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Era uno dei dischi più attesi, forse il più atteso, del mese, e adesso è il disco di cui tutti parlano. Ci riferiamo naturalmente all’ottavo album dei National I Am Easy To Find, uscito il 17 maggio per 4AD. Molti giudizi sono entusiasti, ma c’è anche chi non è particolarmente contento della massiccia presenza femminile – il disco ospita le voci di Gail Ann Dorsey, Sharon Van Etten, Lisa Hannigan, Kate Stables, Mina Tindle e Eve Owen – che metterebbe in ombra Matt Berninger. Nell’intervista che abbiamo fatto per il numero di Rumore in edicola, Bryce Dessner spiega bene il senso della scelta di produrre un lavoro così corale e femminile, a partire dal fatto che l’input per fare un nuovo album è venuto da Mike Mills e dal suo cortometraggio:

“Il film racconta la vita di una donna che in un certo senso è un po’ quella di ogni donna, è una storia universale, qualcosa che tocca le corde dell’anima di tutte. Ha qualcosa di eccezionale e allo stesso tempo molto normale. In termini di questa storia in particolare, non saprei. So che Mike ha scritto molte storie partendo dai suoi ricordi e so che la storia di 20th Century Women (Le donne della mia vita) è ispirata da sua madre, quindi mi chiedo da dove vengono le storie che sono finite nei testi delle canzoni inserite nel film”. Una scelta, quella di parlare di donne attraverso le donne, che si riflette anche nel titolo: “un uomo, a causa di certi stereotipi, è sempre considerato “difficile da trovare”, sfuggente e sempre pronto a sparare cazzate, mentre la donna è più coerente e allo stesso tempo più misteriosa, in un modo interessante. Questa è la mia interpretazione, quindi forse la donna è “più facile da trovare ma più difficile da conoscere”. È questa la profondità delle donne nelle canzoni come nella vita, l’universo femminile è più profondo”. Non c’era un altro modo, insomma, per raccontare questo universo che “un vero viaggio nel suono, in cui prendono corpo la voce di Matt e quella delle cinque donne che cantano con lui, il colore delle parti strumentali, il suono del coro, l’orchestra, la band, l’elettronica… credo che ci sia un senso di viaggio musicale che apre una nuova finestra su quello che sono i National, con suoni che forse la gente non riconosce ma che sono lì, come un giardino in cui vai da tanto tempo e in cui a un certo punto vedi un albero, una pianta e pensi oh, non mi ero accorto che c’era!”


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