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Foto Manuela Di Pisa

di Matteo D’Amico

Ne La Rappresentante Di Lista ci sono Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, due artisti performanti che ci hanno abituati negli anni a godere di spettacoli live come pochi nel panorama della musica indipendente italiana. Da marzo La Rappresentante porta nei club un nuovo allestimento per chiudere il cerchio dell’ultimo disco, Go Go Diva, a un anno dalla sua uscita. La settimana scorsa li abbiamo visti sul palco di Sanremo. E ne abbiamo approfittato per capire meglio il mondo attorno a loro.

La settimana scorsa scorsa vi siete esibiti sul palco dell’Ariston insieme a Rancore. Avete interpretato Luce di Elisa. Con voi anche Dardust.

“È stato complicato. Lo definiremmo complicato perché tutte queste sensazioni in unico momento (e in unico live) non le avevamo mai provate. C’è stata tanta confusione, follia, sguardi incomprensibili, errori di make up, panico, coccole. Siamo stati praticamente adottati da tutto lo staff dell’Ariston. Arrivi sul palcoscenico e ti tranquillizzi, è un palcoscenico come un altro se vuoi. Tanti ne abbiamo calcati e il pensiero che ci fossero milioni di telespettatori ci è arrivato solo successivamente. È stato molto bello, fondamentalmente non volevamo andarcene. Riflettevamo proprio ieri sul fatto che avere i nostri strumenti, il microfono e la chitarra, ti protegge: realizzi che sai fare quella cosa e ti ci aggrappi. Sembrerà semplicistica come visione ma ti assicuriamo che è quello che è successo”.

Avete parlato di sensazioni, di emozioni. Nei vostri live proprio le sensazioni e le emozioni sono le prime cose che arrivano, a prescindere da quello che portate sul palco.

“A Sanremo però ci sono state delle variabili che non avevamo previsto, a differenza dei nostri live, invece, dove prevediamo almeno l’80% delle cose che succederanno”.

È stato un anno importante, c’è stato un disco importante. Cosa è cambiato in quest’anno per voi?

“Sicuramente in questo momento abbiamo con noi un team di lavoro più strutturato: è come se ci fossimo riconosciuti e lavorassimo davvero uno a fianco dell’altro. E questo sicuramente è cambiato. Ti crea in qualche modo una sorta di fortezza che ti porti dietro, ti rassicura, ti coccola, ti fa vedere in modo più chiaro la strada che stai percorrendo che non sappiamo dove ci porterà. Questo è un cambiamento che ci mette moltissima energia ed entusiasmo perché sentiamo di camminare con qualcuno ed è una cosa molto stimolante. Poi abbiamo messo a fuoco parte della nostra estetica, dai costumi alla musica, attraverso la collaborazione, ad esempio con una casa couture di Palermo che si chiama Casa Preti con lo stilista Mattia Piazza. Ecco, abbiamo acquisito consapevolezza perché è stato un disco fortunato e in questi casi la fortuna ti dà la possibilità di guardarti in uno specchio più nitido perché ci sono tante persone che ti restituiscono qualcosa, quindi hai più feedback, hai la possibilità di capire di più quello che stai facendo, andare più in profondità. Cosa che sembra un po’ un paradosso perché si tende a pensare che ampliando il proprio pubblico si tende a normalizzare quello che si fa, invece quello che abbiamo fatto fino ad ora, raggiungendo proprio l’apice a Sanremo, è precisare, non appiattire, ma puntualizzare. Ci riferiamo naturalmente all’impatto sul pubblico, si sa che la televisione fa quest’effetto”.

Il mese prossimo inizia il tour…

“Questa è una contingenza che abbiamo cercato ed è stata possibile proprio grazie alla nostra squadra. Il fatto che la nostra apparizione in tv arrivi prima di un inizio di tour per noi è stato fondamentale anche solo perché speri di avere ancora più gente ai concerti. Poco fa ci chiedevamo: chissà cosa penserà quella gente che ci ha visto fare un pezzo di Elisa con Rancore e poi va a spulciarsi dei live di quest’estate dove eravamo in calze a rete che ci sbattevamo sul palco. Questo ci piace: apparire quasi stralunati. Prendiamo l’esempio dei meme del vestito di Sanremo, siamo impazziti”.

Veronica e Dario si incontrano a teatro, voi nascete entrambi dal teatro.

“Sì, il teatro è una lingua che si impara da bambini, qualcosa che ti rimane, un lessico che ti viene in soccorso quando ti mancano le parole nella lingua che parli correntemente, che in questo caso è la musica. Per molto tempo ci preoccupava e un po’ ci faceva anche arrabbiare il fatto che venissimo presi sempre come due attori prestati alla musica, vuoi anche per l’inesperienza nella gestione dei comunicati stampa: non eravamo i musicisti, eravamo gli attori che si erano messi a giocare a fare musica. In questo anno però abbiamo maturato questa cosa qui: se il teatro fa parte della nostra vita, dobbiamo approfittarne, dobbiamo tirarlo fuori”.

Credo ci sia stata proprio un’evoluzione, in effetti. Rispetto a quando avete iniziato, adesso quello che fate è portare il teatro nella musica, non il contrario.

“Effettivamente non eravamo così quando abbiamo fatto (Per la) via di casa, eravamo esperti, eravamo naif, dovevamo acquisire consapevolezza”.

Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo tour? Ci sono dei progetti in cantiere? Ci sono dei dischi pensati?

“Il tour è alle porte, stiamo cercando di sviluppare una ricerca intorno alla “meraviglia” che è un tema per noi molto importante. Stiamo cercando di sviscerarla musicalmente sì ma cercheremo di portarla un po’ anche nel tour, appunto, che si terrà in tutta Italia ma anche a Londra e Parigi. Poi dal 19 febbraio uscirà su Rai 2 la seconda stagione de Il Cacciatore, una serie tv dove sono (parla Veronica) tra i protagonisti e all’interno della quale sono state anche scelte alcune canzoni di Go Go Diva, il nostro ultimo disco, ma riarrangiate in chiave anni 90 perché la serie è ambientata nel 1996. Il mio personaggio è una cantante e quindi la mia band è La Rappresentante Di Lista, anche loro quindi sono in scena”.

Cosa già successa qualche settimana fa con Sorrentino…

“Con The New Pope, esatto. È stata una bella botta. Sorrentino è da sempre un regista attento alle colonne sonore e alle musiche che sceglie per i propri film e serie tv. Noi stessi abbiamo scoperto un sacco di musica grazie a lui. È davvero pazzesco sapere che Sorrentino ci ha ascoltati e abbia pensato di inserire Questo corpo in quella scena dove la canzone parla al posto dei protagonisti. Bellissimo”.


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