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“Non mi piaccio, non vedo niente di positivo nel mio corpo, odio guardarmi allo specchio. Penso che siano tutti migliori di me, anche se mi sembra di aver fatto cose importanti per avere solo 16 anni. Cosa dovrei fare?”, scrive la sedicenne italiana Barbara a Nick Cave su Red Hand Files, che le regala una delle sue sagge e articolate risposte come nel caso del giovane fan: “Mi sono preso la libertà di parlare con alcune mie amiche e non ce n’è stata una che non sia stata toccata dalla tua onestà e che non abbia capito esattamente di cosa stessi parlando. Sembra che tu non sia sola nel trovare il tuo nemico allo specchio, ma sei unica nell’essere così aperta e sincera sulla tuo rapporto con questo. Per quanto riguarda me, la domanda mi ha portato agli anni dell’adolescenza e ai problemi che avevo con la mia immagine riflessa, e quegli anni da incubo vivevano nello specchio spietato. Ho paura di dire che questa costante autovalutazione non diminuirà invecchiando, però diventerà più gestibile. Vivo molto negli alberghi in questi giorni, e ogni volta che entro con cautela in un bagno diverso ogni sera, con i suoi specchi angolari e le luci spietate, sto davanti allo specchio esposto e indifeso, e lo guardo fare del suo peggio. Mi chiedo spesso quanta tristezza contenga lo specchio di un hotel mentre riflette quello che sembra il nostro sé più essenziale. Ma, certo, quello che riflette lo specchio non è il nostro sé vero ma solo il nostro guscio riflesso. Quello che è praticamente impossibile vedere in uno specchio è che la vera essenza della nostra umanità, la nostra vulnerabilità e fragilità, è la cosa più bella che abbiamo. Però, quando siamo giovani questa vulnerabilità può apparirci come vergogna o debolezza, mentre cerchiamo di armarci contro quello che possiamo vedere come un mondo brutale, implacabile e giudicante. Ma quelli che non hanno consapevolezza della propria fragilità, che si presentano come eccessivamente fiduciosi, corazzati e invulnerabili, sacrificano l’essenza di ciò che ci rende umani e bellissimi. La vulnerabilità è la cosa che ci permette di connetterci uno con l’altro, di riconoscere negli altri lo stesso disagio con loro stessi e con il loro posto nel mondo. La vulnerabilità è il motore della compassione, e può essere un superpotere, una visione speciale che ci permette di vedere il vibrante, ferito mondo interiore che possiedono molti di noi”

“Barbara, sono felice di sapere che hai fatto cose importanti per avere 16 anni, perché spesso è quello che facciamo che sposta la nostra attenzione da quello che pensiamo di essere, o da come pensiamo di apparire. La nota di orgoglio nelle tue parole può essere la cosa che ti accompagna a casa, dove puoi tornare indietro attraverso la superficie riflessa del tuo corpo, al tuo io autentico. La tua domanda dolorosa contiene molta speranza perché per connetterci significativamente con il mondo abbiamo bisogno di avere comprensione della sua innata tragedia. Paradossalmente, la fragilità della tua domanda è la sua immensa forza e dice qualcosa di molto profondo su di te come persona; qualcosa di molto bello risplende nelle sue parole infelici. Quel corpo in cui tu non riesci a vedere niente di positivo ha dentro un cuore insolitamente coraggioso, onesto e intelligente. La tua domanda è una testimonianza del tuo essere speciale, e facendola hai toccato tutti noi. Alla fine, chiedi cosa potresti fare, come comportarti. Per favore, prenditi cura di te. Cerca le cose belle, ispirazione, connessioni e amici incoraggianti. Forse puoi tenere un diario e scriverci queste cose. Scrivere può zittire molti demoni immaginari. Identifica le cose che ti preoccupano nel mondo e incrementa gli sforzi per rimediare. Guarda le cose attraverso il tuo cuore coraggioso. Sii buona con te stessa. Sii gentile con te stessa. Sii gentile”.

Nick Cave, tra una risposta profonda e l’altra, ha pubblicato il nuovo lavoro con i Bad Seeds, dal titolo Ghosteen e starebbe registrando il terzo capitolo dell’avventura Grinderman.


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