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Mat Sargent ci racconta l’ultimo tassello della sua iniziativa nata nel 1995, che giunge ora a compimento con un box di ben 8 DVD. E tutti i profitti saranno donati in beneficenza.

Mat Sargent è una figura magari non arcinota, ma di certo chiave nell’humus punk londinese, quello legato alla scena più old school, delle origini. E infatti, oltre a essere stato negli Sham 69 dal 1995 al 2017, è il bassista dei veterani Chelsea, oltre che degli Splodgenessabounds. La sua storia personale è una di quelle che colpiscono: a neppure 20 anni, nel 1989, scopre di essere HIV+ e gli viene comunicato un verdetto raggelante: secondo i calcoli dei medici gli restano al massimo 5 anni da vivere. Una botta durissima, specie per un ragazzo – che, per di più, sta per diventare padre. Invece Mat sceglie di non lasciarsi andare, inizia un percorso seguito da alcune associazioni che si occupano di assistenza ai pazienti colpiti dal virus dell’HIV e – grazie anche ai progressi in campo medico – si mantiene in buona salute, trovando l’entusiasmo per continuare la propria carriera di musicista. E, cosa più importante, a oltre 30 anni di distanza è ancora qui, carico di entusiasmo e con una nuova uscita disponibile, legata al suo progetto Sex Drugs & HIV, ideato nel 1995.

L’uscita è, nella fattispecie, un box con 8 DVD che amplia e porta a compimento quanto iniziato con il doppio CD Sex Drugs & HIV pubblicato nel 2014 – si trattava di una compilation benefit con 40 pezzi originali incisi con l’aiuto di 215 musicisti (fra cui nomi davvero giganti) nell’arco di 15 lunghi anni di session improvvisate, spesso frammentatissime. Il nuovo box – intitolato Sex Drugs & HIV – The Studio Sessions raccoglie i due dischi già usciti e li arricchisce di una pletora di contributi extra, in video, che testimoniano il lungo percorso di registrazione e completamento del progetto. Fra gli amici che hanno aiutato Mat in quest’impresa troviamo musicisti del calibro di Adam Ant, Mike Joyce (The Smiths), Afrika Bambaataa, Beki Bondage (Vice Squad), Captain Sensible (Damned), Charlie Harper (U.K. Subs), Jimmy Pursey (Sham 69), Mark E. Smith (The Fall), Nicko McBrain (Iron Maiden), Pauline Black (Selecter), Poly Styrene (X-Ray Spex), Tony Hadley (Spandau Ballet), TV Smith (The Adverts), Wurzel (Motörhead)…

Tutti i profitti derivanti da Sex Drugs & HIV – The Studio Sessions saranno donati alle associazioni Cancer Research, Rape Crisis, Release e Terrence Higgins Trust. Per farci spiegare meglio il tutto, abbiamo fatto una breve chiacchierata proprio con Mat Sargent ed ecco ciò che ci ha raccontato.

Cosa provi ad avere completato questa nuova edizione “monster” di SDH? È stata dura assemblare tutto quel materiale?

“Sono felice e sollevato, ora che ho portato a termine questa nuova impresa. Ho lavorato al progetto SDH per circa metà della mia esistenza, quindi costituisce una grossa parte della mia vita. Adesso, finalmente, posso condividere con tutti i bei ricordi e i momenti divertenti che mi sono goduto durante le registrazioni. Tutti i filmati di questa nuova edizione erano come tessere di un puzzle gigante… è stato difficile raggruppare gli spezzoni giusti, anche perché alcuni brani sono stati incisi in session che si sono tenute a distanza di anni l’una dall’altra”.

Hai mai accarezzato l’idea di scrivere un libro su questa esperienza?

“In effetti ho tantissimi ricordi legati al progetto, ma la maggior parte sono già immortalati nei video. Quindi no, non ho mai pensato di farne un libro, penso che sia sufficiente che le persone possano vedere come abbiamo registrato e cogliere l’atmosfera dai video. Mi è stato chiesto di farne una versione su vinile per cui probabilmente farò un booklet di accompagnamento coi testi, delle foto e magari qualcosa di scritto, ma niente di più. Però tempo fa avevo iniziato a scrivere la storia della mia vita: quando scoprii di essere sieropositivo, mi venne detto che mi restavano dai 3 ai 5 anni da vivere… in quel momento pensai che non avrei visto crescere mio figlio che stava per nascere, quindi iniziai a scrivere le mie memorie perché lui potesse leggerle. Le cose sono poi andate diversamente: io sono qui e lui ha 30 anni ora”.

Ricordi un aneddoto o un episodio che più di tutti ti ha divertito, durante il lungo percorso per completare il progetto?

“Nei video della nuova edizione troverai molte gemme, da questo punto di vista. Ma un momento buffissimo è stato quando Max Splodge è arrivato in studio insistendo per incidere una traccia di trombone nella title track della compilation Sex Drugs And HIV – scritta da Darrell Bath e Honest John Plain. Il fatto è che Max non aveva mai neppure preso in mano un trombone prima di quel giorno, ma si impuntò per accompagnare quello che suonavano Darrell e Honest, con risultati comicissimi. Il trombone aveva un volume così alto che entrava nei microfoni di tutti gli altri strumenti, quindi nel mixaggio non era possibile eliminarlo e l’abbiamo dovuto tenere. Il bello è che Max fu molto soddisfatto della sua performance e decise di incidere un assolo di trombone in 667 The Neighbor Of The Beast, un pezzo della compilation suonato dagli Splodgenessabounds con le Girlschool”.

E il momento più duro?

“Ci sono stati alcuni momenti difficili. Ricordo la tensione, dopo ogni backup, nel controllare che tutto il lavoro del giorno fosse davvero lì e non fosse andato perduto nulla… erano sempre attimi di tensione. E in effetti purtroppo è capitato che andassero perdute alcune parti, ma fortunatamente i musicisti l’hanno sempre presa bene e sono tornati in seguito per rifarle. Il primissimo giorno in cui abbiamo iniziato a incidere, ero circondato da batteristi che attendevano di registrare le loro parti, ma la pelle del rullante si spaccò durante la prima take del primo brano. Non ne avevamo una di ricambio, per cui ci toccò attendere tre ore, fino a quando non ne venne consegnata una nuova. Fare l’editing e il montaggio di video è stato difficile. E non solo a livello tecnico… rivedere le immagini di alcuni amici che nel frattempo erano mancati mi rattristava molto. In più nel 1998, purtroppo, la mia sieropositività si è tramutata in AIDS conclamata e per diverso tempo ho seriamente temuto che sarei morto senza vedere completato il mio progetto”.

Nell’album ci sono una quarantina di pezzi originali. Chi li ha scritti?

“La maggior parte sono miei, a volte scritti in collaborazione con alcuni dei musicisti che hanno partecipato. All’epoca feci dei demo di quasi tutte le canzoni e poi spedii dei nastri a tutti, così che potessero imparare le loro parti. Quei demo erano solo degli scheletri, delle strutture… tutti hanno avuto la libertà di aggiustare i pezzi secondo il proprio stile, gusto e sound. Alcuni dei cantanti hanno anche scritto i testi, mentre è capitato che ci trovassimo a scrivere delle parti direttamente in studio. Le tracce Sex Drugs And HIV e 667 The Neighbor Of The Beast invece sono state composte da altri specificamente per il progetto”.

Questa nuova edizione di SDH è stracolma di contenuti video. Mi domando se pubblicare tutto in un box da 8 DVD sia la scelta migliore. Hai provato i canali dello streaming on demand, del web o vie simili?

“Ho fatto qualche riunione per parlare di trasmettere i video delle session in studio in streaming. Il canale tv locale London Live ha già trasmesso i video delle session peraltro. Io spero che possano andare in onda il più possibile perché vorrei che sempre più gente fosse esposta al nostro messaggio di consapevolezza. Nel box di DVD sono inclusi comunque molti extra, contenuti altrimenti non disponibili, che illustrano il progetto in modo completo. Comunque per rispondere alla tua domanda… come tanti colleghi musicisti, a me piace avere dei supporti fisici da tenere in mano: il cloud o lo streaming non mi danno la sensazione di avere di fronte qualcosa di reale. Ed è per questo che ho deciso di fare questa stampa su DVD”.

Ci sono in vista eventi o iniziative promozionali per il nuovo box set?

“La promozione in realtà non si è mai fermata fin dalla prima uscita. Con la band-collettivo legata al progetto, i Rock’n’Roll Gypsies, abbiamo fatto concerti per gli ultimi 20 anni – il primo fu a Chislehurst Caves ed è incluso nel box. I Rock’n’Roll Gypsies hanno suonato 5 volte al Rebellion Festival dal 2006, oltre essersi esibiti in parecchi eventi speciali per pubblicizzare enti e le associazioni di beneficenza. Da qualche anno organizzaimo anche eventi con il SLPC (South London Punk Collective) per raccogliere fondi da donare in beneficenza. Ovviamente con la pandemia ora è impossibile suonare live, per cui la promozione del box è tutta online. Spero che questi DVD aiutino le persone a combattere la noia dei lockdown e servano a diffondere lo spirito di Sex Drugs & HIV.

Hai scoperto di essere sieropositivo che non avevi neppure 20 anni, nel 1989… eri giovanissimo. Come hai affrontato questo macigno?

“Ricevere quella diagnosi da teenager fu uno shock: era spaventoso sapere che i medici mi davano solo pochi anni di vita. E come ricorderai all’epoca la gente moriva come mosche a causa dell’AIDS. Nei notiziari se ne parlava molto, ma la medicina non aveva ancora gli strumenti e le conoscenze che possiede oggi per contrastare il virus, per cui l’aspettativa di vita per una persona infetta era bassa. Appena dopo la mia diagnosi mi rivolsi al Terrence Higgins Trust, un’associazione nata proprio per dare supporto alle persone sieropositive o con l’AIDS. Gli operatori del THT mi aiutarono molto standomi vicino, consigliandomi, indicandomi dei percorsi terapeutici e offrendomi un supporto economico: mio figlio era appena nato (fortunatamente sano) e avevo bisogno di soldi”.

Sei un musicista e in questa pandemia stai soffrendo come tutti i tuoi colleghi la mancanza di musica dal vivo e lo stallo totale del settore. In questo momento stai lavorando a qualcosa con i tuoi gruppi?

“Il Covid è un brutto colpo per tutti. È una cosa mai vista, un momento che ricorderemo nella storia. Proprio a ridosso del primo lockdown, in aprile 2020, avrei dovuto iniziare a incidere un nuovo disco coi Chelsea, ma siamo costretti a posticipare di 4 mesi. Finite le registrazioni avremmo dovuto mixare in ottobre, ma abbiamo dovuto rimandare a dicembre per via del secondo lockdown. I primi demo per il disco risalgono al 2019, quindi ha avuto una gestazione molto più lunga del solito… ora è finito e dovrebbe uscire a maggio del 2021. Sarà il 12° album dei Chelsea. Sono anche il bassista degli Splodgenessabounds da più di 20 anni e abbiamo in mente di registrare un nuovo album: i pezzi esistono in versione demo e stiamo solo aspettando che le restrizioni si allentino per iniziare le session in studio. Credo che per il futuro la via sia quella di organizzare sempre più eventi live in streaming: alla gente manca la musica dal vivo e questo è un modo per suonare per i fan”.


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