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Un’esclamazione “sui tempi in cui viviamo. Tipo ‘Fucking hell, man!’”: è Man Alive!, il titolo del terzo album di King Krule, in uscita il 21 febbraio su XL Recordings. Un disco, racconta l’artista, il cui ultimo lavoro Ooz era stato nostro disco dell’anno nel 2017, nato durante un periodo di grandi cambiamenti, in particolare la nascita della prima figlia: “Non c’è davvero niente da fare qui”, dice del periodo successivo all’uscita di Ooz, “soprattutto quando arriva l’inverno. Tutti quelli che conosco hanno un lavoro, mentre io stavo seduto tutto il giorno a fare nulla, sul tardi andavo al pub con loro quando uscivano dal lavoro. Diventò abituale. Dopo, proprio nel bel mezzo della registrazione del disco, questo grande cambiamento si presentò nella mia vita, un cambiamento che non capii all’inizio. Era un po’ come ‘Oh, è meglio se mi do una regolata!’. Ad essere onesto, è stato un sollievo allontanarmi da tutto ciò per potermi concentrare su questioni più urgenti – come mantenere in vita un bambino e tutto il resto”. Ma non si parla solo di vita privata: “Mi scoraggia sempre di più parlare di cosa sta accadendo nella società come qualcosa di bianco o nero, o provare a spiegare perché siamo arrivati a questo punto. Quindi l’album è formato per lo più da istantanee e osservazioni. Ci sono molti momenti reali, brani che parlano di camminare in un parco e farsi male alla testa, e poi ce ne sono altri che parlano di semplicità, guardando una particolare situazione e riflettendo come se fosse super profonda”. Per quanto riguarda le influenze più strettamente musicale, invece, dice: “Sto ascoltando un sacco di roba strana. Musica argentina, Bossa Nova brasiliana – amo il modo in cui cantano, la loro delicatezza. Sto ascoltando anche la radio, cosa che non ho mai fatto. Non mi piace ma penso che mi possa influenzare in qualche modo”.

Il primo singolo di Man Alive! è (Don’t Let The Dragon) Draag On, che arriva con un video diretto dallo stesso Marshall, che è il seguito di quello pubblicato l’anno scorso per Hey World! e mostra influenze dal classico di Carl Theodor Dreyer The Passion of Joan of Arc, seguendo però lo stile visuale ironico tipico di King Krule. Potete vederlo qui sotto:


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