
Ispirato in parte al suo romanzo in versi Orlam, I Inside The Old Year Dying è il nuovo album di PJ Harvey
I Inside The Old Year Dying è il nuovo album di PJ Harvey, pubblicato a sette anni dall’ultimo The Hope Six Demolition Project. 12 brani che, dice Harvey, “offrono uno spazio per riposarsi, una consolazione, un conforto, un sollievo, che sembra essere necessario per i tempi in cui viviamo”.
La storia del disco risale a sei anni fa, alla fine del tour del suo ultimo album del 2017 e a come Harvey si è sentita subito dopo. Quello che sentiva fortemente era che da qualche parte, nell’infinito ripercorrersi di album e tournée, aveva perso il suo legame con la musica stessa. Non si è però trattato di un periodo di astinenza creativa: grazie all’aiuto del poeta scozzese Don Paterson, l’artista ha lavorato a Orlam, opera poetica pubblicata l’anno scorso, la sua seconda dopo The Hollow of the Hand del 2015, che è diventata una delle ispirazioni principali per il nuovo album. Ci sono state anche le ristampe le loro versioni demo, e alla fine due cose hanno iniziato a spingerla verso nuove canzoni, musica e suoni.
Uno di questi è il ricordo di un incontro con l’artista e regista Steve McQueen, a Chicago, durante il periodo di Hope Six. Il suo consiglio per lei è stato quello di smetterla di pensare alla musica come se si trattasse di album, ma di pensare a ciò che ama veramente, le parole, le immagini e la musica, e mettere insieme queste tre cose. L’altro elemento che l’ha spinta al ritorno alla musica è il puro atto di suonare. Prendere in mano la chitarra o sedersi al pianoforte per suonare le sue canzoni preferite di artisti come Nina Simone o Bob Dylan – ha riconfermato la sua passione per questa forma d’arte.

“Le nuove canzoni”, dice, “le ho scritte tutte in circa tre settimane”. In seguito, ai Battery Studios nel nord-ovest di Londra, si è riunita col suo storico collaboratore e partner creativo John Parish e Flood.
Lo studio è stato allestito per suonare dal vivo e questo è tutto ciò che abbiamo fatto. Penso che l’album parli di ricerca, di esplorazione, l’intensità del primo amore e la ricerca di un significato. Non che ci debba essere per forza un messaggio, ma la sensazione che ricevo dal disco è quella dell’amore, si tinge di tristezza e perdita, ma è amorevole. Credo sia questo che lo fa sentire così accogliente, così aperto.
Qualche tempo fa, in occasione del ritorno nelle sale digitali del documentario PJ Harvey – A Dog Called Money, Wanted Cinema e Rumore avevano organizzato un talk condotto da Nicholas David Altea con Enrico Gabrielli che ha avuto il piacere di lavorarci e suonarci assieme in studio e in tour, e Beatrice Antolini che alcuni anni fa l’aveva intervistata. Due esperienze diverse per raccontare questa magica artista.
PJ Harvey è stata più volte protagonista della nostra cover story. L’ultima volta nel 2020 in occasione di alcune fondamentali ristampe – il numero lo potete acquistare qui. Ora potete ascoltare il nuovo disco qui sotto:



