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Il nostro Maurizio Blatto ha iniziato a dare dei consigli giornalieri sul sito del suo negozio di dischi, vista la pausa forzata tanti di noi dalle classiche attività quotidiane. Per chi ancora non lo sapesse, il negozio si chiama Backdoor, ed è a Torino, in Via Pinelli 45.

I suoi sono brevi flash, incursioni musicali quotidiane: una citazione, un video, una cover, un concerto, un aneddoto, un disco o qualsiasi altra cosa. Giusto per alleggerire questo periodo decisamente pesante che vede alcuni di noi chiusi in casa. Non uscite, ve lo raccomandiamo ancora, così potremo presto tornare a comprare dischi nei negozi, guardare concerti, festival e tutto che facevamo prima e che pensavamo che nessuno ce lo avrebbe potuto portare via.  Ecco la settimana di Maurizio Blatto riassunta qua sotto. Se vi foste persi le altre, le trovate qua e qua.

di Maurizio Blatto

1. Backdoor Antivirus – Lunedì, 23 marzo 2020

“Ciao, non so se ti ricordi di me, ma ci eravamo conosciuti nove anni fa a una tua presentazione, ero quello con l’accappatoio dei Jethro Tull, forse questo particolare ti aiuterà. Ho trovato per caso la mail che mi avevi lasciato, spero sia ancora attiva. Ne approfitto per mandarti questo link, dentro ci trovi una mia improvvisazione di 86 minuti per sintetizzatore, fisarmonica e basso tuba. Mi farebbe piacere un tuo schietto giudizio, tanto immagino che in questi giorni non avrai molto da fare!”.

“Carissimo, anche se non ci sentiamo dalla tua prima comunione, mi faceva piacere mandarti in pdf il mio debutto letterario. Eh sì, ce l’ho fatta! Si tratta di un giallo tipo quelli nordici, ma con sfumature erotiche, incentrato sulla crescita parallela di due amiche napoletane, che poi vengono arrestate in un commissariato di Vigata e quindi scappano in mare su una nave che insegue una grande balena bianca. La trama è piuttosto innovativa. Non ho ancora trovato un editore, e mi farebbero molto piacere un tuo consiglio e, soprattutto, un tuo parere. Sono 1837 pagine, che spero leggerai tutte in un soffio, tanto in questi giorni immagino tu non avrai molto da fare!”.

“Buongiorno Spero che questa mia lettera non la colga di sorpresa. Ci siamo conosciuti casualmente nel 1981 mentre andavamo a funghi. Molte cose sono cambiate da allora. Ho scelto anni fa di diventare frate e vivo recluso in una minuscola grotta all’interno del convento di Pieve Castagna ormai da due lustri. Per motivi che solo Egli conosce, lei mi è apparso in sogno mercoledì notte, da qui il mio desiderio di contattarla al suo indirizzo, che conservai nella busta insieme ai funghi prataioli e piopparelli. La prego di informarmi sulla sua condizione e di vergare qualche illuminata riga sulla sua visione del mondo, di chi siamo e del perché indossiamo con tanta frequenza ciabatte di velluto. Sono Grandi Temi, me ne rendo conto, ma attendo umilmente la sua risposta che, sono certo, arriverà con immane solerzia, tanto immagino che in questi giorni non avrà molto da fare!”

E questo, è solo uno sparuto campionario.

Fioccano richieste ovunque, dirette da radioamatori alpestri, live streaming con dibattito sull’uso dello scalogno a colazione, rassegne stampa notturne con approfondimenti sui primi singoli di Santino Rocchetti, videochiamate di parenti messi al bando dopo controversie legate a proprietà comuni di garage e canali di scolo, telefonate di proposte d’abbonamento a riviste di caccia alla pernice. Di tutto.

E tu? Come fai a dir di no? A replicare che sei indaffarato? Oberato di impegni?

Niente, tu sei chiuso in un angolo. A casa, e quindi drammaticamente disponibile. Ci devi essere per forza. No escape.

Mail, whatsapp, telefonate, sassate sui vetri. Devi rispondere a tutto. Tanto cos’avrai mai da fare?

Le giornate stanno diventando un inferno, devi fingere di esser svenuto per sottrarti a questa specie di contrattacco. Ma dove sono finiti i gloriosi giorni de “ora non posso, ma appena rientro provo a darci uno sguardo” o del “davvero adesso no, sono sommerso di lavoro e tra poco devo uscire per un impegno”?

Ecco, sono arrivate due notifiche whatsapp esattamente in questo istante. Ho già paura.

Chi può essere adesso?

2. Backdoor Antivirus – Martedì, 24 marzo 2020

Ma se sto sul divano, con un disco di sottofondo, sono il solito immaturo perditempo oppure un encomiabile cittadino che ottempera in silenzio e stoicamente alle direttive? E se leggo senza fiatare per sette ore consecutive, questo fa di me il consueto soprammobile con la testa altrove o un abile gestore del proprio autocontrollo? Se alla (semi) richiesta “Oggi facciamo le pulizie” controbatto con un risoluto “Sì, ma soltanto salotto e cucina, così abbiamo ogni giorno qualcosa da fare” mi rivelo per quello che sono, un fancazzista svicolone, oppure uno stratega domestico degno di un Rommell da tinello? E poi, uno si deve cambiare ogni giorno o può mantenere il suo look da sopravvissuto? Il letto lo facciamo comunque con trigonometria militaresca o tanto vale? Se vado a dormire alle 2 e mi sveglio alle 10, è lecito che chi fa il turno di sonno dalle 10 alle 8 mi guardi con disprezzo? E dato che tutti si son già fatti crescere la barba, come la mettiamo con il look alla “Cast Away”? Pasta in bianco con un accenno di parmigiano risulta in linea con un saggio uso degli alimenti acquistati o è la solita trasandatezza di uno cresciuto a scatolette di tonno, maionese e grissini?

Insomma il senso è questo: quali sono i nuovi contorni della pigrizia?

In che cosa ormai siamo legittimati a ciondolare senza sentire la mannaia degli iperattivi che si abbatte in mezzo alle nostre orecchie? Noi bradipi d’appartamento potremo vantarci delle nostre reazione fisiche rallentate in omaggio a un cervello allenato alla fuga? Questo periodo varrà come moratoria assoluta o saremo comunque sempre quelli umiliati dal marito della collega che, “non so se l’hai saputo”, ma ha cambiato il sifone del lavello, riparato il ventilatore a pale, controsoffittato la camera dei ragazzi e ritinteggiato l’alloggio intero (e tutto da solo)?

Dio, quanto vi invidio, mi fosse mai capitato di sentire un brandello di una conversazione tipo “Non so se hai saputo, ma il mio (inserite il vostro nome) sa citare tutti i 12″ degli Style Council anche al contrario, bendato e fatto girare sul posto”.

In conclusione, il fatto che mi si possa confondere con l’ambiente circostante è un pregio d’arredo o un’evanescenza molto poco Steven Seagal? Se non sembro una tigre in gabbia, ma piuttosto un panda con la Nivea sulle zampe, mi devo vergognare?

Chissà. Ridefinite i perimetri. Guardatevi, cosa siete?

1-risposta inglese
everybody’s going crazy I don’t care I’m so lazy

2-risposta italiana
col tuo schifo di educazione

e ora, aggiornamento OGGETTO DISPETTO

1-What’s this?
Cosa rappresenta? Cos’è realmente? Mistero. (courtesy by Franco C.)

2-David (Bowie?)
Un simpatico David di Michelangelo in versione Hulk glam. (Marco)

3-La tripletta di Fabio C.

a-La bambina shoegaze
Non so da quale reparto psichiatrico per porcellane depresse sia arrivata sulla mia libreria, ma è lì da sempre. Una volta ho provato anche a contattare un ceramista per farle costruire una mini chitarra su misura e una pedaliera carica di delay e riverberi, perché ho l’impressione che quando ascolto i My Bloody Valentine provi piacere. Nel lago di noia di questi giorni, sto meditando di farle ascoltare Bob Marley nella speranza di causarle una liberatoria esplosione eutanasica.

b-Il vhs-dvd (aka la porta spazio temporale)
Da sempre addetto all’accumulo di polvere sotto il televisore, nessuno ha mai avuto il coraggio di collegarlo alla presa elettrica. La leggenda narra che possa trasformare le vecchie videocassette in dvd ma ormai è tardi per scoprirlo, non esistendo più né le prime né i secondi. Resta comunque una macchina prodigiosa e misteriosa, potenzialmente in grado di convertire il passato remoto in passato prossimo. Secondo alcuni ricercatori, se collegato tramite appositi elettrodi da apporre sul cranio, lo spettatore potrebbe assistere a distopici crossover tra anni ’80 e anni ’90, tipo Michael Jackson che balla con gli zombie sulle note dei Massive Attack. E viceversa.

c-Bobby Solo in quarantena
Di questi ne avrei decine, finiti in casa mia grazie ai tempi felici in cui ci si poteva accalcare di fronte alle bancarelle dei dischi usati scambiandosi il virus del collezionismo compulsivo. Questo di Bobby Solo è in heavy rotation casalinga dall’inizio della prigionia antivirale: il lato A lo metto su le mattine in cui devo andare a lavorare e mia moglie mi saluta sulla porta come se dovessi partire per la Guerra di Corea. Il lato B si infila nel giradischi da solo, per dispetto, generalmente dopo il terzo giorno consecutivo di quarantena.

3. Backdoor Antivirus – Mercoledì, 25 marzo 2020

Che cosa inizia a mancarvi davvero?

Non parlo degli affetti, delle persone, nemmeno della vita “normale” evaporata.

C’è una piccola abitudine scomparsa che vi ha visitato all’improvviso?

Magari la replicavate abbastanza spesso, senza dargli peso, quasi in automatico e ora, esattamente ora, dareste qualsiasi cosa per poterla fare di nuovo.

Un rito quotidiano, un gusto inseguito, una scaramanzia svuotata del suo significato.

Tanto ora. Tanto per come va.

Io vorrei nuotare.

Ho sempre amato gli sport di racchetta. Tennis, squash, padel. Ma in questi giorni mi manca la piscina.

Quasi mai ci volevo andare davvero, mi costringevo a farlo. Preparavo la borsa la sera e la lasciavo davanti alla porta. Raggiungevo la piscina il mattino presto. Quando tutto funzionava, alle 7,30 ero già in vasca. Ogni movimento, la stretta successione dei gesti calcolata al risparmio: dovevo solo alzarmi, vestirmi, prendere la borsa, camminare cinque minuti ed entrare nel circolo sportivo.

Quando realizzavo cosa stavo facendo, era troppo tardi per ripensarci, tanto valeva tuffarsi e via.

Mentre uscivo assonnato nelle mattinate invernali mi dicevo sempre “ma davvero, chi te lo fa fare?”.

Mi ripetevo immancabilmente “la prossima volta rimango a dormire, ci puoi giurare”.

Stanotte, in una delle tante notti insonni che credo capitino un po’ a tutti (sto sveglio, tanto posso dormire di giorno, tanto per come va), il desiderio dell’acqua fredda sulla pelle, i rumori ovattati, ciaf ciaf, adesso ne faccio ancora dieci a dorso, l’odore del disinfettante, le vetrate appannate, l’orizzonte delle ciabatte di gomma sopra le piastrelle, tutto mi è parso lontanissimo.

Avrei voluto stringerlo con le mani, ma un desiderio è aria.

Così ho acceso una piccola luce per non svegliare nessuno e ho cercato nelle libreria “Il gusto del cloro” di Bastien Vivès.

Graphic novel bellissima. Tavole e tavole di gente che nuota in piscina, colori verdi più che azzurri, cuffie e costumi. Una storia di sguardi e sincronie, tutti allineati, a ritmo, vasche, vasche, vasche.

Mi sono immerso nelle illustrazioni per molto, troppo tempo, sempre con la stessa canzone in cuffia: “Nightswimming” dei R.E.M. E, quando ho finalmente chiuso il libro, mi sono attaccato allo schermo del computer, per guardare il video. Città anonime notturne e poi i corpi leggeri nell’acqua dove i ragazzi erano entrati di nascosto, i contorni sgranati, le bollicine, la voce di Michael Stipe tra gli archi e il pianoforte. Nessuna chitarra. Forse anche nessuna emozione, solo la sensazione di essere leggeri, probabilmente di scomparire.

La bilancia con cui misuriamo il valore di quanto abbiamo perso è uno strumento ancora senza istruzioni.

Proviamo goffamente a ricostruire dentro, qui dentro dove siamo ora, ciò che ci definiva, la piccola impalcatura di gesti e spazi dove fino a poche settimane fa ci muovevamo lievi e inconsapevoli. Senza sapere davvero cosa stessimo forse sciupando.

Ora sbracciamo al buio.

Come se stessimo nuotando di notte.

4. Backdoor Antivirus – Giovedì, 26 marzo 2020

Oltre alla ricetta per fare il pane in casa, gli sceneggiati di RaiPlay e le mascherine comprate per quando pensavi di dare il bianco in casa e poi non l’hai mai fatto, l’altro grande oggetto di rivalutazione è la cyclette.

Bestia immonda abbandonata in modalità antierotica nelle camere da letto, accumulatore magnetico di polvere, accappatoi e federe da mettere poi nel cassone sotto il letto, la cyclette è tornata di gran moda.

Perché bisogna mantenersi in forma almeno un minimo, altrimenti poi finisce che saremo grassi per le vacanze che, molto probabilmente, non faremo. Non sia mai.

Ci sono i privilegiati delle case con spazio all’aperto, i super tecnici con il tapis roulant tra le mura e quelli che, nove anni dopo averla inclusa tra gli arredi permanenti, saltano alla bersagliera sul sellino della cyclette piazzata davanti alla tv e oplà, macinano chilometri sul posto.

Seguono quelli che passeggiano sui balconi (ormai muti, dovremo rimpiangere Cutugno?) e i disturbati che girano intorno al tavolo (che se non ha una metratura stile Camelot poi vengono il capogiro e il vomito. E attenzione che se lo fate anche solo in due e uno si ferma di colpo, possono essere guai).

Al termine della scala degli organizzati ginnici, ci sono quelli come me. Nulla in dotazione di quanto sopra.

E allora?

Fitness on line, chiaro. Vado qui

che almeno l’istruttore è un amico e mi faccio forza cercando di seguirlo.Guardo, imito e arranco. Faccio anche un po’ il furbo, se non mi beccano. Baro sulle sequenze.Perché non è che ho mai tutta questa voglia, a esser sinceri.Ma ci cambiamo, stendiamo i tappetini di gomma sul palchetto dell’entrata e alè, attacchiamo con gli esercizi.Posso mettere una musica adeguata? Tanto dobbiamo solo vedere sul cellulare i movimenti corretti.Metto del punk funk stile LCD Soundsystem? Un amarcord anni 80 con Michael Sembello e “Maniac” di “Flashdance”? Anzi meglio ancora “Physical” di Olivia Newton-John? Va bene, iniziamo. No, aspetta, metto “DJ-Kicks” di Kruder & Dorfmeister, è tutta mixata, così non perdiamo il ritmo. Cosa dici? Fa lo stesso? No, perché vedo che la serie di esercizi si chiama Circuit Mobility 2 e allora pensavo a un flusso di suono costante, dove la mano del selezionatore…No, hai ragione, cominciamo. Assolutamente, dai.Ahiaa. Lo so, l’istruttore si tocca le punte dei piedi senza sforzo e io sembro di frassino e malta da muratura, ma credo avrai notato anche tu l’abile uso degli echi sovrapposti al groove in “High Noon” che sta passando proprio…ok, ok, adesso mi metto pure io nella posizione del levriero, no lo so, non è un levriero, devo solo stendere gamba sinistra e braccio destro, lo sooo. Ma non è che lo faccio male (indico il cellulare) è che lui è un professionista. Come si chiama ‘sta tortura? Crunch? Ma dai? Lo sai che c’era una punk band hardcore di Torino che aveva lo stesso nome? Pensa che una sera ai Murazzi… oook, sto zitto, oook. Comunque ti devo avvertire, non posso avere gli addominali troppo sviluppati: nel mio ambiente fa subito crossover anni 90 e invece io ho una formazione 60′s pop. Sì, sì, sto zitto. Va bene. Io però lo slancio a candela lo temo. E se frano sulla maniglia dello sgabuzzino o mi ribalto dentro il comò della camera da letto? Vaaa bene, vaaa bene. Stretching? Ah, perfetto. No, non sono immobile, è che “Shaolin Satellite” dei Thievery Corporation che è partita ora, ha un beat eccessivo. Posso mettere i Boards of Canada? Noo, noo, hai ragione, per due minuti, tanto vale aspettare, giustissimo, quello che conta è l’esercizio e non il sottofondo musicale. Solo che.Così finiamo.E, dopo aver fatto la doccia, mi beccano in cucina con i Tuc in mano.“Posso, no? Abbiamo bruciato come si deve con gli esercizi di prima. No?”.Comunque tenetevi in allenamento, prendetela con allegria.Se siete degli Zombies (nel senso di quelli di “She’s Not There”) da palestra, un modo c’è, ed è in questi tre minuti e mezzo.

fate partire la canzone e ripetete per tre volte, espirate, inspirate. Spalle rilassate, ventre teso. Fitness Forever? Forever per davvero.

5. Backdoor Antivirus – Venerdì, 27 marzo 2020

In questi giorni si oscilla tra pallido ottimismo e pessimismo cosmico.

E succede, direi, in maniera avulsa dai dati, dalle previsioni o dai nostri lavori drammaticamente scomparsi.

Ti svegli e capisci, per esempio, che non va.

Ognuno prova a reagire come può, o come crede. Perché bisogna mantenere la calma, le cose van per le lunghe, in fondo stiamo ancora bene, ok, tutto ok. Ma un appiglio devi pur averlo, qualcosa che ti ancori alla vita con un minimo sindacale di sicurezza.

Io, per esempio, mi aggrappo alla pubblicità di Bobo Vieri.

La mia ultima garanzia è lui che si passa una mano sulla guancia e dice “Shave Like A Bomber”.

Se regge quel mondo lì, quella possibilità (temo maschile) di andar dritto, incurante, forse possiamo farcela.

La pubblicità mi ha conquistato immediatamente. La prima versione, qui riportata

trainava un’idea di uomo tagliato con l’accetta, che cerca sempre le soluzioni più rapide e che allora dovrebbe preferire una rasatura più rapida e confortevole. Bobo Vieri, va detto, recita bene. I calciatori nelle pubblicità sono un indizio di come questa gente coperta d’oro verrebbe mediamente bocciata in prima media in una scuola di macachi. Li guardi e realizzi che “crosseranno anche da dio, ma non sono assolutamente in grado di dire una frase di senso compiuto di fronte a una telecamera. Non voglio pensare, se questa è quella buona, alle scene tagliate”.

Un esempio, eccolo: Pjanic, Zanetti e (soprattutto) Baresi

al netto delle differenze di lingua di due su tre, Vi prego.

Bobo no, ammicca il giusto, cammina sulla sabbia con corretto movimento di spalle, ha un’ottimo stacco di sguardo verso il vicino e poi interpreta al massimo il gesto della mano a pugno con indice eretto che accompagna l’immortale “Shave Like A Bomber”. Applausi.

Molto azzeccata la scelta di “Boombastic” di sottofondo, una di quelle canzoni che hanno istupidito un pianeta per qualche mese, portando il suo autore, nientemeno che Shaggy, un po’ ovunque (e in quell’ovunque, immancabilmente, bisognava ricordare che lui era stato un marines. Sempre).

L’assonanza di Boombastic con Bomber e Bobo è una di quelle meraviglie che rendono una Settimana più Enigmistica che mai.

La scelta del sostantivo/aggettivo/superlativo “Bomber” si rivela cruciale. Bomber, entrato con prepotenza animalesca nel lessico moderno, ci porta in un attimo all’interno di quella condivisione cameratesca simil virile da spogliatoio di calcetto.

Ambiente all’interno del quale sono necessarie unicamente tre parole per descrivere qualsiasi tipo di emozione o desiderio:

1-Minchia

2-Raga

3-Bomber!

Delineato il perimetro, diamo il benvenuto al suo re: Christian Vieri detto Bobo, attaccante solidissimo, che ha vestito (direi sbattendosene) ogni casacca italiana (con predilizione per quelle più odiate dalla precedente) e poi si è consegnato a una vita spesa sulle spiagge di Miami, sempre e immancabilmente ricoperto di figa (vorrei scusarmi con il pubblico femminile, ma l’immagine, per risultare precisa e coerente, non può essere corretta). Chiamalo scemo. Poteva esserci un testimonial migliore di quell’esser uomo (che poi ci siamo capiti, diamo di gomito e alè con la banda di paese in sottofondo)?

Largo quindi al sequel

qui il genio si esplicita nella musica new age con cui lo sfigato tenta di ammorbidirsi la pelle con il vapore.

Basta con queste svenevolezze. Sbabam!! Bobo entra di prepotenza con un muletto (gente che lavora, roba solida, intellettuali sparatevi) dentro il bagno, distruggendo parte del muro. In due secondi manda a casa Salvini e Boris Johnson con le loro ridicole ruspe, quindi si riprende la scena e piazza un “Shave Like A Bomber” da antologia. Attenzione, indugia sulla “e” e arrota un minimo la “r” finale. Nemmeno Tom Waits o Johnny Cash.

Un giorno ho bloccato la pubblicità sul televisore e l’ho rimandata in loop, fino a quando il resto della famiglia non ha cercato di accoltellarmi. Ogni tanto lo urlo dalla finestra “Shave Like A Bomber, Babies” prendendomi una piccola licenza finale, sullo stile di “Kick Out The Jams, Motherfuckers!” degli MC5.

Io oggi sono esausto di interrogarmi sul futuro, di capire, di costruire chissà cosa e per chi.

Vorrei essere monolitico e privo di dubbi.

Vorrei soltanto radermi come un Bomber.

6. Backdoor Antivirus – Sabato, 28 marzo 2020

Lo so, vorreste uscire.

Io? non così tanto, ma la mia grinta da soprammobile domestico non fa testo.

E comunque vi capisco. Aria, camminare. Vedere gente.

Per venirvi in soccorso, Backdoor vi porta oggi in gita sociale.

Ci vuole un piccolo sforzo di immaginazione e consiglio un abbigliamento adeguato (per l’occasione eleganti, grazie)

Garantisco, anche se per pochi minuti, passeggiate, persone a lato e sottofondo adeguato. Pronti?

Prima di partire: sappiate questo.

Nel 1957 Miles Davis si trova a Parigi per suonare al Saint Germain Club, di proprietà di Boris Vian. Qui incontra la crema artistica della città, tra cui Juliétte Greco con la quale, da anni e pur con pause, intreccia una relazione sentimentale. Messo in contatto con il regista Louis Malle, giovanissimo all’epoca, può vedere in anteprima il film noir “Ascensore per il patibolo” per il quale Malle vuole assolutamente una sua colonna sonora. Malle spiega a Davis la trama e lo informa che le musiche saranno registrate in diretta, mentre sullo schermo sfileranno le immagini. Miles ha un pianoforte nel suo albergo parigino e prepara qualche accordo, immagina i suoi assoli. La notte del 4 dicembre, libero da impegni, entra in uno studio locale con un gruppo di jazzisti francesi. Il film parte esattamente davanti a loro, che suoneranno dalle dieci di sera alle otto di mattina. Registreranno una delle migliori colonne sonore di sempre (anche se della durata effettiva di soltanto 18 minuti). L’abbinamento con questa sequenza, in cui la protagonista Jeanne Moreau, cammina nella notte parigina, diventerà iconica.

Ed è esattamente lì che andiamo:

il fumo sulla tromba di Miles, i parigini che giocano a flipper nei bistrot, lo sguardo d’invidia della signora dopo 48 secondi, il poliziotto, i capelli della Moreau appena scossi, le macchine che la sfiorano mentre attraversa la strada e lei che le accarezza poco dopo, parcheggiate. Ogni singola nota di Miles Davis essenziale, la perfezione musicale cesellata per sottrazione. Spero abbiate gradito.

Tenetevi pronti, seguiranno altre escursioni guidate.

7. Backdoor Antivirus – Domenica, 29 marzo 2020

Un’altra delle grandi nuove e inattese rivoluzioni dei tempi che stiamo vivendo è la rivalutazione del banale.

O, in alternativa, la neo gozzaniana esaltazione delle piccole cose.

E, in aggiunta, l’entusiasmo con cui accogliamo riti dimenticati o trebbiati via dai tempi “normali” della routine che fu.

Un esempio?

Sei sul divano, semi presente a te stesso, e qualcuno, dalla stanza accanto butta lì “Vuoi far merenda?”. All’improvviso avverti la stessa scossa di adrenalina che ti ha tarantolato quando eri in prima fila per la reunion degli Stooges con Mike Watt. “Ma sai che è davvero un’idea fenomenale? Me la faccio sì la merenda, puttanalamiseria, e sai cosa ti dico, apro anche la busta dei biscotti!”. Salti il divano alla fosbury e hai gli occhi rosso carminio dall’eccitazione. Il tè fumante come nuovo Bloody Mary, i Bucaneve Doria aka nuova grattata di tartufo.

E non si tratta soltanto di abbassare di qualche tacca le aspettative, inevitabile esercizio yoga quotidiano, ma di scoprirsi ebbri di entusiasmo di fronte al palinsesto, appunto, del banale.

“Ferma un attimo, alza un po’…Ma quella in televisione non è La Signora in Giallo? Cristo, sembra interessante, vuoi dire che l’assassino potrebbe essere l’assistente della biblioteca?”. Dopo di che ti siedi e arrivi fino in fondo, mesmerizzato, incapace di un solo movimento. “Robe da matti, la colpevole era la vecchietta che ricamava i cuscini! Ma l’avresti detto tu? Ce l’hai quel librettino gratuito che danno sempre al supermercato? Quello con la nasca di Amadeus perennemente in copertina. Me lo passi? Voglio sottolineare con la biro tutte le volte che danno “La Signora in giallo”. E chi se lo perde!?”. Ti potessero fotografare sembreresti uno sotto anfetamine che sta per accoppiarsi con il suo sogno erotico più inconfessabile. Invece hai appena passato quaranta minuti su Rete 4 con Angela Lansbury. E non ti sei nemmeno alzato per pisciare durante la pubblicità delle micosi sotto le unghie (c’è sempre, insieme alle perdite di urina. Temo abbiano dei dati precisi sul tipo di audience).

Pensi che sia una buona idea fare attenzione alla digestione. La monitori, gestisci con la massima cura. Dormi perché è ora di dormire e basta, teorizzi sulla necessità di avere il tavolino dove scrivi ben spolverato. Ma il guaio, il danno vero, è che provi una sorta di piacere sottile in tutto questo. Non sei soltanto la versione pensionata di te stesso, ma uno che prova un sincero piacere per la banalità di queste cose. Una banalità che tuona sussurrandoti “Tu, lurido stronzo che hai passato una vita a cercare di essere alternativo in tutto, dal rock’n’roll ai contorni da abbinare alle cotolette di pollo, dal tipo di scozzese delle sciarpe fino alle edizioni dei classici tascabili, proprio tu, adesso è ora che ti arrenda. Esci da te stesso e non ti faremo del male, non dovrai indossare una tuta con le ciabatte e nemmeno comprare un cd di balli merengue, ma sarai inevitabilmente condannato ad alzare le mani davanti al mio sogghigno”.

Fa paura? Non saprei, credo vada messo in prospettiva con il dramma che abbiamo fuori.

Pensi al dolore e allora sì, anche Rai1 non ha dei brutti programmi e adesso mi faccio una bella doccia con quel bagnoschiuma Felce Azzurra, che mi fa l’effetto Ratatouille dopo la prima passata.

Quindi oggi volevo proporre qualcosa di originale, ma è domenica mattina e, nonostante sia una domanda classica (dopo “Il tuo disco da sabato sera?” c’è sempre “E quello da domenica mattina?”) alla quale ho spesso risposto con argute segnalazioni, penso che vada bene, benissimo, Sunday Morning dei Velvet Underground. Ne sono certo.

Banale. Di più. Meravigliosa Ancor di più. Quindi

Backdoor riaprirà, si spera presto, e i vinili torneranno a girare

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