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Sempre con la saggezza e la pacatezza che lo contraddistinguono, Nick Cave non le ha mandate a dire a un fan che gli ha posto una domanda decisamente meno intelligente della media delle richieste pubblicate sul suo The Red Hand Files. “Ricevi mai domande o commenti cattivi o fastidiosi?”, chiede Jessica, e lui risponde con i fatti, pubblicando uno di questi messaggi: “Non sei mai stufo delle pretenziose lesbiche grasse a cui piace la tua musica?”, domanda George dall’Alabama, “personalmente mi piace molto la tua musica ma trovo insopportabili molti tuoi fan. Mi stavo solo chiedendo se la pensi come me”.

“Cari Jessica e George”, scrive Cave, “Gesù sulla croce ha detto, Perdonali perché non sanno quello che fanno. George, penso che Gesù stesse parlando direttamente con te. Qualche settimana fa, ho risposto a una domanda durante uno dei miei eventi In Conversation. Difendevo il diritto delle persone di dire quello che vogliono. Il diritto di offendere. In breve, difendevo l’idea del diritto di parola. Pare che in questo periodo la libertà di parola sia caduta in disgrazia. Il concetto è stato estremizzato da qualcuno e i difensori del diritto di parola sono spesso – mi sembra bizzarro – schierati con l’estrema destra. Comunque, io credo che, anche se penso che dovremmo avere il diritto di dire quello che vogliamo, quello che diciamo ha delle conseguenze e solo perché possiamo parlare liberamente, questo non dovrebbe vaccinarci contro queste conseguenze. Ecco perché è importante pensarci prima di mandare certi pensieri nel mondo. Quando mi metto a rispondere a una domanda su The Red Hand Files, trovo utile scrivere i miei pensieri prima di organizzarli in una risposta. Questo controllo ha il suo scopo, perché mi aiuta a vedere dove i miei pensieri possono essere disonesti, inutili e dannosi. Perciò, in difesa del diritto di parola, George, ti ho dato un palco. In ogni caso, e qui sto ipotizzando, credo che probabilmente il 99% delle persone che leggono la tua domanda penseranno che sei, be’, un po’ un coglione. Potrei sbagliarmi. Potrebbero essere di più. Ora, tu potresti dire “e allora? Nessuno sa chi sono. Come può ferirmi?” Potresti dirlo. Ma sbaglieresti. Non credo che il tuo anonimato ti protegga, non più di quanto credo che l’anonimato dei troll sui social li protegga. Sento che ci sono dei percorsi psichici fra tutti noi, e che la negatività che creiamo alla fine ci ritorna indietro. La possibilità di agire in un modo migliore ci viene offerta in continuazione – provare a fare la cosa migliore, invece che la peggiore, quella distruttiva. In questo caso, George, non è troppo tardi per te. Se chiudi gli occhi e chiedi scusa ai miei fan, forse quell’attenzione negativa inizierà a dissolversi. Penso che i miei fan siano abbastanza intelligenti e sufficientemente indulgenti da capire che le tue parole si estendono solo fino ai margini della tua evoluzione individuale. Quando Gesù ha detto Perdonali perché non sanno quello che fanno, intendeva che tutti possono diventare migliori, ognuno di noi, perché tutti davvero “sappiamo quello che facciamo”. Capiamo noi stessi solo nei limiti del nostro personale sviluppo come esseri umani. Però, possiamo andare oltre. C’è sempre spazio per evolvere, per diventare esseri umani migliori, e per far avanzare la causa comune dell’umanità e della civiltà – questo si applica non solo a te, George, ma a me e a tutti noi.
Con amore, Nick”.


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