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di Arturo Compagnoni

Essere in grado di definire in maniera assolutamente certa e precisa uno degli episodi che maggiormente hanno contribuito a indirizzare la propria vita in una direzione piuttosto che in un’altra non è faccenda da poco. Soprattutto quando quell’evento capita nel bel mezzo della tua prima adolescenza. In questo senso la sliding door degli odierni 50something bolognesi appassionati di rock può essere una ed una soltanto: il concerto dei Clash in Piazza Maggiore, il primo giugno del 1980. Da quel giorno a oggi sono trascorsi quarant’anni tondi, quello che a regola si ritiene essere lo spazio necessario a far nascere un paio di nuove generazioni.

Di quella sera non rammento quasi nulla: giusto una piazza colma di gente tra cui il mio migliore amico ed io, più preoccupati di guardarci le spalle che altro, in mezzo ad una massa di punk infilati in giubbotti di pelle nera ornati da borchie appuntite. Anche se non ricordo quasi nulla di quel primo giugno, quella è stata la notte che – citando Jonathan Coe che a sua volta si appellava agli Smiths – mi ha aperto gli occhi. Per una piccola fetta della mia generazione quella notte ha avuto lo stesso significato catalizzatore e azzerante che ebbe la notte in cui i Sex Pistols suonarono alla Lesser Free Trade Hall di Manchester il quattro giugno del 1976. Là c’erano i futuri Joy Division, i Buzzcocks al completo, uno sbarbato Morrissey, un già allora incazzato Mark E. Smith e un certo Tony Wilson, l’uomo destinato a costruire una delle migliori etichette discografiche di sempre, la Factory Records.

A Bologna c’eravamo io, il mio migliore amico e un sacco di gente che avrei conosciuto dopo, ragazzi marchiati da quella notte con un indelebile tatuaggio in grado di farli poi riconoscere l’un l’altro per decenni a venire, come un’unica tribù. Tra questi Marzio*, un mio coetaneo che all’epoca non conoscevo ma che poi avrei ritrovato dappertutto: sotto i palchi di mille altri concerti visti assieme o da lui stesso calcati e dietro il banco dei migliori locali della città. La sua memoria è decisamente migliore della mia e nel suo racconto quella notte rivive precisa e certa.

Domenica 1 giugno 1980, ore 16 circa, stiamo andando a prendere l’autobus per andare in piazza Maggiore dove i Clash suoneranno un concerto gratuito. Il concerto doveva essere domani, ma poi all’ultimo momento è stato spostato a oggi, per fortuna siamo di Bologna e il cambio data non ci tocca. Per il mio compleanno, pochi giorni fa mi è stato regalato London Calling e l’ho già consumato. Non conosco altre loro canzoni a parte quel disco e Tommy Gun. Spero comunque suonino Death Or Glory, una delle mie preferite. Arriviamo in piazza e c’è già parecchia gente, riconosco Enrico Ruggeri, il cantante dei Decibel, che con i suoi pantaloni a strisce bianche e blu si aggira davanti al palco, con i capelli biondo platino e i suoi famosi occhiali. Mi accorgo che su un tavolo ci sono dei poster del concerto, ne acchiappo subito uno e lo metto nel tascapane assieme al registratore che mi sono portato per registrare il concerto. Prendo anche un volantino che i RAF Punk stanno distribuendo per contestare i vecchi e venduti Clash e l’operazione del Comune, messa in piedi per accattivarsi i giovani dopo i fatti del 1977, in vista delle prossime elezioni comunali. Un roadie dei Clash prova la batteria e tutti si guardano in faccia, perché il volume è veramente alto. Il presentatore, Michael Pergolani inviato a Londra per L’Altra Domenica di Renzo Arbore annuncia il primo gruppo: si chiamano Cafè Caracas, sono un trio italiano tipo Police. L’ostilità nei loro confronti è veramente alta.
Sputi, insulti, addirittura uno di fianco a me lancia una lattina di birra chiusa al cantante. Lo manca in faccia di un niente e il tipo che ha lanciato la lattina si rammarica tanto di non avere fatto centro. Finiscono la loro esibizione con una cover punk di Tintarella di Luna, con il cantante che insulta pesantemente il pubblico.


Arriva il secondo gruppo spalla, sono inglesi, si chiamano Whirlwind, la risposta del pubblico è la stessa: sputi e insulti. Ora aspettiamo che arrivino i Clash.
Il tempo passa, il reggae e il dub continuano a girare nell’impianto, ma dei Clash neanche l’ombra. Finalmente verso le 22.30 Michel Pergolani, tra una marea di sputi, annuncia che, dopo una lunga attesa finalmente i Clash saliranno sul palco.
Sono un po’ diversi da come ce li aspettavamo, soprattutto Joe e Paul che hanno i capelli molto corti, praticamente skinhead. Ci rendiamo subito conto di una cosa però: manca Topper alla batteria, lo sostituisce il tipo del gruppo spalla.
L’orologio del Palazzo Comunale, piazzato proprio sopra il palco, scandisce le 23 quando sale Topper Headon. Il concerto decolla, Joe che si tiene spesso il braccio a coprire gli occhi, Mick come un folletto che a un certo punto si prende uno sputo che sembra una secchiata d’acqua, Paul con tanto stile e Topper, una macchina infernale dietro i tamburi. Sto attento perché sta finendo la cassetta con cui sto registrando il concerto e infatti il nastro si ferma proprio quando i Clash attaccano la mia preferita: Tommy Gun. Finisce anche il concerto, la piazza comincia a svuotarsi. Ma all’improvviso i Clash tornano sul palco e suonano altri 2 pezzi per la gente rimasta: Capital Radio e White Riot.


Alla fine i Clash quella sera non hanno suonato Death Or Glory come speravo. Il cantante dei Cafè Caracas avrebbe fatto carriera con il nome di Raf mentre il chitarrista, Ghigo Renzulli, avrebbe poi formato i Litfiba”.

*Marzio Manni ha suonato e/o ancora suona nei: Tribal Noise, Hong Kong 99, Loveless e Valentines.

Qua sotto potete riascoltare il concerto completo. Ecco la scaletta, che però su SetlistFM è un poco diversa:

01. Clash City Rockers
02. Brand New Cadillac
03. Safe European Home
04. Jimmy Jazz
05. London Calling
06. Guns Of Brixton
07. Train In Vain
08. Spanish Bombs
09. White Man In Hammersmith Palais
10. Jail Guitar Doors
11. Somebody Got Murdered
12. Koka Kola
13. I Fought The Law
14. 48 Hours
15. Protex Blue
16. Police and Thieves
17. Bankrobber
18. Clampdown
19. Stay Free
20. English Civil War
21. I’m So Bored With The USA
22. Complete Control
23. Armagideon Time
24. Tommy Gun
25. Gargeland
26. Janie Jones
27. London’s Burning (cut)


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