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Estate 2018: il consueto momento del numero speciale, doppio, due mesi in edicola, luglio/agosto. Come sempre al giornale alleghiamo qualcosa che possa associarsi a tempi di lettura più diluiti. Negli ultimi anni abbiamo parlato di dischi minori, di colonne sonore imperdibili, dei migliori libri legati alla musica, ai live. Dopo un anno di pausa registriamo il ritorno di Diego Ballani (già autore di alcune guide “rumorose” in passato), che va a toccare un tema più che mai attuale: la musica italiana. Difatti mai come in questo momento ha goduto di tanta fortuna presso il pubblico, dopo anni di anonimato per le produzioni distanti dal mainstream. Tutto è cambiato e questo successo costruito negli ultimi anni ci ha portato a un’operazione di archeologia. Che si chiama Italia Sotterranea. Si tratta di una serie di tre volumi, divisi cronologicamente, che inauguriamo quest’estate. Partiamo dagli anni 60 e 70, andando alla ricerca di dischi speso dimenticati, non disponibili, a torto considerati minori, ma che hanno generato il DNA della musica nazionale. Spesso senza saperlo. Questa è la prima puntata del viaggio, quella più distante nel tempo. La guida scritta da Diego pesca all’interno della storia della musica nazionale. E ci restituisce, per cominciare, 50+50 dischi provenienti dai decenni ‘60/’70.

Venendo al giornale. La storia di copertina è dedicata a un musicista sì, ma scelto come simbolo di un movimento d’opinione e artistico insieme. Stiamo parlando di Kamasi Washington, jazzista californiano, fresco autore del mastodontico album Heaven And Earth. L’aspetto pantagruelico dietro la sua musica è una specialità della casa, come molti ormai sapranno. Ma centrale nella sua visione è anche la visione politica. Quella afroamericana, suonata e rivendicata apertamente. Abbiamo così provato a fare il punto della situazione sulla cosiddetta Black America tra passato e futuro, tra i capisaldi che hanno edificato il suono e la cultura black nel ‘900 e i nuovi nomi che si stanno affacciando sulla scena negli ultimi mesi, riammodernando i medesimi principi; ma allacciati a una contemporaneità che ha purtroppo troppo spesso nella discriminazione uno degli aspetti costitutivi del presente. Mauro Fenoglio e Luca Gricinella firmano in punta di penna la cover story del nostro numero estivo.

A proposito di “leggerezza pensosa”: Maurizio Blatto e Francesco Farabegoli ci portano invece sulla riviera. Adriatica. Partendo dal nuovo disco del misterioso Il Lungo Addio ci addentriamo in una Romagna malinconica, colonizzata da turisti di ieri e di oggi, un immaginario fatto di luoghi comuni e non, piade, racchettoni, crescioni e un agosto perenne, idealizzato, musicato e inevitabilmente nostalgico nella testa.

Verso la fine del 2017 dedicammo una copertina agli Smiths, ma senza però riuscire a parlare con il chitarrista della leggendaria band di Manchester, Johnny Marr. Oggi siamo finalmente riusciti a intercettarlo. Si è aperto durante una lunga intervista con Nicholas David Altea, parlando del suono nuovo disco (appena edito), di calcio, politica e tutto il resto.

Claudio Sorge ha poi incontrato Adam Richardson, una delle teste pensanti dell’underground britannico a tinte heavy. Torna con gli Ancient Lights, dopo un passato in progetti come 11Paranoias e Ramesses.

Le pagine di “Retropolis” sono dedicate a un’autentica band di culto. Soprattutto per l’Italia, paese dove i Thin White Rope conobbero un successo superiore a gran parte del resto del mondo. Alessandro Besselva Averame ha realizzato un’intervista doppia, lunghissima, con i due cervelli del gruppo: Guy Kyser e Roger Kunkel. Attivi durante gli anni 80, troppo personali per diventare davvero popolari, anticipatori di tanta musica a venire (tracce di “pre post rock” e psichedelia nel loro suono), gli americani Thin White Rope restano una fra le grandi band chitarristiche di tutta la storiografia rock.

Fra le interviste di approfondimento ci sono quelle agli apolidi londinesi Sons Of Kemet: ormai una certezza del suono “altro” a livello mondiale, stanati telefonicamente per noi da Andrea Pomini. E poi: Peppe Servillo dei rientranti Avion Travel, l’americana in rampa di lancio Snail Mail e i tedeschi hard The Moonshine Brand. Pubblichiamo poi un report live – firmato da Arturo Compagnoni, con gli scatti di Francesca Sara Cauli – dell’ultima edizione del festival ravennate Beaches Brew.

Il disco del mese è quello della definitiva conferma degli statunitensi Deafheaven, estrazione hard, a custodire però un cuore neo romantico. Fra le recensioni spiccano quelle dei nuovi album di Kanye West, Shannon Shaw, Gorillaz, Luciano Chessa, Ash, Lily Allen, Belly, Yob, Papa M, Ross From Friends, The Magic Numbers, Jorja Smith, Pram, Sophie, Ty Segall, Jim James, Canadians, Santii, Bugo, Body/Head, The Last Poets, Petyr; oltre alle ristampe di Buffalo Springfield, Gomez, The National, Goldfrapp, Alan Sorrenti, Prozac+ e tantissimi altri.

“Rumore” 318-19, luglio-agosto 2018, è in edicola: al prezzo, inclusa la guida allegata, di 8,50 euro. Disponibile anche la versione app da scaricare. Buona lettura!

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