro unica data italiana, che anticipa di qualche mese l’uscita del quarto album in studio Body Music, atteso per il prossimo anno tramite Carpark.

Lo show che il quartetto di Cleveland propone al pubblico rispecchia le voci circolate qualche mese fa circa il sound del nuovo disco: in una parola, rumoroso. Poco meno di sessanta minuti di singulti rumoristici in bilico tra post-core e power-pop, che fin dagli esordi – il buon EP Turning On del 2010 – avevano scomodato paragoni importanti e pesantissimi con band come Sonic Youth e My Bloody Valentine. Tuttavia, fin dalle prime note della melodia catchy di Stay Useless – da Attack On Memory, dello scorso anno – è chiaro che, nonostante le ottime intenzioni, Dylan Baldi e compagni sono per metà una buona rock band dall’attitudine punk, mentre per l’altra, come spesso accade oggi, sono l’ennesimo prodotto dell’hype, il diretto risultato del culto eccessivo generato da riviste e webzine.

Chiariamo: non che si tratti di un brutto concerto. I sessanta minuti scarsi dell’ esibizione si susseguono veloci, ad esempio nella psicotica litania di No Future/No Past e No Sentiment, con la voce di Baldi sempre più cupa e oscura e sempre più tendente all’urlo che al cantato, memore, forse, delle reminiscenze nirvaniane di In Utero, e, dunque, sempre meno propensa alla melodia pop e molto più incline, invece, alla logica lo-fi dell’indie rock contemporaneo. Ma c’è spazio anche per atmosfere maggiormente distese, in episodi quasi spensierati come Fall In, con il suo incedere power-pop in aria quasi dream, oppure in Cut You, altro brano in cui l’orecchiabilità si fonde all’impeto garage della chitarra. I brani del nuovo album, ancora senza titolo, danno invece l’impressione che i Cloud Nothings abbiano voglia di raggiungere una nuova maturità: l’urgenza quasi adolescenziale dei precedenti lavori sembra aver lasciato il passo ad atmosfere ancora piene di energia e, soprattutto, rumore, ma incanalate in un mood più dark e riflessivo che li allontana dai picchi di adrenalina precedenti. Tutto sommato, un concerto godibile, soprattutto per gli amanti del rock old-school, lontano però da qualsiasi presupposto di originalità e ricerca, a dispetto della lunghissima coda strumentale di Wasted Days, ultima canzone del live.