(Metallica – Master Of Puppets, 1986 – Elektra/Music for Nations)

Riconoscere immediatamente un suono o un gusto è un riflesso automatico e quotidiano. “Rumore”, in collaborazione con Jameson, vi porta a scoprire ciò che li rende riconoscibili.

di Mario Ruggeri

«…Avevamo un sacco di poster appesi al muro: Iron Maiden, Michael Schenker, UFO, Ritchie Blackmore… e ascoltavamo Deep Purple, AC/DCMotörhead…» (James Hatefield a Rolling Stones, 2016). E poi, in una leggendaria foto d’epoca, erano seduti sul divano, t-shirt a mezze maniche, bottiglie di birra in mano, e i Misfits appoggiati sullo stereo. Nel 1986, questo era il mondo dei Metallica. Nati a Los Angeles per volontà di Lars Ulrich, batterista danese figlio di Torben Ulrich (tra le figure di spicco del tennis europeo degli anni sessanta). Venne introdotto alla musica dal padre stesso, amico personale di Sonny Rollins, Neneh Cherry e Dexter Gordon (che di Lars fu il padrino di battesimo) e trasferiti a San Francisco, i Metallica esordirono con Kill’Em All nel 1983 e, nella loro feroce ruvidezza, scrissero (con Show No Mercy degli Slayer) il primo disco di thrash metal della storia. La fusione inedita di strappi motorheadiani, derive Misfits e profondità tipiche della NWOBHM diede all’heavy metal una velocità inedita, teorizzata embrionalmente dai Judas Priest nel 1978 ma mai sviluppata prima di loro. Questa fu la rivoluzione stilistica del thrash che di lì a poco, imbastardendosi con altri generi musicali, si frammentò in micro correnti: l’hardcore e i Venom furono il cuore degli Slayer di Show No Mercy, il punk dei Germs divenne il dna dei Nuclear Assault di Game Over, l’heavy metal ipersonico degli Accept accelerò il pensiero degli Overkill di Taking Over, Exciter dei Judas Priest divenne il totem artistico degli Anthrax di Fistful Of Metal (che la perfezionarono nel loro primo capolavoro Metal Thrashing Mad). I Metallica scelsero l’heavy metal. E nel 1984, pubblicarono Ride The Lightining, il secondo passaggio di un’evoluzione che esploderà in Master Of Puppets.  Ride The Lightning riprendeva prepotentemente le regole della NWOBHM “minore” appoggiandole su una base iper potenziata di Judas Priest e Black Sabbath (Fade To Black). Fino a Master Of PuppetsChi sono i Metallica e soprattutto i Metallica di Master Of Puppets?

La risposta è in The $5.98 E.P. / $9.98 CD: Garage Days Re-Revisited, album di cover pubblicato nel 1987 (un anno dopo Master Of Puppets). I Metallica sono la Nwobhm 2.0. Insieme l’evoluzione e la rivoluzione di un genere che ha nel passato il suo codice morale. I ‘Tallica aprono lo scrigno della NWOBHM e svelano tesori nascosti: Am I Evil? dei Diamond Head, The Small Hours degli scozzesi Holocaust, prototipo dei Saint Vitus nato dalla lettura incrociata di Black Sabbath e Mercyful Fate, Crash Course In Brain Surgery dei Budgie, E, fuori dal metal, l’incredibile versione di The Wait dei Killing Joke  e di Last Caress/Green Hell dei Misfits. Esclusi dalla versione originale,  I’m No Fool dei Gaskin e Signal Fire dei Bow Wow, leggende minori del metal classico.Tutto nei Metallica dice heavy metal e oscurità. Come spesso accade nel mondo musicale, il disco simbolo di una corrente è in realtà qualcosa di altrove, rispetto al genere stesso. Perché mentre tutti parlano di capolavoro thrash metal, Master Of Puppets è invece l’espressione di heavy metal evoluzionista più concreta e illuminata nella storia del metal stesso. Non è un caso che Lars Ulrich definì i Metallica “sostanzialmente il passo successivo alla NWOBHM: una forma embrionale di ‘power’ metal americano…” (Sound Of The Beast, Ian Christie 2003). Il suono e lo stile dei Metallica di Master Of Puppets, ancor oggi letteralmente inimitabile e insuperato, vede la luce il 3 Marzo del 1986 e cambiò di fatto le regole dell’heavy metal internazionale. Il loro suono è la sorprendente indagine del lato oscuro della musica heavy, narrata attraverso una visione spigolosamente progressive: in pochi sanno che il produttore prescelto in origine per Master Of Puppets fu Geddy Lee dei Rush. Curioso pensare che le due menti (Lars Ulrich, Steve Harris) delle due band (Metallica, Iron Maiden) più influenti e determinanti nella storia metal, fossero profondamente legati ad una concezione progressive del rock (i Rush, i Jethro Tull). Master Of Puppets è profondo, oscuro, denso, pulsante e inedito. Epico e globale.

Master Of Puppets è un gioco stordente di contrasti, a partire dalla chitarra flamenco di Battery poi disciolta in una cavalcata soffocante di metal ipervelocizzato, per arrivare alla nota introduttiva di pianoforte in (Welcome Home) Sanitarium, la celebrazione dei Killing Joke vista dal pianeta NWOBHM. The Thing That Should Not Be, nata dalla fusione di Mercyful Fate, Angel Witch, Diamond Head e dei Witchfynde di Give Me Hell. Diamond Head ripresi in Leper Messiah, fusi con la maligna visione punk rallentata dei Misfits e frullati nell’energia travolgente dei Savage di Loose And LetahlE poi Orion, nata dal basso di Cliff Burton (scomparso nel settembre 1986 in un incidente stradale durante il tour europeo) e insieme la solidità epica del puro heavy metal inglese e la visione spaziale del rock dei King Crimson di In The Court Of King Crimson: uno dei capolavori irripetibili di visione cosmica dell’essenza metallica. Ed infine Master Of Puppets, la canzone che diventa il prototipo moderno di canzone heavy metal: un’architettura complessissima di riff, cambi di tempo, inserti sincopati, drumming asincroni. Qualcosa sino ad allora mai ascoltato nel mondo del rock. Master Of Puppets racconta il buio, le ombre e il maligno di un genere che stava perdendo la sua identità: i Metallica, quasi illuminati da una forza ultraterrena sviluppano una struttura musicale così complessa, aperta, innovativa, empatica, emotiva e impulsiva da fondare uno stile che nessuno è mai stato  in grado di ripercorrere. Compresi gli stessi Metallica che, dopo And Justice For All cambiarono direzione costruendosi un percorso più semplice e diretto. Ma con Master Of Puppets forgiano un suono inedito, quello dell’heavy metal progressivo,  scrivendo un disco talmente identitario da sfiorare l’assoluto, quello raggiunto dai Black Sabbath di Black Sabbath.